Kelly Moore, Larkin Reed, Tucker Reed.
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I SEGRETI DI AMBER HOUSE.
Parte 1.
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Titolo originale: AMBER HOUSE. 2012.
Traduzione di: VALENTINA DANIELE.
2013. Giangiacomo Feltrinelli Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Una forte protagonista femminile, un doppio filo sentimentale, un avvincente mistero da risolvere, una vita da salvare agendo negli interstizi del tempo, in uno sliding doors tra passato e futuro.
Quando Sarah, suo fratello e la loro algida madre si stabiliscono ad Amber House, la ragazza rimane ammaliata dal fascinoso Richard, che la introduce in un mondo di ricchezze e privilegi, ma  anche attratta dall'enigmatico Jackson, che la coinvolge in un'eccitante caccia ai diamanti scomparsi.
Sarah scopre di riuscire a vedere la storia della casa e delle persone che vi hanno abitato: vede sua madre da ragazza, incredibilmente affettuosa e felice, o il crudele capitano di mare che perse il tesoro tanti anni prima. E ricomponendo piano piano tutti i pezzi del mosaico, scopre che Amber House nasconde molti segreti, antichissimi crimini e pi recenti tradimenti.
Dove sono nascosti i diamanti? Chi  responsabile dell'infelicit di sua madre? E quale tragedia riecheggia ancora nelle stanze della casa? Sarah ha bisogno di risposte, in fretta.
Perch le sue visioni minacciano la persona che ama di pi e lei deve districare la ragnatela del passato, prima che sia troppo tardi.
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L'AUTRICE.
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Kelly Moore  cresciuta in una vecchia casa molto simile ad Amber House e ha cominciato a lavorare a questo romanzo tanti anni prima che le sue figlie, Tucker e Larkin Reed, ne scoprissero il manoscritto in soffitta e decidessero di riscriverlo dalla prospettiva di due adolescenti. Prima di diventare scrittrice, Kelly Moore ha lavorato come avvocato per prestigiosi studi legali. Vive con le figlie a Jacksonville, in Oregon.
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I SEGRETI DI AMBER HOUSE.
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Dedica:
A LUNDIMOORE, il Comandante", nostro padre e nonno. Hai costruito case sugli alberi e una stanza nautica, e hai redatto la cronologia della famiglia risalendo fino a Jamestown.
A te dobbiamo le nostre vite. Ci sarebbe piaciuto farti leggere il nostro libro.
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Ero gi stata qui.
Attraversavo infinite porte che si aprivano su altri luoghi. Continuavo a ripetere le parole che dovevo ricordare, le indicazioni... "Se hai la possibilit...
Infinite porte davanti e dietro, ma ormai ero cresciuta troppo per attraversarle, o ero troppo piccola per raggiungere la maniglia.
"... la possibilit di scegliere...
Lei mi super, guardando indietro con i suoi occhi solenni, facendomi strada, con l'abito bianco che ondeggiava nel vento.
... allora prendi il sentiero...
Ero esausta. Mi sentivo invecchiata a forza di correre. Era doloroso. Ma dovevo andare avanti, trovare la porta giusta.
... il sentiero che porta...
Anche lui era qui, da qualche parte. Dietro una di queste porte, ma dovevo scegliere quella giusta. Chi? Non ricordavo pi. Solo il sorriso. Solo il suo grande sorriso bianco...
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CAPITOLO 1.
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Avevo quasi sedici anni la prima volta che mia nonna mor.
Era met ottobre. Faceva ancora caldo e sembrava quasi
estate, ma gli alberi si erano gi vestiti di una livrea rossa
e oro. A casa, a Seattle, avevamo solo alberi sempreverdi e
toni sbiaditi di marrone. Quei colori vivaci lungo le rive del
Severn furono la prima cosa di cui mi innamorai: l'autunno come dovrebbe essere.
Ora  difficile ricordare quel primo giorno, come guardare
una foto sott'acqua: l'immagine ondeggia, si muove,
evanescente. Ma una parte di me non dimentica.  importante
attingere a quella parte, sforzarmi di ricordare. A volte,
se mi concentro, i ricordi riaffiorano. Tutti, dal primo
all'ultimo. E poi di nuovo daccapo, dall'inizio, a chiudere il cerchio.
Tutto ebbe inizio al funerale. Eravamo sulla collina a
ovest della casa, all'interno di una recinzione di ferro piena
di lapidi. I membri della famiglia di mia nonna erano stati
sepolti in quel cimitero, fin dai primi immigrati. Nonna
aveva scelto un posto per s quando era ancora bambina.
Il che la dice lunga sulla famiglia di mia nonna e sulle sue ossessioni.
Era una delle poche conversazioni che ricordavo di aver
avuto con lei. All'epoca avr avuto sei anni. Mi aveva detto
di aver scelto il luogo per il suo riposo e poi aveva aggiunto,
allegra: "Un giorno anche tu sarai sepolta qui. Io ero scoppiata in lacrime.
Dieci anni dopo mi ritrovai, insieme a qualche decina
di sconosciuti, proprio nel luogo descritto da mia nonna,
sotto la met viva di un albero scheletrico, colpito da un
fulmine molto tempo prima. Sulla nuova lastra di marmo,
sotto la sua ombra, in attesa di una sistemazione definitiva,
c'era scritto semplicemente: Ida Warren McGuinness.
Finalmente di nuovo insieme. Stavamo in fila davanti alla
fossa aperta, come storni su un filo della luce, mentre il
prete ci ricordava che c' un tempo per tutto. Un'anziana
signora si asciug le lacrime con il fazzoletto, singhiozzando
rumorosamente. Il resto del gruppo era come paralizzato,
compresa mia madre. Pap, a un certo punto, cerc di
prenderle la mano, ma lei finse di non accorgersene. Aveva
lo sguardo perso all'orizzonte.
Sammy, mio fratello di cinque anni, giocava a nascondino
fra le lapidi (canticchiando lo stesso motivetto di sei
note, come faceva sempre) e mi pass per la mente l'idea
di raggiungerlo. Sembrer che io non abbia rispetto per i
morti. Ma conoscevo a malapena mia nonna; potevo contare
sulle dita di una mano le volte in cui era venuta a trovarci,
e noi non eravamo mai stati da lei. Mia madre aveva
sempre trattato mia nonna pi come una conoscente che
come un membro della famiglia. Perci mi sentivo poco
coinvolta dalla cerimonia.
Mi dispiaceva di non essere dispiaciuta.
Un po' pi in alto sulla collina, separate dal gruppo, vidi
due persone, evidentemente padre e figlio: entrambi biondi,
abbronzati, dal fisico asciutto, con lo stesso completo
nero. Notai che alcuni dei presenti li indicavano con discrezione.
Mi domandai chi fossero.
Pi vicino, sull'altro lato della fossa rettangolare scavata
con cura nel terreno, c'era Rose Valois, l'infermiera
di mia nonna, insieme al nipote adolescente, una buona
spanna pi alto di lei. Erano le uniche due facce nere in
una folla quasi uniforme di bianchi rugosi. Quando li guardai,
il ragazzo distolse lo sguardo, come se l'avessi beccato
a fissarmi.
Arrossii. A disagio, tirai il maglione nero spiegazzato
che la mia migliore amica, Jecie, mi aveva prestato per
metterlo sopra una vecchia camicetta bianca. Tutto quello
che avevo addosso era scompagnato e mi stava male: era
gi abbastanza umiliante davanti agli amici di mia nonna,
ma certo sarebbe stato carino da parte di mia madre informarmi
che ci sarebbero stati anche ragazzi della mia et.
Il nipote della signora Valois mi lanci un'occhiata e
inarc le sopracciglia. Stavolta ero io quella che fissava.
Mi costrinsi a guardare altrove, oltre il cimitero recintato.
Verso i campi dorati dal sole. Gli alberi che alzavano
la testa dal ciglio lungo l'argine del fiume. La casa in lontananza,
accucciata dietro il folto dei giardini.
In attesa, pensai. E un brivido mi corse lungo la schiena.
La brezza del mattino mi parl. Mi fece volare i capelli
sul viso e mi sussurr all'orecchio. I boschi spettegolavano
a bassa voce, le foglie cadute correvano rasoterra come
animali furtivi. Sentii l'eco di alcune voci, forse di barcaioli
sul fiume.
Sammy e io fummo gli unici ad alzare gli occhi.
Dopo la cerimonia il gruppo si diresse compatto verso
casa. Tutti, tranne la coppia padre e figlio: li avevo visti incamminarsi
lungo il vialetto e salire su un SUV nero. Peccato
non aver potuto guardare meglio il ragazzo.
Superai tutti, affrettandomi a uscire dal cancello e a
scendere gi per la collina, per distanziarli un po'. Volevo
essere la prima a varcare la soglia di quella casa di cui avevo
sentito parlare, ma che non avevo mai visto.
Era uno di quei posti con un nome: Amber House. Era
stata costruita nel Seicento, una casetta di legno e pietra;
a ogni generazione era cresciuta un po', quasi come un essere
vivente. Prima un'ala di mattoni, un secondo e poi un
terzo piano, sul davanti un nuovo ingresso; erano spuntati
abbaini, frontoni e balconi. La casa era rivestita perlopi
di pannelli bianchi, con i particolari in verde, una grande
quantit di finestre e comignoli sparsi ovunque. A dirlo
cos, forse potrebbe sembrare un po' raffazzonata, ma non
lo era. Tutto si ricomponeva in un insieme gradevole.
Girai la maniglia di ottone dell'ingresso, la sentii calda
sotto la mano. Con una leggera pressione la porta si apr
facilmente.
L'interno era denso di ombre fredde e profonde. L'aria
era carica di polvere e di silenzio, vuota. Vidi una striscia
di pavimento dorato, spessi tappeti persiani, una rampa di
scale che saliva, formando una curva. Tavoli antichi, sedie,
lampade. Ritratti a olio appesi tra opere d'arte popolare di
tutti i tipi. Non c'era bisogno che qualcuno mi dicesse che
generazioni di persone avevano vissuto qui, avevano toccato,
usato e guardato queste stesse cose. L'atmosfera era
cupa. Come un luogo in cui stava per accadere qualcosa.
Era come entrare in una chiesa.
Poi arriv la folla e si accalc sui gradini tutto intorno
alla ragazza che stava maleducatamente bloccando l'ingresso,
con la bocca spalancata.
Sarah, sei proprio sulla porta, sibil mia madre.
Serrai le labbra e mi feci da parte.
Mia madre entr con passo leggero: un cigno nero che
guidava uno stormo di donne in nero. Non aveva un capello fuori posto. Anche se eravamo giunte qui direttamente
dall'aeroporto, nemmeno una grinza guastava la linea del
suo tailleur color antracite. Si volt e si apprest ad accogliere
i partecipanti al funerale, con un accenno di sorriso
sulle labbra, del tipo grazioso-ma-triste. Gli ospiti le
sfilarono davanti, stringendole la mano, forse leggermente
perplessi per il suo contegno un po' freddo. Si guardavano
attorno, commentando a bassa voce, sparpagliandosi nelle
sale che si aprivano sull'ingresso. La maggior parte di loro
prese la seconda porta a sinistra, da cui proveniva l'inconfondibile
tintinnio della porcellana e dell'argenteria.
Per un momento rimpiansi di non averli battuti sul
tempo per il pranzo. Lo stomaco stava emettendo gorgoglii
imbarazzanti. Ma la fame non era tale da costringermi a
stare in fila con venti signore dai capelli bianchi circondate
da una nube tossica di Chanel N 5. Perci, quando vidi
Sammy passare di corsa, lo seguii: un tentativo non troppo
convinto di ritardare l'inevitabile momento in cui sarebbe
sparito e mi avrebbero chiesto di andare a cercarlo.
Lui probabilmente cap che gli stavo alle costole, perch
affrett il passo. Mi port in salotto e poi in biblioteca
e infine in una galleria a vetri, con due archi che conducevano
in altre ali della casa, chiuse e non illuminate.
"Sam! sussurrai il pi discretamente possibile, quasi
correndogli dietro. Sam. Aspettami.
Senza rallentare, prese a sinistra, verso l'ingresso. Poi
lo vidi salire le scale. Lo seguii, cercando nel frattempo di
guardare tutto, di cogliere i dettagli. La pendola alta due
metri e mezzo sulla rampa delle scale, ferma sulle 10,37. Le
colonnine della balaustra, ognuna diversa dall'altra. L'alzata
dei gradini dipinta con scene bibliche. Una cornice
appesa al muro e coperta da un drappo nero.
Le scale terminavano su un lungo pianerottolo, che
aveva intarsiata nelle lucide assi del pavimento una rosa
dei venti, come se per orientarsi nella casa fosse necessaria
una mappa. Mi fermai con la mano sul montante intagliato
della scala e mi guardai attorno. Verso nord c'era una parete
di finestre. A sud la lunga loggia che si affacciava sull'ingresso.
A est e a ovest, porte che davano su corridoi bui.
Nell'ala ovest colsi un'ombra tra le ombre. La schiena
di una delle ospiti. Se ne stava l, immobile: mi domandai
perch fosse venuta di sopra a curiosare.
Mi scusi? dissi. Cerca qualcuno?
Senza una parola e senza voltarsi la donna si allontan.
Ah, va bene, dissi, con una punta di sarcasmo. Ero
forse invisibile? Riprovai: "Ehi, signora?
Lei varc una soglia, e spar dalla mia vista.
Un po' offesa per essere stata ignorata, la seguii. Ma mi
fermai dopo pochi passi, esitante. Incapace di andare oltre,
decisa a non farlo. E sorpresa della mia riluttanza.
Mi strinsi nelle spalle, esasperata. Che curiosasse pure
in giro. Non me ne importava. In fondo non era casa mia.
Prima ancora di vedere Sammy, lo sentii uscire dall'ombra
dell'ala est. Entr in una stanza. Dimenticai l'ospite impicciona
e lo seguii. Aveva trovato una cameretta da bambini
piena di oggetti nautici: lampade di ottone, dipinti di
caccia alla balena, un arpione in un angolo. Tutto in ordine
e ben spolverato; ma quando entrai percepii l'attesa immobile
di una stanza in disuso.
Sammy era su una sedia girevole davanti a una scrivania
e girava su se stesso. Il meccanismo produceva uno
scricchiolio, lieve, ma sgradevole.
Qualcosa si mosse sul pavimento. Ragno, dissi e sollevai
il piede per schiacciarlo.
No! strill lui; esitai quel tanto che bast al ragno per
rintanarsi sotto la scrivania a ribaltina.
Che schifo, dissi. Perch mi hai fermato?
 una brava madre. Vive qui, disse Sam in tono ragionevole.
Sospirai e lasciai perdere. Un'altra idea sciocca che
Sam si era messo in testa. Chi se ne importa. Non era casa
mia. Andiamo avanti.
Ascolta, dissi cercando di mettere insieme un po' di
autorit da sorella maggiore, non possiamo stare quass,
Sam.
Lui scese dalla sedia senza troppe storie. Va bene. Poi
vidi che prendeva un vecchio orsacchiotto di pezza.
Rimettilo a posto, Sammy.
Questo  l'Orso Peso. Ora  mio, a lei non serve pi.
Feci per afferrare l'orso, ma lo mancai. Con un'abilissima
finta Sammy mi gir intorno, usc in corridoio e corse
via. Lo inseguii: Rimettilo a posto!
No! grid lui voltandosi un istante, poi la sua testa
spar gi per le scale.
Sam! sussurrai forte affacciandomi sul pianerottolo...
davanti a un mare di facce che mi guardavano, un po'
sbigottite. Arrossii e decisi che Sam non era pi un mio
problema. Tenni il pi possibile la testa alta e scesi le scale
con contegno e passo leggero. Poi mi mescolai alla gente e
mi misi al lavoro. In ascolto.
Mio padre mi diceva sempre che origliare era una mia
brutta abitudine. Ma in realt era pi un istinto. Forse non
era del tutto corretto, ma non avrei mai imparato le poche
cose che sapevo della vita se di tanto in tanto non avessi
origliato.
Le persone intorno a me parlavano perlopi di mia nonna,
che immagino sia la cosa giusta da fare a un funerale.
Aveva un animo cos sensibile, disse una donna anziana a
un'altra. Secondo me non si  mai ripresa dalla tragedia.
Presi nota nel mio taccuino mentale: tragedia. Poi mi
rimisi in ascolto.
Alcuni parlavano della casa, come se fossero stati invitati
a una visita guidata, invece che a un funerale.  l'edificio
pi antico di tutto lo stato; mi hanno detto che i
pezzi d'antiquariato sono beni di famiglia, hanno un valore
inestimabile.
Be', comunque Meredith non  venuta: dice che non
mette piede in questa casa da quando aveva dodici anni e
ha visto qualcosa nella camera dei bimbi...
Quest'ultima persona vide che la stavo ascoltando e mi
guard in modo strano. Le sorrisi dolcemente e proseguii.
Ho sentito che il fegato ha ceduto, ma con tutto quello
che ha patito la povera Ida non mi stupisce che bevesse.
Alcol, annotai, e pensai, questo spiega molte cose.
Dicono che in famiglia ci sia una vena di pazzia... hai
visto il bambino?
A quel punto mi girai, stringendo istintivamente i pugni,
ma prima che potessi aprire bocca, mio padre mi pose
il braccio sulle spalle e mi fece voltare. Smettila di origliare,
mi bisbigli, potresti sentire cose che non vorresti.
Voltai lo sguardo un istante ed ebbi la soddisfazione
di vedere due macchie rosse comparire sulle guance della
donna, mentre guardava mio padre che mi portava via.
Pap mi fece un piccolo sorriso stanco e mi strinse le spalle
prima di lasciarmi.
Mi misi a guardare i ritratti appesi al muro. Mamma
non lo sapeva, ma l'avevo sentita parlare al telefono: voleva
vendere le cose della nonna tramite la miglior casa d'aste
della East Coast. Sembrava avere fretta di liberarsi di tutto
e chiudere i conti con Amber House. Non che mi importasse.
Non vedevo il motivo per cui un estraneo potesse desiderare
il ritratto di un membro defunto della mia famiglia.
Per quelli erano i volti dei miei antenati. Forse, pensai,
dovevo almeno dare un'occhiata.
Il ritratto pi recente era della nonna. Non avevo mai
visto sue foto da giovane, ma la riconobbi subito. Una bella
ragazza bionda sui ventanni. Sembrava che il quadro fosse
stato appeso al posto di un altro, perch tutto attorno alla
cornice c'era un'area rettangolare pi chiara. Chiss chi
era stato spedito in una collocazione pi modesta.
I ritratti pi vecchi, scuriti dal tempo, erano due, appesi
sopra il tavolo dell'ingresso: un uomo e una donna
piuttosto belli, se si riusciva a guardare oltre la rozza tecnica
pittorica. Lui aveva i capelli e gli occhi scuri e una
cicatrice interessante lungo la guancia. Lei aveva i capelli
biondo rame, con l'attaccatura a V e occhi che sembravano
troppo grandi per il suo viso. Accanto a loro c'era
un'altra cornice coperta da un drappo nero, come quella
sulle scale. Mi resi conto di averne vista una anche nella
stanza nautica e mi chiesi come mai. Sollevai un lembo
del panno. Era uno specchio. Qualcuno doveva aver coperto
tutti gli specchi.
Sam?
Era la voce di mia madre, che, all'improvviso, si ricordava
di essere una madre e quindi di dover badare a suo
figlio. Se mi avesse vista, avrebbe chiesto aiuto a me. E io
avevo gi fatto abbastanza.
Mi infilai nella galleria dietro le scale. Alla mia sinistra
si apriva un lungo corridoio, che finiva su una porta a due
battenti, chiusa. Alla mia destra un secondo corridoio, che
spariva dietro un angolo. Ma invece di esplorare, spinsi la
porta a vento subito alla mia sinistra. La cucina.
Dove la signora Valois e suo nipote si voltarono a guardarmi.
Non sapevo perch fossi entrata l. Dissi solo, indietreggiando:
Oh, scusate.
Hai bisogno di quale...? cominci Rose, ma suo nipote
la interruppe.
"Accomodati, Sarah.
Mi fermai, sorpresa e sconcertata dall'invito, ma anche
perch la sua voce suonava pi di sfida che accogliente.
Avevo fatto qualcosa che l'aveva offeso? Stava cercando di
spaventarmi?
La seconda opzione mi fece decidere. Mi diressi al tavolo,
presi una sedia e mi sedetti. Lo guardai negli occhi e
domandai: Sai come mi chiamo?
Lui sostenne il mio sguardo senza fare una piega. Tua
nonna parlava spesso di te.
Nonna parlava di me? Ma se ci eravamo viste s e no sei
volte in tutta la mia vita? Scossi la testa.  un po' difficile
da credere, visto che mi conosceva a malapena.
Me ne pentii all'istante. Insomma, che stavo facendo?
Gli stavo dando del bugiardo?
Lui non si scompose e disse, disinvolto: Nonna, forse
Sarah desidera bere qualcosa.
La signora Valois gli lanci un'occhiata, come a chiedergli
perch volesse prolungare quella conversazione imbarazzante,
ma poi mi chiese: Ti porto una bibita?
Lui mi precedette: Scommetto che Sarah gradirebbe
una di quelle Cherry Coke che stanno in fondo al frigo.
Poi sorrise, giusto l'ombra di un sorriso, e inarc le sopracciglia,
come a dire te l'avevo detto. E come se mi stesse
sfidando a contraddirlo.
Come faceva a saperlo? Nonna aveva parlato anche di
quello? E lei, come lo sapeva?
S, grazie, dissi con riluttanza. Una Cherry Coke sarebbe
il massimo.
La signora Valois and all'enorme frigorifero, che a
quanto pareva era l'unico oggetto moderno in tutta la casa.
Mentre rovistava, esaminai il ragazzo. Doveva avere pi
o meno la mia et. Cos da vicino notai le sue cicatrici;
doveva essersi gravemente ustionato da bambino. Sotto il
polsino sinistro della camicia e su fino al colletto la pelle
scura era attraversata da una lucida ragnatela bianca di
linee e chiazze. Le cicatrici gli risalivano lungo il collo e sul
mento, fin sotto lo zigomo. Aveva gli zigomi alti, gli occhi
verdi quasi a mandorla, che guardavano dritto nei miei.
Mi osservavano. Mi costrinsi a guardargli le mani, grandi
e squadrate, con le dita lunghe. Ho sempre pensato che si
potesse capire molto di una persona dalle sue mani. Forse
perch ammiravo le mani di mio padre: le mani di un
chirurgo, piene di abilit e intelligenza. Le mani di quel
ragazzo erano come quelle di mio padre.
Notando il mio sguardo, lui si tir gi il polsino della
manica sinistra, per coprire le cicatrici.
Mi detti mentalmente una pedata. Avevo proprio un talento
naturale per la mancanza di tatto.
La signora Valois torn con la Coca. In bottiglia di vetro,
nientemeno. Il ragazzo la prese, la stapp e me la porse.
 la mia preferita, dissi, dandogliela vinta. Grazie.
Era anche la preferita di tua nonna.
Bevvi qualche sorso, chiedendomi se il gusto per le bibite
dolci si potesse ereditare. Nessuno parlava. Il ragazzo
continuava a guardarmi, non in modo sgarbato, solo intensamente,
come chi aspetta di riprendere una conversazione
interrotta.
Scusami, dissi alla fine, non ti ho chiesto come ti
chiami.
Lui scosse appena la testa, come se per lui fosse impossibile
da credere. Scusa, ma nonna non ha mai parlato di te.
Jackson, disse.
Piacere di conoscervi, dissi, includendo anche la
nonna.
Per la signora Valois fu come un segnale per rimettersi
in moto. Altrettanto," rispose, ora per devo controllare
il buffet, portare via i piatti...
Oh, feci alzandomi, posso darle una mano, signora.
No, rimani seduta, replic lei senza tanti complimenti.
Evidentemente il mio aiuto non era desiderato.
Jackson annu. "Prenditi una pausa dalle vecchie cornacchie
di l...
Vecchio a chi, giovanotto? Rose si avvi verso la porta,
ma si volt. A proposito, Sarah, chiamami Rose. Quando
mi chiamano signora sento ogni minuto dei miei anni. Per
voi ragazzi chiunque abbia passato i trenta  a un passo
dalla tomba... La porta si richiuse alle sue spalle.
A quanto pareva toccava di nuovo a me parlare.
"Perch tua nonna si occupa di tutto? chiesi. "Credevo
che fosse l'infermiera della nonna.
"Nah, non proprio. Nonna  in pensione. Ha lavorato
per vent'anni in terapia intensiva, a Baltimora. Dava solo
una mano a Ida con le medicine. Sono state grandi amiche
per quasi tutta la vita. Ha organizzato lei la veglia, per
rispetto.
"Oh. Accidenti, dovevano essere veramente molto amiche...
hai visto che tavolata che ha preparato?
Lui parve divertito. "Nonna non ama fare le cose a met
e in pi le piace cucinare.
Speriamo che rimanga qualcosa. Sembrava tutto buonissimo.
Secondo te posso portarmi qualcosa in albergo?
Lui trasal. Non restate?
Qui? dissi. No, nemmeno per stanotte. Mia madre
detesta questo posto. Vuole venderlo.
Lui abbass gli occhi per nascondere un po' la sorpresa.
Un'altra uscita brillante, Sarah, pensai. Mamma non ha detto
che loro vivono qui? Probabilmente sta vendendo la loro
casa... Che cosa potevo dire? Mi dispiace.
Lui si ricompose. Sono solo... stupito. Non ti aspetti
che un posto come questo finisca in mano a estranei.
Feci un gesto vago. In effetti...
Lui si strinse nelle spalle. Be', peccato che non rimani.
Speravo che tu e io... S'interruppe e io aspettai il seguito
della frase. Ma lui sembrava a disagio.
Speravo, riprese alla fine, abbassando il tono di voce,
tanto che dovetti sporgermi un po' in avanti, che riuscissimo
a trovare il tesoro.
Questa proprio non me l'aspettavo.
La signora Valois... Rose... apr la porta della cucina
camminando all'indietro, carica di piatti. Io balzai in piedi
e mi voltai, colpendo con il braccio la bottiglia di Coca e
facendola cadere dal tavolo. Jackson la afferr a mezz'aria,
prima che ne uscisse anche solo una goccia. Sgranai gli
occhi. Che riflessi!
Ci sono briciole dappertutto, borbott Rose dall'altro
capo della cucina. Fra un po' avranno gli scarafaggi nel divano.
Pos i piatti nel lavello. Nessuno di quelli le voleva
bene. Perch non se ne vanno a casa e basta?
Spinse di nuovo la porta a vento e usc.
Jackson pos la bottiglia sul tavolo, vagamente imbarazzato
e non compiaciuto dal suo gesto come ci si aspetterebbe
da un ragazzo. Ma io pensavo ancora a quello che
aveva appena detto.
Il tesoro? sussurrai. Stai scherzando, vero?
Perch, disse lui, non hai mai sentito parlare dei diamanti
perduti del Capitano? Qui lo sanno tutti. Ho sempre
voluto cercarli.
Cercali, allora. Perch hai bisogno di me?
Scherzi? Questa  casa tua, non posso cercarli senza
di te.
A me pare solo una leggenda. Probabilmente sarebbe
una gran perdita di tempo.
A me, invece, pare un corso di studi pagato alla Johns
Hopkins, se li troviamo.
Andrai alla Hopkins? chiesi ammirata.
Questa  l'idea, ma costa un po' pi di quanto nonna
abbia messo da parte. Secondo me vale la pena dare un'occhiata.
Ero decisa a dirgli di no. Mi sembrava ridicolo: se c'erano
diamanti perduti da qualche parte, perch mia nonna
non li aveva trovati? E se non li aveva trovati lei, come
potevamo farlo noi? E poi, quando li avremmo cercati? E
dove?
Tuttavia, mi dissi, sarebbe stato peggio se mamma avesse
venduto la casa e qualcun altro fosse inciampato in un
forziere pieno di diamanti. Immagina la faccia di mia madre
se le avessi dato una manciata di diamanti trovati nel
posto che lei tanto odiava, dicendo: Un regalo della nonna.
Forse valeva la pena dare un'occhiata. Per un paio di
giorni al massimo.
Forse, risposi con un'alzata di spalle.
Lui annu, soddisfatto, come se si aspettasse questa
risposta. Mi accorsi che ero un po' stufa di avere la sensazione
che mi conoscesse molto, molto meglio di quanto
io conoscessi lui. Nonna non avrebbe dovuto parlare cos
tanto di me.
Bene," dissi all'improvviso alzandomi, sar meglio
che cominci a cercare mio fratello. In un posto cos grande
ci vorr una vita.
Nascondino.
Cosa? dissi, trasalendo appena.
Nascondino. Il gioco che fanno i bambini.
Rimasi di stucco. Era inquietante. Nonna non poteva
avergli detto che Sam e io...
Ma poi mi sentii una stupida. Era solo un commento
come un altro, non significava nulla. Lui non poteva sapere
di Sammy e di me. Nemmeno mia madre lo sapeva.
Feci un cenno con la testa e uscii senza dire nulla.
...
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...
CAPITOLO 2.
...
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...
Il fatto che un estraneo sapesse tante cose di me mi
metteva a disagio. Era strano e sgradevole. Come se la mia
vita fosse diventata una storia, un argomento di conversazione
per gli altri.
Ma quella cosa sul nascondino era veramente strana. Il
modo in cui l'aveva detto. Come se lo sapesse.
La mia capacit di ritrovare mio fratello era forse il mio
unico vero talento. Non ero bella, n avevo doti artistiche
come mia madre, non ero brillante e determinata come
mio padre. Come i miei insegnanti non mancavano mai di
ripetere, ero una procrastinatrice disorganizzata, refrattaria
all'autorit e con una sindrome (autodiagnosticata)
da deficit di attenzione. Ma avevo un dono innato: trovare
Sammy.
L'avevo scoperto quando io avevo dodici anni e lui quasi
due. Aveva appena cominciato ad allontanarsi da solo. La
prima volta era successo in un grande magazzino in centro
a Seattle. Mamma stava rovistando in un mucchio di
sciarpe di seta, alz gli occhi e vide il passeggino di Sammy
vuoto. Dette la colpa a me e lo chiam, cercandolo in tutti
i corridoi. Poi cominci a farsi prendere dal panico. Ci
separammo, una commessa chiam la sicurezza e cinque o
sei uomini in uniforme si misero a correre in giro insieme
a noi. Si unirono anche altri clienti, tutti a chiamare Sammy,
senza capire quanto lui si stesse divertendo.
Ma io s. Lo immaginavo. Ero al reparto cosmetici e mi
figuravo il suo viso paffuto, il suo sorrisone, le fossette tra
le nocche e sulle ginocchia che mi piacevano tanto. Riuscivo
quasi a percepirlo mentre si faceva piccolo e ridacchiava
fra s. Sulle prime pensai di averla immaginata, quella vibrazione
elettrica quasi impercettibile. Ma mi incamminai
seguendo quella sensazione, ci entrai dentro. Allora divenne
come un gioco, come quando pap e mamma nascondono
un regalo e ti dicono fuochino...
Lo trovai su un trespolo di metallo al centro di un appendiabiti
circolare. Era tutto compiaciuto, gridava: Tana,
tana! Che stupidotto.
Mia madre non aveva la pi pallida idea di come l'avessi
trovato e io non gliel'avevo mai detto. Sapevo pure
che non era un genere di talento che lei avrebbe approvato.
Mamma detestava qualsiasi cosa che sapesse di quella che
lei chiamava spazzatura new-age. Perci non le raccontai
mai del mio Sammy-radar.
Per intuiva che era sempre meglio mandare me a cercarlo.
Trasalii: Sarah? Una vecchia signora seduta sul lungo
divano del soggiorno mi fece cenno di avvicinarmi. Vieni
qui, caaa-ra, disse, con quella fastidiosa inflessione dei
ricconi che allungava sempre ogni parola. Siediti qui accanto
a me. Sei identica a Ida quando aveva la tuuu-a et.
Mi sedetti accanto a lei, avvolta nel suo profumo di lavanda,
e la ascoltai un po' distrattamente mentre mi raccontava;
prima di mia nonna da ragazza, poi della mia
bisnonna Fiona, l'artista, che durante il proibizionismo
organizzava feste scatenate, amava danzare al chiaro di
luna e sapeva leggere le carte. A quanto pareva aveva predetto
a questa donna tutto il suo futuro quando aveva solo
undici anni.
Previsioni azzeccatissime, disse. Pessimo matrimonio,
due figlie, una casa gialla dove avrei scritto a macchina
fino allo sfinimento. Rise e batt le mani come una bambina.
Sono diventata una scrittrice, capisci? Fiona era una
sensitiva, non c' dubbio.
A me sembrava pi una pazza.
Ha sentito voci strane su questa casa? azzardai. Va
bene, forse i diamanti perduti mi interessavano un po'. Magari
erano solo una leggenda, magari no, ma non sarebbe
stato male trovarli. Oltretutto ero una fan di Tolkien: chi
mai avrebbe rinunciato a un tesoro perduto?
Voci? ripet lei. Oh cielo, cara, s. Dopotutto  qui da
pi- di trecento anni.
Ma... che genere di voci?
"Oh, le solite cose. Omicidi. Fantasmi. Passaggi segreti.
Suicidi. Figli illegittimi. Le solite cose.
Niente su... abbassai la voce, "... un tesoro?
Lei rise. Cosa? Amber House non  gi un tesooo-ro?
Guardati intorno, cara. Solo quello che c' in queste stanze
deve valere pi di un miliooo-ne di dollari. Non che tua
madre si sognerebbe mai di vendere qualcooo-sa, ne sono
sicuuu-ra. Sono tutti pezzi di stooo-ria.
"S, dissi educatamente, pensando che a quella simpatica
vecchietta sarebbe venuto un ictus quando avrebbe
scoperto cosa aveva davvero in mente mia madre. Quindi...
nessun tesoro nascosto?
Tesoro nascosto. Ah. Tu parli dei diamanti perduti del
Capitano. Si avvicin con il capo, con un sorriso malizioso,
come per svelarmi qualche succoso pettegolezzo. Il tuo
bis-bis-chiss quante volte bis-nonno, il Capitano Foster,
era un contrabbandieee-re durante la Rivoluzione, e dicono
che forse nel tempo libero si desse anche alla pirateria.
Pare che amasse investire i guadagni illeciti in diamanti.
Difficili da scoprire, ma facili da trasportare. Purtroppo,
per, i diamanti hanno la tendenza a sparire. Dicono che
impazz a furia di cercarli. Chi lo sa? Amber House ha la
sua parte di misteri. Ma sono cose del passato, e il passato
non rivela facilmente i suoi segreti, no?
Sarah?
Mia madre era arrivata a portata d'orecchio. Non c'era
bisogno di chiss quali poteri per capire che non era entusiasta
di sentirmi parlare con i vicini della storia della famiglia.
O per intuire quali sarebbero state le sue prossime
parole.
Per favore, tesoro, andresti a cercare Sammy?
Mentre mi costringevo ad alzarmi, pensai che il tesoro
e il per favore fossero tocchi di classe, aggiunti a
beneficio degli ospiti.
Trovai Sammy di nuovo di sopra, nella stanza nautica,
a parlare con l'orso.
Era seduto a gambe incrociate sul letto, che era fatto
come la cuccetta di una nave, con una struttura in legno
che ne faceva una piccola stanza a s, con i cassetti sotto e
due obl che davano all'esterno.
Sopra il letto, un'aquila di legno ci guardava da un pannello
largo tre metri. Una sirenetta di legno spuntava da un
angolo.
Chiss di chi era, questa camera, dissi.
Adesso  mia.
Sam, dissi con pazienza, sai che mamma non vuole
restare qui. Abbiamo prenotato l'albergo.
No, insist lui, "io voglio restare qui. Aveva un'espressione
furbetta. Dai, Sarah, vieni.
Si rialz e corse via, passandomi accanto, e usc nel corridoio.
Tutta la faccenda del Vai a recuperare Sammy era
molto pi semplice prima che lui diventasse cos veloce.
Lo seguii in corridoio. Sam era fermo davanti a un'altra
porta. Dobbiamo tornare gi.
Vieni qui," insist lui.
Va bene... Feci qualche passo esitante verso di lui.
Cosa c'?
Guarda, disse lui aprendo la porta e allargando le
braccia, come un presentatore televisivo. Questa  la tua
stanza. L'ho scelta io per te. Mi prese per mano e mi tir
verso la porta. Guarda, Sarah. Vedi? Era cos entusiasta.
Te la regalo."
Guardai dentro.
Era una stanza floreale. Niente di vistoso, come certe
cose che si vedono nelle riviste antiquate. Era come la stanza
dei nani di Biancaneve, cos come l'avevano immaginata
i fratelli Grimm.
Sulle pareti erano stati dipinti a mano malvarose, iris,
rose, gigli e altri boccioli forse immaginari, nei colori intensi
e bruciati del crepuscolo. Un letto a baldacchino con
la biancheria bordata di nastri era coperto da una trapunta
patchwork degli stessi colori scuri, che formavano l'immagine
di un albero carico di frutti. Due scaffali di libri rilegati
in pelle incorniciavano una casa di bambola con il tetto
spiovente, i balconi e le persiane verdi.
Mentre guardavo, capii che quella era stata la stanza di
mia madre. Lo sapevo, anche se non avevo idea di come
avesse potuto dormire, giocare o vivere l dentro.
Ma il modo in cui erano disposti i piccoli oggetti (fotografie,
conchiglie) contro i libri, il modo in cui una coperta
era stata appesa alla spalliera di una sedia, erano tracce di
mia madre che si vedevano ancora a casa nostra, a Seattle,
tra l'acciaio, il vetro e il legno laminato. Rimasi per un
istante a bocca aperta, chiedendomi come fosse arrivata
da qui a l.
D'accordo. Forse in casa c'era un tesoro o forse no. Ma
una cosa era assolutamente certa. Non avrei mai rinunciato
all'occasione di dormire in una stanza come questa.
Quanto meno per i pochi giorni che mia madre aveva intenzione
di passare nel Maryland.
Hai ragione, Sammy. Questa  la mia stanza.
Prego, disse lui tutto orgoglioso.
Grazie, risposi io, in ritardo come sempre. Per stammi
a sentire. Dobbiamo convincere mamma a farci restare
qui. Lo sai, vero?
Vero.
Allora, senti qual  il mio piano, Sammy-socio.
Studiammo il piano. Quelli che non conoscevano Sammy
probabilmente avrebbero pensato che stavo pretendendo
troppo da lui. Credevano che non capisse, perch era
diverso dagli altri. Quando aveva quattro anni avevano trovato
un nome per il suo comportamento: autismo. Come se
fosse una malattia. Ma a me non sembrava che Sam avesse
qualcosa di "sbagliato" da correggere.
Era come se avesse il dono di fare collegamenti molto
pi rapidamente della maggior parte delle persone. Anche
quando era piccolo aveva questo umorismo malizioso: la
sua mente scartava di lato e lui faceva qualcosa di buffo e
sorprendente. Ed era cos dolce, mai cattivo. Non come gli
altri.
Per me era l'amico pi strano e meraviglioso che potessi
avere. E sapevo che era molto pi sveglio di me. Perci
potevo contare su di lui, avrebbe fatto la sua parte. Quando
gli spiegai il piano, lui sorrise soddisfatto. Aveva capito al
volo. E ci stava.
Gli ultimi ospiti se ne andarono circa un'ora dopo. Si
avviarono lentamente alla porta e strinsero la mano a mia
madre, facendo le ultime condoglianze. A lei non interessavano.
Era rimasta fredda e distaccata per tutto il giorno;
questo non avrebbe migliorato la sua reputazione nel vicinato,
ma dubito che le importasse.
Mamma, pap, Rose, Jackson e io ci mettemmo un'ora
a rassettare, lavare, spazzare e trovare spazio per tutti gli
avanzi in quel frigo enorme, finch mia madre non ne pot
pi. Lasciamone un po' per... Rose, come si chiama la signora
che aiutava mamma con le pulizie?
Kate, rispose Rose, leggermente offesa per conto della
donna dimenticata. "Si chiama Kate. Una persona molto
simpatica.
"Viene due volte a settimana? chiese mia madre.
Mercoled e sabato.
"Per ora andr bene cos, direi.
Fu allora che mia madre si schiar la voce. Feci una
smorfia. Per quanto lei riuscisse a risultare affascinante,
quando sentivo quel piccolo "a-ehm sapevo che stava per
mancare di nuovo di tatto.
Rose, di certo non ti sorprender sapere che intendo
vendere Amber House.
Rose incroci le braccia in segno di disapprovazione.
Mio padre aveva un'espressione lugubre.
Mamma deglut e continu. Volevo dirtelo subito e
dare a te e a tuo nipote tutto il tempo per cercare una sistemazione
adeguata...
Non ce ne bisogno, disse Rose.
Come? mia madre trasal per la sorpresa.
Jackson e io non ci trasferiamo affatto. Il cottage e il
terreno sono nostri.
Non capisco.
Fiona cedette quella terra al bisnonno di Jackson negli
anni venti. L'appezzamento sul confine ovest, dal capanno
di Nanga fino al fiume,  nostro. Ho l'atto.
Ah, disse mamma con voce flebile, "non lo sapevo.
Bene. Va benissimo, aggiunse senza molta convinzione.
"Infatti, convenne Rose. Porse al nipote il cestino in
cui aveva messo degli avanzi, e poi lo sospinse verso la
porta. Fateci sapere se possiamo fare qualcosa per voi.
Il tono secco smentiva totalmente la sincerit dell'offerta,
ma a quanto pareva mia madre non ci fece caso.
Te ne sarei grata, Rose, se potessi aiutarmi a riguardare
i documenti e le cose della mamma. Conosci questa casa
meglio di chiunque altro.
Non so dove avesse trovato il coraggio di pronunciare
quella frase. Era abbastanza chiaro che lei a Rose non
piaceva. In quanto migliore amica di Ida, a Rose probabilmente
non andava gi che mia madre avesse sempre tenuto
le distanze da mia nonna. Non che fosse necessariamente
colpa di mia mamma. Fin da bambina avevo sempre percepito
la presenza di un vecchio torto o conflitto fra loro,
come un terzo incomodo, e non mi era mai piaciuto il tono
dolcemente sarcastico con cui mia nonna le parlava.
Ma in quel momento speravo solo che mia madre avesse
il buonsenso di lasciare andare via Rose dalla porta di servizio.
Un silenzio sgradevole si accumul mentre Rose pensava
a una risposta. Gliela vedevo sulla punta della lingua.
Fu in quel momento che Sammy salt gi dalla sedia e
prese Rose per mano: "Che bello, Rose.
Che cosa, tesoro?
Che bello che eri amica della nonna. Grazie.
Mentre mi domandavo come gli fosse venuto in mente
di dire una cosa del genere, riuscii quasi a vedere la rabbia
che scivolava via da Rose. Dette a Sammy una goffa carezza
sulla testa e disse: "Anche tua nonna  stata un'amica
per me, piccolo.
Notai che Jackson osservava la scena con un sorrisetto.
All'improvviso, Rose si rivolse a mia madre: "Passer
domani mattina per preparare la colazione al bambino. Ida
diceva sempre che non eri un granch a cucinare. Poi vedremo
di cosa hai bisogno.
Mia madre si chiese se non fosse il caso di offendersi,
ma decise di no. Grazie, disse. So che abbiamo un giardiniere
che viene una volta a settimana, ma Jackson potrebbe continuare
a occuparsi di quei lavoretti fuori, come prima?
Rose si strinse nelle spalle. Decider lui.
Jackson annu. Con piacere, signora Parsons. Metto da
parte i soldi per l'universit. Grazie.
No, grazie a te," disse mamma. E anche a te, Rose,
per il ricevimento.  andata davvero oltre ogni mia aspettativa.
Il cibo era squisito e la casa, i fiori, era tutto perfetto.
Mamma le porse un assegno che aveva tenuto in tasca.
Questo per ripagarti di quanto hai speso. Pi un extra per
il tempo e il lavoro.
Rose si arrabbi di nuovo e non volle accettare l'assegno.
Riscrivilo con il costo del rinfresco e vengo a prenderlo
domani. Non l'ho fatto per i soldi. Nessuna di quelle
persone ha messo piede in questa casa negli ultimi venticinque
anni, ma sapevo che Ida avrebbe voluto un funerale
come si deve. E avrebbe voluto che Amber House desse
il meglio di s. E se ne and con Jackson, che chiuse la
porta.
Ci sedemmo tutti e quattro al tavolo di cucina, davanti a
una cena di avanzi. Sammy era allegro e vivace e solo io sapevo
perch: era completamente preso dal nostro complotto.
Prima di andarsene, mio padre fece un altro tentativo
con mia madre. Perch non venite a dormire da me? Potresti
prendere l'altra camera. C' un divano letto in soggiorno,
i ragazzi potrebbero dormire l...
Grazie, Tom, ma devo restare in zona, per organizzare
le cose. L'albergo andr benissimo.
Be', magari i ragazzi vorrebbero dormire da me. Sono
qui gi da otto mesi e non sono mai venuti a trovarmi. Potrei
fargli vedere l'ospedale e riportarli domani sera.
Impossibile. Che cosa farebbe Sarah tutto il giorno con
Sammy? E poi mi servir il suo aiuto. Voglio andarmene da
qui e tornare a casa il prima possibile.
L'espressione di mio padre si fece tesa: Fai come ti
pare, Anne. Prese la giacca dal gancio accanto alla porta.
Come al solito." Baci Sammy sulla testa e mi batt una
mano sulla spalla. Mi sarebbe dispiaciuto per lui, se non
avessi saputo che era soprattutto colpa sua. Da un paio di
telefonate che avevo ascoltato per sbaglio, a quanto pareva
era diventato un po' troppo amico della pediatra di
Sammy, quella cos simpatica. Quando aveva ricevuto l'offerta
di lavoro tanto attesa dalla Johns Hopkins, mia madre
aveva deciso che si sarebbe trasferito solo lui. Continuava
a dire che erano solo separati, ma l'avevo anche sentita
parlare con un avvocato. Avevo pensato di avvisare pap,
ma non l'avevo fatto. Non ancora.
Lui se ne and, e cos restammo solo noi tre.
Va bene, ragazzi, disse mamma, laviamo questi piatti.
Sammy sparecchi la tavola, canticchiando le solite sei
note, mentre io lavavo, insaponavo, sciacquavo e mettevo
tutto nello scolapiatti. Mia nonna evidentemente non aveva
una grande opinione delle attrezzature moderne. Frigorifero
enorme, ma niente lavastoviglie.
Mia madre stava frugando negli armadietti.
Grazie a Dio, disse, scoprendo un rifornimento di
medicine in una stretta credenza che conteneva perlopi
liquori. Tir fuori un flacone di aspirina. Poi prese la borsa,
la sua giacca, quella di Sam, un beauty-case, le pillole e le
chiavi. Andiamocene.
Lanciai un'occhiata a Sammy, inarcando vistosamente
le sopracciglia. Lui si accigli appena, disapprovando la
mia mancanza di discrezione. Dovetti reprimere una risata
con un colpo di tosse.
Senza voltarsi a guardare mamma, sussurr No. Mio
fratello. Maestro di sottigliezza.
Cosa? fece mamma, senza la minima idea di ci che
l'aspettava.
No, ripet lui, un po' pi forte. No, no, no, no e poi
no! cantilen in un crescendo di volume. L'ultimo no fece
quasi tremare le finestre. Cominci a strillare, senza dire
nulla, pi forte che pot.
"Che succede? grid mia madre, con una nota di disperazione.
Che cosa ti prende?
Non vuole andarsene, le urlai in risposta. Sammy
continuava, pi o meno al volume di una sirena dell'ambulanza.
Mamma cerc di passare alle maniere forti. Voi due: in
macchina, immediatamente!
Sammy fece altrettanto. Cominci a battersi i pugni
sulla testa, a girare su se stesso, sempre urlando, con le
lacrime che scendevano a fiotti. Mamma rimase senza parole,
sul punto di esplodere in una crisi isterica. Io alzai le
mani per mostrare la mia impotenza.
No, oggi non ce la faccio. Proprio non ce la faccio. Fermo.
Basta! gemette mia madre. Va bene! Credevo che
avrebbe resistito di pi, ma era proprio esausta. Restiamo,
grid.
Sammy chiuse l'urlo come un rubinetto, riducendolo
a un filo sottile e poi a due o tre gocce di suono. Respir a
fondo ed emise un gran sospiro.
Fantastico. Avrei voluto applaudire.
Mia madre si mise di nuovo a cercare nei pensili. Stavolta
prese una bottiglia di vodka e se ne vers un dito in
un bicchiere con un po' di ghiaccio. Quasi mi dispiaceva
per lei. Aveva passato la giornata in un posto che chiaramente
odiava, a intrattenersi gentilmente con persone che
non le piacevano. Aveva appena perso sua madre. Doveva
essere doloroso. Io non potevo saperlo.
Dove dormiamo? sbott.
Non ti preoccupare per noi, dissi in tono tranquillizzante.
A Sammy ci penso io.
Bene, disse lei, "bene. Io prendo la stanza di mia
madre, mi sembra che sia stata ripulita a fondo.  l'unica
stanza della casa con la televisione.
Noi andiamo di sopra, va bene?
Va bene. Non... e si ferm un attimo a riflettere su
ci che stava per dire: "... vi preoccupate se sentite dei...
rumori, capito? Le vecchie case sono piene di scricchiolii.
Certo, mamma. Lo sappiamo. Non pensarci nemmeno,
staremo benissimo. Posso prendere il portatile?
Certo. Ma non c' connessione, se stai pensando a
quello.
Niente Internet? E come faccio a parlare con Jecie?
C' un telefono in biblioteca.
S, certo. Lasciamo stare. Mamma a quanto pareva
non capiva che io e i miei amici non chiacchieravamo al
telefono. Le avrei mandato un SMS, ma avevo lasciato il
caricatore del cellulare sulla scrivania a casa. "Tra un paio
di giorni torneremo a Seattle.
Dio, lo spero tanto, disse lei.
Sammy si avvicin. Per la prima volta mamma not
l'Orso Peso fra le sue braccia. Corrug appena la fronte:
Sammy, quello no.  vecchio e sporco, ti far ammalare.
Allung la mano per prenderlo, ma Sammy apr la bocca e
ricominci a urlare.
Va bene!" disse lei.
Lui smise di gridare. Le sue labbra si incurvarono appena.
Avevo creato un mostro.
Andammo a prendere in macchina le valigie con le cose
per la notte: il resto dei bagagli poteva aspettare fino a domani.
Poi mamma fil dritta in camera della nonna. "Andate
a letto, ci disse e spar dietro l'angolo.
Sammy mi sorrise. "Prego, disse.
S, va bene, grazie, convenni. Sei stato grande. Mi
venne da ridere, tanto era compiaciuto. Ehi, campione, ce
l'hai una pila nella tua borsa?
Lui annu con enfasi.
Ti va di esplorare un po' in giro prima di andare a letto?
Lui ripet il gesto.
Spegnemmo le luci dell'ingresso, per esplorare al buio.
Cos, se mamma fosse comparsa in corridoio, non avrebbe
visto le luci e non avrebbe indagato. Inoltre le luci ci avrebbero
tolto il senso dell'avventura.
Il buio era profondo, caldo, vellutato. Il raggio della torcia
lo tagliava appena, illuminando un volto in un ritratto,
un gatto di porcellana in un angolo. Procedemmo in punta
di piedi di sotto, nell'ala ovest. Io ero dietro Sam, con la
mano sulla sua schiena. Sentivo le scapole che sporgevano,
la schiena inarcata contro gli spettri in agguato. Sorrisi,
perch anch'io stavo facendo la stessa cosa.
La prima stanza sulla destra sembrava uno studio; quella
sulla sinistra era una specie di grande sala, con una parete
di finestre sull'oscurit della notte, che ci rimandavano
schegge della nostra stessa luce. La porta di un bagno sulla
destra e poi una stanza da lavoro. Vidi una macchina da
cucire ancora con un pezzo di stoffa sotto l'ago e mi chiesi
quale vestito fosse morto insieme a mia nonna. Di fronte,
una stanza rivestita di pannelli di legno, con uno di quei
tavoli da biliardo senza tasche. In fondo al corridoio una
portafinestra che non svelava nulla di ci che c'era al di l.
La aprimmo. E restammo senza fiato.
Davanti a noi si stendeva una foresta di alberi illuminati
dalla luna, intrappolati sotto una rete di metallo e vetro,
alta due piani. Sulla nostra sinistra una scaletta di ferro
saliva a spirale nel buio e da qualche parte, dietro le piante,
gorgogliava una fontana. Vagammo per sentieri di pietra
in mezzo ad aiuole di felci e fiori, finch non trovammo la
vasca. La superficie dell'acqua era un buco nero nel buio,
punteggiato dalle ninfee.
Sammy trattenne il fiato, poi sollev lentamente la pila.
Dall'altra parte, di fronte a noi, c'era una sagoma, bianca
come il gesso: la statua di marmo di una donna in abiti
da antica greca.
"Che faccia triste, disse Sammy, guardando gli occhi
bassi della statua. Erano lisci e senza iride, chini sulla
mano tesa, sulla quale erano posati quattro piccoli cristalli
rossi, simili a gocce di sangue sul palmo. Chiss se erano
solo appoggiati o incastonati nel marmo. Mi appoggiai a
una roccia nella parete della vasca e allungai la mano per
toccarli.
Alle mie spalle Sammy spense la torcia. Cercando di
non perdere l'equilibrio, nel buio improvviso mancai completamente
la statua: non la trovavo pi. Una piccola parte
di me si chiese, in modo del tutto irrazionale, se non si
fosse spostata.
"Ehi, dissi, voltandomi: Sammy? Dove sei?
"Sarah, lo sentii bisbigliare.
Sam, sussurrai, seguendo la voce. Torna qui. Seguii
i suoi passi a destra e poi ancora a destra sul vialetto, nel
buio pi profondo. Sam?
Sarah, ripet lui, pi avanti.
Sam, non  proprio il momento di giocare a nascondino.
Accelerai il passo, poi cominciai a correre, facendomi
strada fra i rami che spuntavano, invisibili, al buio.
Sinistra, destra. Lo sentivo muoversi davanti a me. Sam,
fermati!
Sarah, bisbigli di nuovo lui.
La serra sembrava infinita. Non riuscivo a vedere le
intelaiature di ferro; cerano troppe stelle. Mi fermai ad
ascoltare, a riprendere il fiato che mi si era bloccato in gola
come un nodo. Stranamente non sentivo pi la fontana.
Tornai indietro da dove ero venuta, di corsa. Sammy! Mi
stai mettendo pau...
Andai a sbattere contro mio fratello che spunt dal
buio, con la torcia improvvisamente accesa.
Sarah... cominci.
Non farlo pi, dissi, stringendogli la mano un po'
troppo forte.
Lui annu, ma disse: Che cosa?
Non scappare in quel modo.
Non scappo, Sarah. Non scappo.
La luce della luna si era affievolita. Cerano nuvole dove
prima c'erano le stelle, e le nuvole cominciarono a svuotarsi.
Dopo un inizio discreto, un milione di gocce caddero
sul tetto di vetro in una cacofonia di suoni. Mi vennero i
brividi.
Tornammo in punta di piedi in casa e all'ingresso recuperammo
le borse da sotto una panca, dove le avevamo
lasciate. Non esploriamo pi, Sarah?
"No, Sam. Per ora basta.  ora di dormire. Ma facciamo
piano, credo che mamma sia ancora sveglia. Mi sembra di
sentire la TV.
No, Sarah. Io non la sento.
S. Delle voci, molto basse. Perci fai silenzio. Non vogliamo
che ci scopra.
Salimmo di sopra. Aiutai Sammy a mettersi il pigiama
e poi andai in bagno con il mio. Mi sentivo meglio col mio
vecchio pigiama di flanella: non avevo pi freddo, ero a
mio agio.
Nella mia stanza la luce era spenta (la chiamavo gi la
mia stanza), ma c'era uno strano chiarore. Quando entrai,
Sammy era l. Nel suo modo alla Sammy aveva trovato
l'interruttore alla base della casa di bambola e l'alloggiamento
per le batterie, che prese dalla sua torcia. Tutte
le minuscole lampade della casa erano accese. Sembrava
stregata. Quasi mi aspettavo che le bambole cominciassero
a muoversi.
Forte, bravo Samvise! dissi. Ma accesi la luce della
stanza.
Dopo aver messo a dormire Sammy, tornai nella mia
camera.
Mi misi a letto e spensi la luce sul comodino. Il buio
torn a occupare la stanza. E il silenzio era assoluto. Non
come in citt, dove c'era sempre una luminescenza elettrica
e il ronzio incessante del traffico che proveniva dalla
finestra. Nel silenzio, nel buio, in testa mi risuonava un
sibilo fin troppo acuto per essere udito.
Quando ero pi piccola non riuscivo a dormire senza
una luce accesa. Non che avessi paura; pi che altro ero
troppo consapevole di quello che il buio faceva alla mia
percezione delle cose, l'effetto che aveva sui miei sensi. L'udito
diveniva troppo acuto, il tatto troppo sensibile: al solo
pensiero, improvvisamente mi prudeva dappertutto e percepivo
ogni battito del mio cuore.
Addormentarsi in quella stanza, quella notte, fu come
tornare piccola. Ma non erano le orecchie, n la pelle a entrare
in sintonia: era un'altra parte di me, una parte senza
nome. Una parte profonda, che aspettava in silenzio, nel buio.
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
Mi svegliai da un sogno che fluttuava appena al di l
della mia coscienza; voci nel buio e una statua che piangeva
lacrime di diamante. Era ormai giorno: a Seattle saranno
anche state le otto, ma qui erano le undici. Era tardi.
Indossai jeans e maglietta e scesi.
Rose era in fondo alle scale e stava girando una chiave
nel quadrante della pendola; sul braccio aveva i drappi neri
che coprivano gli specchi.
Buongiorno, le dissi. Serve aiuto?
"No, cara, disse, solo io so dove va questa roba. Poi
aggiunse, ripensandoci: Comunque grazie.
Probabilmente secondo lei io ero della stessa pasta di
mia madre: una di quelle persone che non avevano reso
giustizia alla cara estinta.
Indicai i drappi neri: "A che cosa servono, Rose?
 solo una superstizione del Sud, cara, disse lei distrattamente,
portando le lancette sull'ora giusta. Per aiutare
l'anima del defunto a passare dall'altra parte senza restare
intrappolata nel mondo degli specchi.
Il mondo degli specchi? ripetei, dubbiosa. "Come
Alice?
Rose rispose, irritata: Non l'ho certo inventata io questa
storia. La gente un tempo credeva che a volte si potesse
vedere al di l di uno specchio. Un luogo dove le anime
dei morti vanno prima di raggiungere la loro destinazione
finale. Perci forse anche l'altro lato riesce a vedere noi. E
forse non vogliono andar via, ma restare il pi possibile
con quelli che amavano. Dette una spintarella al pendolo
e lo rimise in moto.  solo un'usanza del Sud, concluse.
Per questo ho coperto gli specchi. Va bene?
Mi strinsi nelle spalle: Per me va benissimo.
Mamma si affacci alla porta della biblioteca: Rose,
potresti venire? Poi torn dentro. Rose inarc un sopracciglio
e sbuff appena, immagino per la rudezza di mia madre.
Ma la segu nella stanza.
Sammy era seduto in cucina quando entrai, con l'Orso
Peso sul pavimento accanto alla sedia. Stava sbafando dei
pancake, immaginai gentilmente offerti dalla stessa Rose.
Meno male che c' almeno un membro della famiglia che le
piace. Mi sedetti accanto a lui.  rimasto qualche pancake?
Lui si ferm con la forchetta a un paio di centimetri
dalla bocca aperta. "No e rigir la forchetta verso di me.
Aprii la bocca e accettai l'ultimo boccone di pancake. Era
buono: leggero, burroso e pieno di vero sciroppo d'acero.
Mmmh, commentai.
"Prego, rispose lui.
Grazie, Rose cucina molto bene.
Meglio della mamma."
Perfino tu cucini meglio della mamma, gli dissi, facendolo
ridere. Hai detto a qualcuno delle nostre esplorazioni, Sam?
No.
Bravo ragazzo. Lui annu di nuovo.
Rose entr spingendo le porte a vento. And al mobiletto
sotto il lavello ed estrasse una scatola di sacchi neri per
la spazzatura. Ho dimenticato di dirti che nel forno ce un
piatto per te, se lo vuoi.
"Grazie, dissi, con gratitudine sincera. Sammy mi ha
dato un pezzetto del suo ed  buonissimo.
Sono solo frittelle. Non volevo sprecare la pastella. Usa
una presina e metti un sottopentola.
Certo, promisi. Stabilii che potevo sopravvivere sapendo
di non piacerle, purch ci fossero dei pancake anche per me.
Stavo per aprire il forno, quando Sam mi ferm: Ti
posso far vedere una cosa, Sarah?
Sospirai: Che c', Sam?
Lui mi prese per mano, afferr l'Orso Peso con l'altra e
mi trascin fuori dalla cucina, verso il soggiorno. Si ferm
davanti a una delle finestre laterali: Guarda.
Sul prato spiccava una quercia enorme, in solitario
splendore. Tra i rami c'era una casetta a due piani, con piccole
panche di legno e anche una copertura, in un angolo.
Fantastico, Sam, dissi. Pi tardi andiamo a vederlo.
Quello chi ? disse Sammy indicando alcuni cespugli
ai piedi dell'albero.
Strizzai gli occhi. I giochi di luce sulle foglie mosse dal
vento davano quasi l'impressione che ci fosse qualcuno accucciato
nell'ombra. Ma la brezza agit di nuovo i cespugli,
mostrando che era solo un'illusione.
"Nessuno.
Nessuno? ripet Sammy.
S, non c' nessuno. Posso mangiare ora?
Dovevo cercare le presine che avevo promesso di usare.
Nel terzo cassetto accanto al forno trovai una scatola piena
di frammenti di porcellana. Mi domandai che senso avesse
conservarli, anche se doveva essere stato un oggetto carino:
color lavanda all'interno, azzurro all'esterno, con boccioli
di ciliegio in rilievo sullo sfondo. Doveva essere una caraffa.
Presi il manico, sagomato e dipinto come un ramo.
E riuscii a immaginarla con esattezza, posata al centro
del tavolo di cucina. Allegra, piena di succo d'arancia. Poi
una piccola mano la urtava e la faceva cadere. La immaginai
mentre si rovesciava e si frantumava sul pavimento
con un suono cupo. Il succo sparso in giro, rosso come
sangue. Riuscii addirittura a sentire la voce di mia nonna:
Oh, Anne. Riuscii perfino a vedere il viso di mia madre da
piccola: sfrontata, un filino compiaciuta.
Scossi la testa.
Era... una sensazione molto strana.
Insomma, io ho una fervida immaginazione, ma quelle
immagini cos nitide in mente... era tutto un po' troppo
strano.
Posai con cura il manico nella scatola, ma il dito sfreg
contro un altro frammento. Una goccia di sangue apparve
sul mio dito. Fantastico. Con il dito in bocca, trovai finalmente
le presine nel cassetto successivo. Era ora, stavo morendo
di fame.
Sam mi aveva seguito in cucina e fissava speranzoso i
miei pancake. Mi fece sorridere. Spalmai burro e sciroppo
e gli restituii il suo boccone... con gli interessi. Lui se ne
and, con la bocca piena, trascinandosi dietro l'Orso Peso.
Ehi, gli dissi. Lui si volt, con aria interrogativa. Prego,"
dissi, come mi diceva sempre lui.
Lui mi fece un gran sorriso, pieno di pancake.
Stai lontano dal fiume e da quella casa sull'albero finch
non potr venire con te. Promesso?
Promesso, Sarah. E usc.
Ero all'ultimo boccone, quando mia madre entr con
in mano una tazza di caff quasi vuota. Quella era la sua
colazione: un paio di tazze di caff nero. Guard il piatto.
Non li avrai mangiati tutti, vero?
Per tutta risposta infilzai l'ultimo pezzetto e lo passai
nello sciroppo e nel burro fuso, poi la guardai negli occhi e
me lo misi in bocca. Mia madre non mi diceva mai che ero
grassa; sarebbe stato ridicolo, visto che ero fin troppo magra.
Ed ero abituata ai suoi modi bruschi e alle sue critiche,
le sapevo gestire. Per, pensai mentre masticavo e deglutivo
gustandomi l'ultimo boccone, forse stare in questa casa
la stava facendo peggiorare un po'.
Mi guard contrariata e si schiar la voce. Dobbiamo
andare a Baltimora domani. Tuo padre vuole farvi vedere la
Johns Hopkins. Convincerai Sammy a collaborare, vero?
Certo, mamma. Sammy e io non vediamo l'ora di vederla.
"Hai sentito rumori strani stanotte?
Feci spallucce. Ho dormito come un sasso.
Lei mi guard, come per soppesare la mia sincerit.
Bene, allora forse rimarremo un altro paio di giorni. Sai
quanto odio gli alberghi.
Lo sapevo, s. Per me e Sam va benissimo, dissi. Ehm,
mamma? Lei mi guard, aspettando che continuassi. Io
esitai e poi chiesi: Hai mai rotto una caraffetta di porcellana
azzurra?
La sua espressione si trasform subito in una smorfia
di rabbia e disgusto. Non riusciva nemmeno a buttare le
cose rotte? Come se ogni cosa in questa casa fosse sacra. La
butti via tu, per favore, tesoro?
"Certo, mentii.
Ho talmente tanto da fare nei prossimi giorni. I documenti,
l'inventario, preparare tutto per la vendita. Devi
tenere d'occhio Sammy, badare che non combini qualche
guaio.
Certo, naturalmente.
Ora dov'?
Qui fuori.
Andammo alla finestra a controllare. Sammy stava giocando
a nascondino fra i cespugli. Si sentiva appena, ma
capii che stava chiacchierando allegramente.
Parla da solo? Il tono di mia madre era preoccupato
e accusatorio; cercava sempre di cogliere in Sammy comportamenti
strani, cos come cercava sempre la cellulite
addosso a me.
Sta solo facendo finta. Parla a voce alta. Lo fanno tutti
i bambini.
"S, disse lei, anche gli schizofrenici.
Stavo giusto pensando Ma che carina, quando sentimmo
bussare forte alla porta.
"Accidenti, disse mia madre. Chi pu essere? Sono
presentabile?
Sei perfetta, mamma. Mia madre era sempre perfetta,
con il trucco impeccabile e gli abiti sportivi ma eleganti.
Niente cellulite, addosso a lei.
Si avvi alla porta. Sentii che la apriva. Santo cielo!
squitt, con una voce cos acuta che mi sembrava fosse ancora
nella stanza. Robert! Che piacere vederti!
Robert parl in tono pi sobrio. Non riuscii a sentire
cosa disse.
Quanto tempo  passato? prosegu lei, sempre con
voce da soprano a tutto volume. Ventanni? Questo dev'essere
tuo figlio, come ti assomiglia. Vi ho visti ieri da lontano.
Mi  dispiaciuto che non siate potuti rimanere. Sono
proprio contenta che tu sia tornato, cos possiamo parlare.
Mio Dio, Robert, quanto  alto e bello.  incredibile che i
nostri figli siano gi cos grandi!
Non afferrai l'opinione di Robert in merito. Mia madre
prosegu. "Dovete conoscere Sarah.  in cucina.
Oh mio Dio. Li stava portando in cucina. Io avevo addosso
solo i jeans e una maglietta spiegazzata, e avevo la
faccia impiastricciata di sciroppo. Praticamente lanciai nel
lavello il piatto dei pancake, mi tirai indietro i capelli il pi
possibile e li legai con l'elastico che avevo al polso.
Sarah, tesoro...
Quella strana donna che somigliava vagamente a mia
madre entr in cucina raggiante e con le guance rosse. Poi
vidi perch. Robert, che riconobbi come la met paterna
della coppia in completo nero al funerale della nonna, la
segu. Un metro e novanta, abbronzatura perfetta, denti
bianchi e regolari. Avr avuto quarantacinque anni, ma ero
incantata perfino io.
"... voglio presentarti un mio vecchio amico, il Senatore
Robert Hathaway.
Lui mi dedic un sorriso smagliante. Strinsi il pi possibile
la mano che mi tendeva. Fu come se non l'avessi stretta
affatto: "Piacere di conoscerla, senatore.
E questo... mia madre indic qualcuno rimasto indietro,
"...  Richard, il figlio di Robert.
Richard, l'altra met della coppia, si fece avanti con un
gran sorriso.
E io pensai, Grazie, mamma. Grazie mille, eh. Ora, magari,
mi sparo. Il padre era bello; il figlio era bello e diciassettenne.
Ciao, dissi senza particolare calore.
Ciao, rispose lui sempre sorridendo.
Sarah ti somiglia moltissimo, Anne, disse il senatore,
galante.
Grazie, dissi meccanicamente, sorpresa di sentire l'eco
della voce di mia madre. Mi mise un braccio intorno alle
spalle e aggiunse: Mi lusinga sempre sapere che qualcuno
noti una somiglianza.
Va bene, pensai, riprendetevi l'aliena e ridatemi la mia
vera madre.
"Non sono mai stato ad Amber House, signora Parsons,
stava dicendo Richard. Mi piacerebbe tanto fare un
giro della casa.
Mia madre e il senatore guardarono me, in attesa. Sospirai
tra me e me e desiderai una mentina. Per sorrisi,
sperando di non avere pezzi di pancake fra i denti. "Certo.
Nemmeno io ho visto molto, possiamo esplorarla insieme.
"Meraviglioso, disse lui.
Attraversammo la biblioteca e il salotto, mentre io facevo
osservazioni acute come "Questa  la biblioteca e Questo
 il salotto. Quando arrivammo all'ingresso lui disse:
E questo  l'ingresso. Rise, ma senza cattiveria. Risi anch'io
e mi rilassai un po'.
Scusa. Non sono un granch come guida turistica. Perch
volevi vedere la casa? chiesi.
Scherzi? Nessuno in questa parte del Maryland si perderebbe
l'occasione di vedere Amber House.
Davvero? dissi. Anche qualcuno sotto i trenta?
Lui sorrise e si strinse nelle spalle. Mia madre era una
grande collezionista di antiquariato. Avrebbe sempre voluto
vedere l'interno di questo posto. Direi che  stata lei a
farmi appassionare.
Era? chiesi.
"S, disse lui, poi fece una piccola pausa. Lei... se n'
andata qualche anno fa."
Mi dispiace molto.
Pap e io ce la caviamo. Poi cambi argomento. Indic
uno dei vecchi ritratti che avevo notato il giorno prima:
Diciassettesimo secolo. Devono essere Sorcha e Liam
O'Malley, i fondatori di Amber House. Quell'orologio, disse,
riferendosi alla pendola mentre ci incamminavamo di
nuovo,  del diciottesimo secolo e sembra che abbia ancora
lo smalto originale. Sal le scale, indicando i dipinti
biblici. Questi sono attribuiti a Edward Hicks.
Ero allibita. "Okay, dissi, ti stai inventando tutto,
vero?
Quasi, sorrise lui. Ho appena esaurito tutta la mia
esperienza antiquaria. Per faceva impressione, eh?
"Oh, s, dissi, dovresti buttarti in politica.
Lui rise.  una specialit di famiglia. Si affacci nella
stanza di Sammy. La famosa stanza nautica. Era del figlio
del Capitano, Matthew. Mor giovane, probabilmente di tubercolosi.
Come sai tutte queste cose?  la mia famiglia e io non
ne so niente.
"Fiona Warren, la nonna di tua madre, scrisse un libro
su questa casa. Mia madre ne aveva una copia."
"E tu l'hai letto?
Lui sorrise di nuovo. "Non tutto. Ma  pi interessante
di quanto immagini. Lei finge di scrivere un saggio, ma 
pieno di dettagli che nessuno potrebbe sapere. E a volte
racconta due volte lo stesso fatto, ma con due conclusioni
diverse. Era un po' matta, sul serio.  stata anche in manicomio.
Ho un patrimonio genetico molto variegato.
Anch'io. E pass alla porta successiva. La mia. No,
aspetta...
L'aveva gi aperta. Pigiama sul pavimento, letto disfatto,
valigia aperta con effetti personali che spuntavano da
tutte le parti. Ottimo. Lasciami indovinare... questa  la
tua stanza?
S. Scusa per il casino. Mi sono svegliata tardi e non ho
avuto il tempo di sistemare.
Lui sorrise. Mi presi un momento per ammirare quel
sorriso. Grande, tutto denti, appena un po' di traverso.
Gli allungava appena un po' il naso dritto. Niente fossette:
bene. Mento forte: bene. Occhi di un azzurro sbalorditivo:
ottimo. Si ravvi un ricciolo che gli era ricaduto sulla fronte.
Bella capigliatura, anche. Mi resi conto che lo stavo fissando
e distolsi lo sguardo. Quella porta l, dissi, indicandola,
d sul bagno, ma le altre non le ho ancora aperte.
"Secondo me devono essere le stanze del Capitano, disse
lui.
Lo seguii in un salotto che comunicava con una camera.
Un dipinto a olio di una nave era appeso sopra un caminetto.
Le pareti erano decorate con una collezione di pistole e
spade che dovevano provenire da tutto il mondo. Prese un
pezzo d'avorio da un tavolo e me lo porse. Sopra c'era incisa
una scena di caccia alla balena. Guarda che intaglio.
 un dente di balena, i marinai li intagliavano cos. Ormai
non si pu pi comprare avorio di balena come questo; la
vendita  vietata quasi in tutto il mondo.
La stanza del Capitano era zeppa di roba, su ogni tavolo,
sulla mensola del camino, sugli scaffali. Insieme alle
spade, tutto quell'avorio proibito la rendeva piuttosto lugubre.
Non credo che questo tizio mi piaccia molto, dissi.
Era un armatore che trafficava in armi durante la rivoluzione
e poi si mise nel commercio degli schiavi. Si
strinse nelle spalle. Almeno cos dice il libro della tua bisnonna.
Ora volevo veramente uscire dalla stanza. Andiamo.
Uscii e lui mi segu. Aspetta, ne stai saltando una. Apr
la porta accanto a quella della suite del Capitano. Questa
era di sua moglie.
La stanza era in netto contrasto con tutte le altre di
Amber House. Conteneva appena un letto, una toletta e un
cassettone. Sulle pareti cerano solo un ritratto di due bei
bambini e un crocifisso. Wow, dissi.
Minimalista, non c' che dire, disse lui, entrando.
Fiona dice che Deirdre Foster sia stata malata per gran
parte della sua vita. Il Capitano la teneva lontana dai figli,
pensava che fosse matta.
Un'altra antenata pazza, commentai dalla soglia.
Che fortuna.
Lui prese qualcosa dal cassettone. Uh. Chiss perch 
qui, disse, porgendomi l'oggetto.
Io entrai per prenderlo, ma mi fermai come se avessi
sbattuto contro un muro. Un profondo senso di tristezza
riempiva quella stanza. L'aria era gelida.
Andiamo da un'altra parte, dissi, scuotendo la testa.
Lui parve perplesso, ma usc.
Souvenir, disse. Mi gir il palmo della mano verso
l'alto e ci pos sopra l'oggetto: una piccola pietra verde.
Era perfettamente liscia, con venature color pesca e verde
scuro. Strano, pensai, che qualcosa proveniente da quella
stanza possa essere tanto caldo.
Chiusi la mano. "Grazie. E me la infilai in tasca.
Lui tir la pesante porta. In quel momento vidi che aveva
una serratura di ferro al centro di una croce ornata. La
toccai, riuscendo quasi a sentire il rumore metallico della
chiave che girava. Un pensiero mi balen alla mente, indesiderato:
Qui chiudevano a chiave la pazza.
Richard scelse proprio quel momento per chinarsi a
sussurrare in tono minaccioso: "Questa  una casa stregata,
lo sai?
Cercai con tutte le mie forze di non fare smorfie. "Stregata?
Cos dicono. Forse  Deirdre.
Davanti a quella stanza desolata, il pensiero dei fantasmi
mi fece venire i brividi. Ma non avrei permesso a Richard
di accorgersene. Perci scrollai le spalle. "Be', dissi,
in una casa cos vecchia... vorrei vedere che non ci fossero
dei fantasmi.
Lui mi studi per un attimo, poi un sorriso gli si apr
lentamente in volto. Ora dove andiamo? chiese.
Ero stufa di stanze deprimenti. Ala ovest, risposi, voglio
farti vedere una cosa.
Il giardino d'inverno? azzard lui.
Ah, si chiamava cos? Il giardino d'inverno, confermai.
Lui mi precedette e io lo superai a passo deciso. Ehi,
dissi, chi  la guida turistica, qui?
Credevo che avessimo stabilito che... sono io, rispose
lui e sentii che cercava di recuperare lo svantaggio.
Accelerai il passo, poi mi misi a correre. Lui mi fu
immediatamente alle calcagna. Mi lanciai di corsa sul pianerottolo,
passando sotto l'arco che dava nell'ala ovest.
Richard fece per prendermi il braccio; io accelerai. Avrei
corso finch non fossi andata a sbattere contro il muro, pur
di non farmi raggiungere. Le risate mi sfuggivano di bocca
come l'aria da un palloncino.
Le sue dita forti si strinsero intorno al mio braccio
qualche secondo prima dell'impatto. Richard mi stratton
all'indietro, rallentando bruscamente. Ci schiantammo l'uno
contro l'altra e vidi che lui rideva quanto me. Sei completamente
fuori di testa anche tu? chiese.
Di solito no, dissi, ma d'altra parte i pazzi sono convinti
di essere sani, no?
Io s, replic lui, senza fiato. Restammo l ad ansimare,
ridendo con la poca aria rimasta nei polmoni. E sentivo
ancora il tocco delle sue dita sul mio braccio, come un
bracciale caldo.
Controllati. Scostai le tende e feci entrare la luce del sole
nel corridoio buio. "Vieni, dissi, aprendo la portafinestra.
Uscimmo con cautela e ci fermammo su una griglia di
ferro da dove scendeva la scala a chiocciola. C'erano degli
uccellini quella mattina, piccole macchie di colori vivaci
che cantavano fra i rami e sfrecciavano nell'aria. Ci scambiammo
un sorriso. Cominciai a scendere e lui mi segu.
In fondo alle scale imboccai uno dei vialetti, cercando di
ricordarmi il percorso che conduceva alla fontana. Ed
eccola, la statua a guardia della vasca. Le ninfee erano
aperte, enormi e spettacolari. Pesci screziati d'arancione,
lunghi una trentina di centimetri, nuotavano all'ombra
delle foglie.
Sarah? fece Richard.
Sono qui, risposi con un cinguettio che imbarazz anche
me.
Lui usc da sotto un arco di foglie, con gli occhi pieni di
ammirazione. Ma guarda, disse.
"E gi, dissi io. "Incredibile, eh?
Sembra un quadro. Incornici la scena con le dita.
Ragazza alla fontana.
Mi stava lusingando. E io arrossii, che scema.
Chi l'ha costruito? chiesi per celare l'imbarazzo.
Fiona?
I suoi genitori. All'inizio del secolo scorso. Indic la
statua. Questa la volle Fiona. Persefone, figlia di Demetra,
rapita dalla Morte e costretta a vivere agli Inferi.
Ora capii: le pietre rosse che aveva in mano erano i semi
di melograno che l'avevano condannata. Alla luce del giorno
si vedeva che l'acqua che gorgogliava melodiosa nella
vasca proveniva dagli occhi ciechi della statua, scendeva
gi fino alla punta delle dita e dall'orlo della veste di
marmo. Era terribile, in un certo senso. Era detta anche
Nestis, ricordai, che bagna di lacrime la primavera dei
mortali.
S, si direbbe una frignona, osserv lui divertito.
"Come lo sai?
"La mia professoressa di storia antica aveva appeso un
poster alla parete.
"Posso farti vedere un'altra cosa incredibile?
Certo, risposi.
"Da che parte si esce?
Lo ricondussi nell'ala ovest; attraversammo il corridoio
e la veranda e uscimmo da un'altra portafinestra sul patio
di pietra. L'aria era fresca e limpida dopo l'umidit del giardino
d'inverno. Chiusi gli occhi e respirai a fondo.
"Sarah? Ci sei?
Aprii gli occhi, stringendoli subito nella luce intensa.
Richard mi stava guardando con un sorriso un po' perplesso.
Indic con la sinistra le scale e poggi l'altra mano
sulla mia schiena, all'altezza della vita. Vediamo chi arriva
primo.
E cominci a scendere i gradini due a due, ridendo. Io
lo inseguii. I gradini di pietra scendevano gi per la collina
fra muretti di sassi, con felci, fiori ed edera in cima. Terminavano
su un pianerottolo di pietra che si apriva su...
... un molo. Sul fiume. Dove era ormeggiata una bella
barca a vela gialla e arancione.
"Non ci credo! esclamai. "... di mia nonna?
Credo che ora sia tua. Si chiama Liquid Amber.
Mi chinai per leggere il nome: Liquid Amber IV". Il
legno della barca era a dir poco strabiliante, ma non c'era
nessuno dei tanti strumenti che ero abituata a vedere.
Dev'essere vecchiotta.
Lui annu. Come tutta Amber House, no? Credo che la
usassero i tuoi nonni, per cui deve avere almeno cent'anni.
E naviga ancora?
 anche molto veloce, da quello che ho sentito. Tu sai
portare una barca a vela?
Scherzi? Sono di Seattle. Noi ci viviamo, sull'acqua.
Cento punti per Parsons.
Punti? Pensai: Mi sta dando dei voti?
Dovremmo andare a fare un giro, propose.
Non so se questa barca sia pronta per uscire...
Ti stavo invitando sulla mia barca a vela. Io e pap viviamo
lungo il fiume, a mezzo miglio da qui.
Oh. Mi stava invitando fuori? Volentieri. Adoro andare
in barca.
Facciamo dopodomani, allora?
Peccato che non avessi il telefono con me, gli avrei fatto
una foto da mandare a Jecie. Non mi avrebbe mai creduto
senza una prova fotografica. Annuii con la massima
disinvoltura che mi riusc. S, direi che ti posso mettere in
agenda.
Ottimo, disse lui con facilit, come se avesse progetti
del genere per ogni giorno della settimana. Probabilmente
era cos, infatti. "Ti vengo a prendere alle dieci e mezzo e
andiamo verso la baia. Ammesso che tu riesca a svegliarti
cos presto.
Sorrisi: Sar dura, ma ci prover. Lui ricambi il sorriso.
Ma non devi andare a scuola?
Orario intelligente. Solo quattro giorni a settimana.
Che fortuna.
Sai, disse lui, sempre sorridendo, dovremmo tornare
indietro.
"Oh, s. Certo.
Dopo di lei, disse lui, indicando le scale.
No. No-no. Non mi avrebbe guardato il posteriore per
quattro rampe di scale... anche se il mio era un posteriore
niente male. Ma ci mancherebbe, dissi.
Quando tornammo, mia madre e il senatore erano in
salotto a prendere il caff. Sembravano molto a loro agio,
pensai con una certa disapprovazione.
"Pap, Sarah e io usciamo in barca venerd. Non ti serviva
la Swallow, vero?
Assolutamente no. Il senatore fece balenare il sorriso
che, probabilmente, mettevano su tutti i suoi manifesti
elettorali. Dovresti presentare Sarah a un po' di ragazzi
della zona.
Certo, rispose Richard.
Oh, esclam mia madre, come se le si fosse accesa
una lampadina, ho appena avuto una splendida idea. Sarah
compie sedici anni tra dieci giorni. So che c' poco
tempo, ma non sarebbe fantastico riunire tutti i nostri amici,
Robert? Una bella festa? Richard potrebbe invitare un
po' di ragazzi.
Una festa? ripetei fra me. Il mio compleanno, qui? Ma
non dovevamo andarcene il prima possibile"?
Il prossimo fine settimana non ho impegni, annu il
senatore con entusiasmo. Possiamo organizzarci, vero,
Richard?
"Se c' da mangiare, i miei amici vengono, rispose lui
con quel suo sorriso facile.
"Potremmo dare una festa in maschera, improvvis
mia madre.  quasi Halloween. Si volt verso di me. Mi
dispiaceva un po' che non avessi una vera festa per i sedici
anni, tesoro, come l'ho avuta io, la nonna e... be', un po'
tutte le ragazze di Amber House. Ora anche tu l'avrai.
Tutte le ragazze di Amber House? All'improvviso mia
madre teneva alle tradizioni? Il mio sbigottimento doveva
essere evidente, perch lei mi domand: Non  un'ottima
idea, Sarah?
Aspettavano tutti la mia risposta. Onestamente non sapevo
cosa dire. Se fossimo stati a Seattle avrei sperato di
passare il compleanno guardando un film con Jecie. Con
un bel po' di fortuna avrei avuto in regalo una macchina
usata. E qui, all'improvviso, dovevo dare un'enorme e costosa
festa in costume. Per non potevo mettere in imbarazzo
mia madre davanti al suo amico, il buon senatore.
La mia voce suon un po' bizzarra. Fantastico, mamma.
Sulla fronte di mia madre comparve una minuscola
ruga.
Davvero, Annie, conferm il senatore. Annie? C'era
davvero qualcuno che chiamava mia madre Annie?
Santo cielo, Robert, forse  impossibile. Mi servir la
musica, un catering, un fiorista... Dio, sono un sacco di
cose.
Si pu fare, disse lui con sicurezza. Conosco un ragazzo
che sta aprendo un ristorante in citt. Sicuramente
ha molto da fare, ma con una festa cos... se potesse parcheggiare
un furgone con il nome del ristorante accanto
all'entrata, probabilmente ti pagherebbe lui per il catering.
Basterebbe quello, sospir mia madre, e tutto il resto
sarebbe pi facile.
Un altro sorriso smagliante. Lo chiamo. Vedrai. Si
pu fare senz'altro. Emanava sicurezza come calore da
un termosifone. Non c'era da stupirsi che la gente lo votasse.
Estrasse un biglietto da visita con il simbolo dell'aquila
e scrisse qualcosa sul retro. Questo  il mio numero privato.
Chiamami. Richard e io vi daremo nomi e indirizzi.
E probabilmente ti posso aiutare anche in qualche altro
modo.
Sono cos felice, disse mia madre. Non do una festa
cos da... anni. Non  stupendo, tesoro?
Stupendo, convenni, cercando di ravvivare il tono di
voce. Ripensavo a quanto mia madre voleva andarsene e
mi chiedevo cosa le avesse fatto cambiare idea. Forse il
senatore?
Vorrei farti conoscere anche mio figlio, prima che te ne
vada, Robert. Sarah, hai visto Sammy?
No. Non l'avevo visto. Ero rimasta per troppo tempo
incantata dal candore del sorriso di Richard. Avevo perso
le tracce di Sammy. E la cosa peggiore era che ora che ci
pensavo, non riuscivo proprio a... percepirlo.
Mia madre lo cap dalla mia espressione. Trovalo,
Sarah.
Certo, dissi. Speriamo. Andai all'ingresso. Respirai a
fondo, immaginando Sammy, i suoi capelli biondo cenere,
il sorriso imprevedibile, gli occhi che brillavano.
Niente. Perch non riuscivo a sentire Sammy?
Sarah? disse mia madre, un po' preoccupata. Non
era qui fuori?
S, dissi, costringendo i piedi a muoversi.
Lo conoscer un'altra volta, Annie, disse Robert.
"Devo andare. Ti serve... e fece una pausa piena di tatto,
... aiuto per cercarlo?
No, rispose mia madre. Sarah lo trover, come sempre.
Bene, disse il senatore mentre io mi allontanavo.
Scusa se scappo cos, ma Richard ha un torneo...
Tagliai per la galleria e mi misi a correre. Non volevo
che mia madre mi vedesse tanto spaventata, ma era esattamente
cos. Ero in preda al panico. Perch non riuscivo a percepirlo?
Riuscivo solo a pensare al fiume sul limitare di Amber
House, lento, freddo e profondo. In attesa di trascinare gi Sammy.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
Uscii di corsa dalle porte esterne della veranda. Sammy!
Niente. Continuando a chiamare, imboccai il vialetto
che correva lungo l'ala est, attraversai i giardini su quel lato
della casa, fino ad arrivare a un muro di siepi. Tornai cos
davanti alla casa, descrivendo un ampio arco. Sammy!
Ma mi ritorn solo l'eco della mia voce. Ero sicura che mi
avessero sentito in tutta la contea.
La grossa Sedane scura del senatore stava uscendo dal
cancello principale, quando arrivai sul prato fuori dalla
sala da pranzo. Sammy!
Niente. Nessuna risposta.
La casa sull'albero, pensai. Ci andai di corsa. Ma la scala
a pioli si fermava a tre metri dal suolo. Non era possibile
che fosse salito lass.
Mamma usc dalla porta principale. Sarah, che problema c'?
"Non so dove sia, mamma.
Lo troverai. Tu lo trovi sempre.
Non hai capito. Non so proprio dove sia.
Forse riusc a vedere il panico nei miei occhi e torn in casa.
Girai tutto il giardino d'inverno, chiamandolo. Sapevo
che non aveva preso le scale di pietra che portavano al fiume:
Richard e io eravamo appena venuti da l. Attraversai
i giardini sul lato ovest e i campi che si stendevano oltre.
Controllai il cimitero. Mi fermai sul ciglio della scogliera,
chiamai gi verso il fiume e restai in ascolto.
Nessuna risposta. Nessun rumore, a parte gli uccelli.
Non sentivo nemmeno l'acqua. I fiumi, a casa, scorrevano
rumorosi fra le rocce, ma questo passava cos lento che
sembrava quasi trascinarsi contro la forza di gravit. Pensai
di nuovo a Sammy, portato via da quella lenta corrente
fredda, e io che non riuscivo pi a percepire il suo calore.
"Sammy! gridai. Rispondi, Sam. Basta giocare!
Doveva essere da qualche parte. Doveva.
Continuai a correre, nei boschi sul lato ovest della propriet.
Sentii un fruscio, probabilmente di un animale, ai
piedi della collina, al di l di un piccolo fosso. Scrutai tra le
foglie e intravidi un piccolo riflesso chiaro.
Sammy! gridai. Basta giocare a nascondino. Ora
puoi tornare a casa.
Un suono flebile, simile a una risata. Il fruscio tra i cespugli
cominci ad allontanarsi velocemente su per la collina
di fronte.
Sammy! Fermati! E ripresi a correre gi per la collina.
Il mostriciattolo correva anche lui. Mi sembrava di vedere
dei riflessi chiari tra i cespugli del sottobosco. "Fermati,
Sam!
Saltai il letto del ruscello in fondo alla valletta e cominciai
a salire su per la collina, di corsa. Facevo una gran
fatica. Non riuscivo a credere alla velocit di quel piccolo
mostro. Le gambe mi facevano male e i polmoni mi scoppiavano.
Sammy!
La pendenza cominciava a diminuire. Davanti a me gli
alberi si diradarono e la luce del sole si fece pi intensa. Se
Sammy sapeva cos'era meglio per lui, l'avrei trovato seduto
in quella radura.
Mi afferrai il fianco, che mi faceva male, e proseguii tra
i cespugli, fino alla radura. Arrivai davanti a una casa di
legno, grande e squadrata. Malgrado facesse caldo, il fumo
usciva dal comignolo di pietra. La sedia a dondolo sotto il
portico era occupata da una donna anziana con un abito
scuro e informe; mi scrut con interesse.
"Mi scusi, dissi, ansimando, "per l'intrusione.
Oh! rispose lei con un sorriso, come se il fatto che
avessi deciso di parlarle la sorprendesse. Avrei dovuto salutarti
subito.  un piacere vederti, Sarah.
Conosceva il mio nome. Immaginai che fosse la madre
di Rose. Era possibile, vista l'et. Cerco mio fratello. L'ha
visto?
Mi conosci, cara? chiese lei sporgendosi in avanti.
No. Mi dispiace, nessuno mi ha parlato di lei.
Lei annu. Allora la Provvidenza ha deciso che fosse
il momento di incontrarci. Si appoggi allo schienale.
Sammy non  qui.
L'ho appena visto che correva nei boschi.  passato di
qui. Deve averlo visto.
Sammy non  qui, ripet lei con fermezza. Sta tornando
a casa.
"Come fa a saperlo? chiesi io, un po' irritata. Chi 
passato di corsa?
Lei sorrise. Puoi credermi, ragazza. Sammy sta benissimo.
Vai a casa. Notai l'ombra di un accento straniero
nella sua parlata del Sud.
Mmmh. Va bene, grazie. Qualche informazione in pi
non avrebbe guastato.
Ma tu torna a trovarmi presto, prosegu. "Ci sono delle
cose che devi sapere. Tu e io possiamo aiutarci.
Certo, pensai. "Va bene, mentii, cominciando a indietreggiare.
Poi mi voltai e mi misi a correre.
Torna a trovare la vecchia Nanga, mi grid dietro lei,
"torna a trovarmi.
Quando raggiunsi l'ultima altura prima di casa, vidi
Sammy uscire dagli alberi accanto al fiume. Stringeva l'Orso
Peso e camminava mano nella mano con Jackson. E indossava
una maglietta verde, non bianca.
Dove l'hai trovato? chiesi quando li raggiunsi.
Era lungo il fiume, vicino a casa nostra.
Vivete sul fiume? Rose e Jackson non vivevano con la
vecchia?
S. Ha detto che stava giocando a nascondino con il
suo amico.
Il bimbo con la maglietta bianca. Ci sono altri bambini
qua intorno?
Non che io sappia, ma magari qualcuno si  trasferito.
Lungo il fiume costruiscono sempre.
Mi sono nascosto proprio bene, Sarah, disse Sammy,
e Jackson mi ha trovato e ha detto:  ora di andare a casa,
Samvise. Anche lui  bravo a cercare.
Grazie, dissi a Jackson.
Non c' problema, rispose lui. Sono felice di aver
dato una mano.
In quel momento mia madre usc di casa. Sammy, grid,
in un misto di rabbia e sollievo. Potevo capirla. Sam
esit un secondo, poi si mise l'Orso Peso sotto il braccio e
corse ai gradini dove lo aspettava mamma. Lei lo prese in
braccio e lo strinse forte.
Insomma, dissi a Jackson, a quanto pare resteremo
ancora una settimana o due. Secondo te bastano per trovare
i diamanti?
In verit l'idea che da un paio di secoli ci fosse un bottino
di diamanti nella propriet di mia nonna non mi convinceva.
Ma dopo il giro con Richard avevo scoperto un
nuovo interesse per la storia di famiglia. Volevo poter cercare
in tutti gli angoli e le credenze prima che sparisse tutto.
Il tutto senza attirare l'attenzione di mia madre, perch
avevo la sensazione che non avrebbe gradito molto.
Questo voleva dire che avrei dovuto farlo soprattutto
di notte, e perci volevo l'aiuto di Jackson. Non avevo problemi
ad ammettere di essere troppo fifona per vagare nelle
camere silenziose di Amber House senza qualcuno che
avesse pi di cinque anni a tenermi compagnia. E se Jackson
voleva cercare i diamanti, gli avrei tenuto volentieri
compagnia io. Se nel frattempo ci fossimo imbattuti nel
tesoro perduto del Capitano, tanto meglio.
Lui mi guard speranzoso. Mi fece sorridere. Forse s,
disse, quando cominciamo?
Anche stanotte, se vuoi, dissi con noncuranza. Se ce
la fai a restare sveglio. Qui abbiamo tre ore di differenza
di fuso orario, non riesco ad addormentarmi subito. Ci
vediamo in cucina verso le undici e mezzo? Tutti gli altri
saranno a letto.
Benissimo, ci sar.
A proposito, dissi, chi  la vecchia nella casetta di
legno, laggi?
Nei suoi occhi pass una giostra indecifrabile di emozioni.
Quale vecchia? chiese con cautela.
Nanga. Mi ha detto di andare a casa, che avevano trovato
Sammy. L'hai chiamata tu, per caso?
Io no.
Risi appena, di nuovo un po' confusa. Be', spero di
non aver commesso una violazione di domicilio o cose del
genere.
Cosa ti ha detto?
Di tornare a parlare con lei.
Davvero?
S, davvero. Credo che abbia bisogno di aiuto...
Sarah, io... Sembrava che volesse aggiungere qualcosa.
S?
Cambi idea, fece no con la testa e se ne torn da dove
era venuto. Disse a voce alta, senza voltarsi: Solo in pochi
riescono a parlare con Nanga. Se tu sei una di quelli, devi
andarci.
S, pensai. Come no...
Quando rientrai, vidi con sorpresa che Rose stava gi
portando Sammy a fare un bagno. Immaginai che la sua
natura di infermiera avesse preso il sopravvento. Lui la seguiva
docilmente, non come suo solito. Sembrava che Rose
gli piacesse e che la cosa fosse reciproca.
Lei mi vide entrare. Anche tu devi darti una lavata,
signorina, ordin con un tono che non ammetteva repliche,
tipo l'ha detto il dottore. Quei boschi sono pieni di
edera e sommacco velenosi e scommetto che tu non sai
nemmeno come sono fatti. Usa molto sapone per eliminare
l'essenza e controlla di non avere arrossamenti. In posti
nascosti, intendo.
Niente di meglio di una passeggiata nei boschi, pensai,
ma un bagno mi ci voleva comunque.
Prima saccheggiai il com della nonna in cerca di un
bagnoschiuma, di un accappatoio e di un paio di asciugamani
pesanti. Poi andai verso l'ala ovest, al secondo piano,
lontano da tutti gli altri, per vedere se trovavo un posto
tranquillo in cui fare un lungo bagno caldo in santa pace.
Un arco dietro le scale portava al corridoio che avevo
fatto di corsa il giorno prima. Su ogni lato si affacciavano
tre porte.
Tre stanze pi in l trovai quello che stavo cercando: un
bagno, con pavimento e pareti rivestiti di piastrelle di un
delicato color rosa, con un'enorme vasca da bagno con le
zampe intagliate e con una finestra dai vetri colorati.
Perfetto.
Stesi sul pavimento uno degli asciugamani e avvolsi il
secondo su una buffa mano scolpita, fissata al muro accanto
alla vasca. Misi il tappo, ci versai dentro mezza boccetta
di bagnoschiuma e riempii d'acqua la vasca, alla temperatura
massima che potevo sopportare. Nella vasca allungai
le gambe e mi appoggiai sullo schienale con un sospiro,
mentre il calore mi rilassava i muscoli. Mi strofinai con
molto sapone per eliminare l'essenza. Poi scivolai sotto
la superficie. Le bolle gorgogliarono sonore, i gemiti delle
tubature divennero come richiami di balene. Su per prendere
fiato, poi di nuovo sotto. Attraverso i tubi riuscivo a
sentire mia madre che parlava in lontananza. Sentivo mio
fratello che canticchiava a bocca chiusa con la sua voce
alta e dolce.
Il suono si fece pi forte, ancora pi forte.
 qui in bagno? mi domandai, arrabbiata. Cosa ci fa qui
in bagno?
Riaffiorai in uno scrosciare d'acqua. Sammy, che diavolo
credi di...?
Nessuno.
Il canto riecheggiava nello spazio vuoto della stanza
piastrellata. Sam era vicino. E l'acqua del bagno era ormai
fredda. Mi avvolsi nell'accappatoio e mi affacciai alla porta.
"Sam?
Seguii quelle sei note acute, rabbrividendo nell'accappatoio
di spugna e seminando impronte umide sul tappeto.
Mi fermai davanti alla porta chiusa di una camera.
Il canto cess. Il cuore mi batteva forte. Mi costrinsi ad
aprire la porta della stanza di Deirdre Foster.
"Sam, sei qui?
La stanza era buia. Vuota. Lo specchio sulla parete di
fronte mi rimand la mia immagine. E quella di qualcun
altro dietro di me.
Mi voltai, con il cuore in gola.
Sammy era l e mi guardava confuso, con la testolina
bionda, ancora umida, piegata di lato. Mi hai chiamato,
Sarah?
"S, dissi io con un brivido.
"Qui fa freddo, Sarah, disse Sammy. Andiamo via.
Mi prese per mano e mi port nella mia stanza.
Pap arriv mentre mi facevo una treccia. Mamma non
sembr molto felice di vederlo.
Visto che i ragazzi non sono potuti venire a trovarmi
oggi, ho pensato di venire io. Vorrei stare un po' con loro
prima che torniate dall'altra parte del continente. Aveva in
mano una grossa busta di carta marrone, da cui uscivano
profumi speziati. Sono passato dal cinese, disse in tono
invitante. Ma se vuoi che vada...
"No, certo che no, disse lei. Resta.
Era quasi sgarbata. Mi domandai dove fosse finita la
frizzante signora di quel pomeriggio.
Pap, vieni a vedere la mia stanza, disse Sammy, prendendolo
per mano e portandolo su.
Vediamo se indovino, Schizzetto. Sei nella stanza nautica?
Come faceva a saperlo? mi domandai. Poi mi ricordai
che mio padre aveva studiato medicina nel Maryland. Lui
e mia madre si erano conosciuti e innamorati a Baltimora.
Probabilmente era venuto qui a trovarla qualche volta...
forse anche pi di qualche volta. Sammy e io eravamo gli
unici a non conoscere Amber House.
Sammy gli stava facendo fare tutto il giro. Questo  il
mio letto, disse, battendoci sopra.
" bello, Sammy. Lo sai che viene da una nave vera?
S-s. E questa  la mia campanella, Sammy la suon,
entusiasta.
"Ohi, Schizzetto. Pap fece la sua migliore imitazione
della voce del signor Darling di Peter Pan. Meno fracasso
qui, meno fracasso.
Sammy rise. Sal sul letto e batt sulla scultura appesa
sopra. "Hai visto la mia aquila? disse.
Quella decorava la poppa, Sam. La parte di dietro della
nave.
S-s. Salt gi dal letto e corse all'angolo opposto della
stanza. E questa  la mia sirenetta.
Anche lei  molto bella, Sam.  una polena. Stava sul
davanti della nave." Pap si sedette sul letto e prese l'orso
di Sam. Lui chi ?
 mio.  l'Orso Peso.
Pap trasal. Ti ha detto mamma che si chiama cos?
Sam prese l'orso.  il suo nome, Orso Peso. Si volt e
corse via dalla stanza. Andiamo. Vieni a vedere la stanza
di Sarah. Gliel'ho regalata io.
Pap e io lo seguimmo. Sammy ci aspettava, fermo sulla
soglia della mia stanza. Guarda, disse con orgoglio.
"Oh, Sam, hai trovato tu questa stanza per Sarah? 
bel-lis-si-ma, disse pap.
S-s. E hai visto la casa delle bambole? batt sul tetto
spiovente. Le luci si accendono veramente quando ci metti
le batterie. Forse ci vivono dei piccoli uomini.
 una casetta stupenda. Che stanza fantastica.  proprio
fatta apposta per Sarah, vero, Schizzetto?
S-S.
"Quello che non capisco, ragazzi,  perch vostra madre
abbia deciso di restare.
Sono stato io, disse con orgoglio Sammy, vuotando il
sacco. Me l'ha detto Sarah, ma sono stato io, ma tu non
glielo puoi dire, perch  un segreto.
Mamma chiam, dai piedi delle scale. Mangiamo?
Andiamo, disse Sammy correndo fuori.
Mio padre mi lanci una delle sue occhiate. Io mi agitai
un po'. Che cosa ha fatto, esattamente?
Ha solo... strillato un po'.
Sarah, per favore. Lo sai che non devi incoraggiare i
suoi comportamenti autistici.
Lo so, pap, mi dispiace. Ma era importante per noi. E
avresti dovuto vederlo.  stato incredibile. Talmente convincente
da far paura. Quel bambino dovrebbe fare l'attore.
A tua madre sar venuta una crisi isterica. Non sei leale,
Sarah. Dio aiuti chiunque si metta fra te e quello che vuoi.
 una cosa buona, ma non sempre. Come tutti i superpoteri,
dev'essere usata con saggezza.
Secondo me mi stai confondendo con mamma.
Sai di chi  questa stanza, vero?
E sua.
Te l'ha detto lei?
No, l'ho capito da sola.
Tu capisci da sola un sacco di cose, ragazza. Sei sempre
stata perspicace. Un altro superpotere. Sorrise.
Dovetti trattenere le lacrime, sorpresa di quanto mi fosse
mancato.
Lui pareva a disagio. Scendiamo, prima che alla mamma
venga in mente di riscaldare la cena.
Non c' pericolo, dissi, "non credo che sappia accendere
il forno.
Ci sedemmo davanti a una cena a base di zuppa agrodolce,
manzo Sichuan, maiale allo zenzero e dolcetti della
fortuna.
Jackson mi ha trovato stamattina, pap. Io mi sono
nascosto e Jackson mi ha trovato.
"Davvero? comment pap.
S-s. A giocare a nascondino  pi meglio di Sarah.
Migliore, lo corresse mia madre.
Pi migliore, disse Sammy.
Senza il pi", solo migliore.
Esatto, disse Sammy divertito. Proprio cos!
Pap rise, mamma no. Dev'essere molto bravo a cercare,
Sam, se  perfino migliore di Sarah, disse pap.
Sam annu: S, migliore.
Cal un silenzio che non mi piacque. Hai sentito della
mia festa, pap?
Evidentemente no, a giudicare dalla sorpresa che si dipinse
sul suo volto. Dai una festa qui?"
Mia madre si mise all'istante sulla difensiva: immagino
che la follia della cosa fosse un tasto un po' dolente. Compie
sedici anni.  una data importante. A sedici anni ho
fatto il mio debutto in societ. Diamine, non sarebbe bello
festeggiare?
Pap si rivolse a me. E Sarah che ne pensa?
Sarah pensa, dissi di proposito, che passare una serata
con un centinaio di estranei sia pi o meno come ritrovarsi
all'inferno.
Un centinaio? ripet mio padre.
Non sai quel che dici," sbott mia madre. Tanto per
cominciare non saranno tutti estranei. Ci sar Richard e
probabilmente per quel giorno conoscerai gi alcuni suoi
amici...
Richard?" chiese pap.
Il figlio del senatore, risposi.
Il senatore... Una luce si accese negli occhi di mio
padre. Parliamo del senatore Robert Hathaway?
Robert  passato oggi per farmi le condoglianze, disse
mamma con impazienza. Mi ha detto che mi aiuter con
gli inviti.
"Come sta Robert? chiese mio padre con esagerato interesse.
Sta bene. Ti manda i suoi saluti.
 gentile a ricordarsi di me. Gli hai parlato di me? Di
noi?"
Certo che no. Gli ho detto solo che lavoravi di nuovo
alla Johns Hopkins."
E come sta la signora Hathaway?
Non ho chiesto.
 morta," dissi, qualche anno fa.
Non avrei dovuto dirlo. Mi sarei dovuta mordere la lingua
e tenerlo per me.
Il vedovo inconsolabile, eh? disse mio padre. Che comodit."
Mia madre strinse gli occhi. Come ti permetti di criticarmi?
Come osi insinuare che abbia fatto qualcosa di
male? Non scaricare tutto su di me."
Lui non seppe cosa rispondere. Senza nemmeno guardarmi,
cambi discorso a denti stretti. Non sei costretta a
dare la festa se non vuoi, Sarah.
Mamma non fece una piega. Ti sbagli, Tom. Sarah non
ha voce in capitolo su questa faccenda. Alla festa verranno
alcune delle persone pi ricche della zona, e visto che devo
vendere questa casa con tutto quello che c' dentro, voglio
che vedano Amber House tirata a lucido.  un tipo di pubblicit
che non ha prezzo. Perci daremo la festa e Sarah
si presenter col sorriso sulle labbra. Se vuoi venire, sei
senz'altro il benvenuto.
Poi lasci cadere il tovagliolo sul piatto e se ne and. Io
guardai il mio piatto, completamente abbattuta.
Dai, Sarah, Schizzetto, disse pap. Non vorremo
mica sprecare questo ben di Dio. Mangiamo.
"No, disse Sammy. Cominci a darsi il pugno sulla testa.
Ehi, basta. Mio padre afferr il pugno di Sammy. Che
ne dici di un po' di gelato?
No! No, no, no! grid Sammy. Liber la mano, salt
gi dalla sedia e corse via. Sentii i suoi passi sulle scale.
" colpa mia, dissi. Non avrei dovuto parlare della
festa.
No, non dirlo nemmeno. Niente di tutto questo  colpa
tua. Mio padre sospir. Lei non mi vuole, forse  meglio
che smetta di intromettermi.
Ma verrai alla festa, vero?
Se tu vuoi, s. Si alz e si chin goffamente a darmi
un bacio sulla testa. Vado a controllare Sammy, va bene?
S,  meglio.
Pap si pass il dorso della mano sugli occhi. Finsi di
non averlo visto. Torno subito, disse, e ti do una mano
con i piatti.
Nessuno aveva aperto il dolcetto della fortuna. Con un
sospiro spezzai il mio: Lo specchio dovrebbe riflettere
qualcuno che vuoi vedere.
Alzai gli occhi al cielo. Mi toccavano sempre quelli pi
stupidi.
Quando pap torn avevo quasi messo via tutto. Si
 addormentato, disse.  crollato sul letto, abbracciato
all'orso. Sta bene.
S che sta bene, gli dissi. " un bambino positivo."
"Sai dove ha preso il nome dell'orso?
"Orso Peso? No, perch?
"Tua nonna una volta mi ha fatto fare il giro della casa.
Lei chiamava quel pupazzo Orso Peso e mi  sembrato
strano. Tu che ne dici?
Forse l'ha raccontato a Sammy durante una delle sue
visite.
Forse. Pap prese la spugnetta e cominci a lavare i
piatti. Lo fermai.
Non ti preoccupare. Si sta facendo tardi, devi andare
a dormire. Vai. Non vorrei che ti facessero causa per colpa
mia.
Sicura?
Mi strinsi nelle spalle.  praticamente gi tutto fatto.
Lui mi abbracci prima di uscire. Un effetto della separazione,
pensai. Non mi abbracciava mai a Seattle. Finii
di riordinare, feci il giro delle stanze per spegnere le luci e
rimpiansi di non avere una TV. L'unico televisore era in camera
della nonna, dove si era sistemata mia madre.
Le nove. Mancavano ancora due ore e mezza. Se avessi
avuto il numero di telefono di Jackson, l'avrei chiamato per
disdire.
Salii di sopra, presi il cellulare dalla borsa pensando
di chiamare Jecie, ma era morto. E, naturalmente, avevo
dimenticato il caricabatterie.
Sgattaiolai nella stanza di Sam e presi la torcia dal suo
zaino, poi tornai gi in biblioteca, dove mi sembrava di
aver visto un telefono.
Infatti c'era, su un tavolino tra due poltrone. Aveva il disco,
come nei film di Humphrey Bogart. Mi ci volle qualche
istante per capire come funzionava.
Jecie, sono Sarah. Ti ricordi di me? feci una smorfia.
Sembravo sempre stupida al telefono.
Chiacchierammo un po'. Lei mi raccont del suo nuovo
tatuaggio, una frase in ebraico tratta dal Talmud: Se io
non sono per me, chi  per me? E se io sono solo per me
stesso, che cosa sono?
Rappresenta il popolo ebraico, dissi. Per non credo
proprio che i tatuaggi siano kosher. Il rabbino lo sa? Anzi,
no: tua madre lo sa?
Lei rise. Le dissi della festa, ma non poteva venire. Anche
se si fosse potuta permettere il biglietto aereo, aveva
la prova costumi del Giardino segreto. Le raccontai del bel
figlio del senatore.
Genere... modello? chiese lei.
Genere modello, confermai. Dissi che le avrei spedito
via e-mail delle foto, appena avessi trovato un posto connesso
a Internet. Quanto mi mancava il mio computer.
Ancora un'ora e mezza. Esplorai la biblioteca. Era enorme:
scaffali dal pavimento al soffitto e porte e finestre su
tutte le pareti. Per quanto potevo vedere, i libri erano tutti
rilegati, molti in pelle. Piccole targhe di ottone identificavano
i diversi argomenti. C'era una sezione di autori francesi
e una di tedeschi. Su un leggio accanto a un antico mappamondo
c'era un'edizione integrale del Dizionario Oxford.
Mi sedetti su una delle poltrone di cuoio trapuntato ed
esaminai la pila di libri che mia nonna aveva lasciato sul
tavolo: Conan Doyle e Agatha Christie, Lovecraft e Poe.
Evidentemente aveva il gusto del macabro. Dall'altra parte
del tavolo, un grosso libro aperto mostrava l'illustrazione
di una casa in mezzo agli alberi, su una scogliera. L'immagine
era capovolta, cos mi alzai e andai a guardarla: era
Amber House. Controllai la copertina. Un luogo nel tempo,
di Fiona Campbell Warren.
Era il libro di cui mi aveva parlato Richard. Ovviamente
mia nonna ne aveva una copia. Lo richiusi e me lo misi
sotto il braccio. Forse mi avrebbe aiutata ad ammazzare il
tempo.
Mi sedetti al tavolo della cucina. Il vetro della porta
esterna mi fissava come un grande occhio nero. Pensai di
cambiare sedia, in modo da non averlo davanti, ma non lo
volevo neppure alle spalle. Aprii sul tavolo il pesante libro.
Nel frontespizio c'era la foto dell'autrice, la mia bisnonna.
Era molto bella. Lineamenti fini, un gran bel fisico e
una massa di capelli folti, raccolti in cima alla testa. Assomigliava
un po' a mia madre. La pagina successiva era una
nota di redazione:
Fiona Campbell Warren  una donna straordinaria con
un progetto straordinario. Nelle pagine che seguono ha
intessuto insieme fatti storici, racconti familiari e finzione
narrativa con tale bravura che si potrebbe credere che
lei stessa abbia vissuto in quei luoghi e in quelle epoche,
con le persone che descrive. Poi, come se cambiasse idea
sulle proprie invenzioni, narra quegli stessi eventi modificandoli
leggermente, portandoci in un altro luogo, in un
altro futuro: nelle parole di Fiona, in un altroquando.
Poi proseguiva in tono molto accademico: no, grazie.
Passai oltre. Dopo la prefazione c'era una poesia, intitolata
Altroquando. La poesia non era il mio forte, ma ero curiosa
e la lessi:
Seguiamo confusi le curve di un labirinto
spinti dalla speranza, inseguiti dalla storia.
Lusingati dalla fortuna, feriti dalla malasorte
proseguiamo incerti, ottusi, verso il mistero.
Ma il tempo ti incalza, mentre corri a piedi nudi
per non farti sentire; eppure dovresti destarla,
e cercare il nodo tra passato e futuro.
Pur se la scelta  ardua, pur se la sorte nega la volont,
sappi che il destino  in mano tua.
Distingui ci che frantuma il tempo e ne piega il flusso,
i suoi capricci incuranti alla tua volont.
Cos guarisci le ferite; disponi la sorte per il meglio.
E se hai la possibilit di scegliere tutto daccapo
prendi il sentiero che porta all'altroquando.
Cosa significava? Credeva davvero, sul serio, che si potesse
cambiare il tempo, o c'era una metafora che mi sfuggiva?
Altroquando. Chiss come mai non mi sorprendeva
il fatto che fosse stata in manicomio.
Aveva stilato anche un albero genealogico, Famiglie di
Amber House, in cui elencava tutti i miei antenati che erano
stati proprietari della casa, a cominciare dalla coppia
citata da Richard: Liam e Sorcha O'Malley. A met del Settecento,
quattro generazioni dopo, trovai Deirdre Foster e
suo marito, il Capitano Foster, ossessionato dall'avorio di
balena e dalle armi, che evidentemente era gi stato sposato
prima della storia con la sventurata Deirdre. Scorsi una
lunga lista di tipici nomi americani: Tate e Webster, Gideon
e Quincy, e una Maeve McCallister con un tocco irlandese.
Maeve era la nonna di Fiona. L'albero terminava con
la figlia di Fiona (mia nonna), Ida Warren. Immaginai che
fosse l'ultima nata prima della pubblicazione del libro, e in
quanto unica figlia di Fiona, destinata a ereditare Amber
House. Mia madre sarebbe stata l'ultima. Non avrei mai
fatto parte di quel gruppo.
Mi si stavano chiudendo gli occhi. E a casa non erano
nemmeno le otto di sera. Chiusi il libro e mi chinai in
avanti, con l'intenzione di posare la testa sul braccio per un minuto.
E sognai.
Il prete era in piedi davanti alla tomba della nonna, a ricordarci
che c'era un tempo per tutto. Nonna era accanto a
me e mi guardava con un leggero sorriso.
Le donne in nero se n'erano andate, ma ce n'erano altre,
vestite in modo strano, davanti a diverse lapidi del cimitero.
Guardavano tutte me. Nonna disse: Un giorno sarai qui anche tu.
Provai a dire Mai,  ma le parole non uscirono.
Mi parve di sentire un'eco, delle voci sempre pi. forti.
Sarah, Sarah...
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
Mi rialzai di colpo, le voci del sogno ancora nelle orecchie.
Mi ci vollero pochi secondi per rendermi conto che
ero nella cucina di mia nonna. Jackson si affacci alla porta.
Scusa. Sorrise: Non ce l'hai fatta a restare sveglia?
Pensavo che per il tuo fuso orario fossero ancora le otto e
mezzo.
Mi maledissi per la mia leggerezza. Dev'essere stata la
corsa di oggi, nei vostri boschi invasi dalle zecche.
Ah s, disse lui, ti trovi proprio al centro della capitale
delle zecche di tutto il paese, se non del mondo intero.
Richiuse la porta alle sue spalle. Il trucco per evitarle,
disse, tirando su il cappuccio della felpa leggera che indossava,
 la cotta di maglia. Sorrise, si tolse il cappuccio e
apr la lampo della felpa. Da dove cominciamo?
Perch non andiamo al terzo piano? Non ci sono mai
stata, e tu?
No. Andiamo.
Uscimmo in punta di piedi dalla cucina e prendemmo
le scale. Dopo il secondo pianerottolo, la grande scalinata
faceva un'unica svolta e poi diventava una stretta scala di
servizio, che terminava su un breve corridoio con tre porte
chiuse. Aprii la prima a destra.
La stanza era illuminata da uno spicchio di luna e conteneva
solo quattro cose: un tavolino, una sedia, una lampada
di ottone a piede e una piccola libreria a vetri, piena
di smilzi volumi rilegati in pelle, tutti uguali. Qui ci devo
tornare, pensai.
La porta a sinistra si apriva su una stanza caotica e polverosa:
a terra c'era un cavalletto rotto che reggeva ancora
una tela strappata, che una volta era un bel paesaggio, e
una scatola piena di tubetti di colore rovesciata a terra, il
contenuto calpestato.
Oltre la terza porta le torce svelarono un lungo e stretto
solaio con il tetto spiovente e una sola finestra in fondo. Al
centro del tetto, da un tubo pendeva una vecchia lampadina
con la cordicella. Jackson si avvicin, la tir e, miracolosamente,
la lampadina si accese. La luce fioca svel un
cimitero di oggetti dimenticati, accatastati verso le pareti
in ombra, che riempivano quasi del tutto la soffitta dal tetto
spiovente.
Sfiorai con le dita il manico di una consunta carrozzina
di vimini e pensai ai due bambini che l'avevano occupata,
miei parenti morti e sepolti. Un manichino da sarta senza
testa sfoggiava la vita dolorosamente scolpita dell'ra dei
corsetti. Una bambola di porcellana calva era seduta su un
seggiolone di legno con il sedile sfondato, gli occhi vuoti
spalancati sul ricordo di una cameretta da bambini.
Aprii un baule. Il velo di tulle di un abito da sposa ingiallito
si ridusse in brandelli sotto le mie dita. Sotto, lo
smoking dello sposo era poggiato sui pizzi di antichi vestiti
da beb, su un completo alla marinara e su uno strato di
scarponcini di cuoio. Un pesciolino d'argento mi scivol
fra le dita mentre cercavo.
Bleah, dissi involontariamente. Rimisi a posto gli abiti
e li restituii al buio.
Jackson rise appena. Non pensavo che fossi schifiltosa.
Pensava qualcosa di me? Mi strinsi nelle spalle. Un pesciolino
d'argento, che schifo.
Hai ragione, fanno schifo, disse. Mi fece un gran sorriso
rilassato. Sembrava... felice. Mi resi conto che mi era
sempre apparso un po' teso, come se fosse sotto pressione.
Ma stavolta pareva del tutto a suo agio.  per via del clima
caldo e umido. Siamo pieni di insetti. Alcuni poi non esistono
da nessun'altra parte: c' un coleottero che vive solo
nella baia di Chesapeake, e un ragno che si trova solo sulle
rive di questo fiume.
Rabbrividii. Io odio i ragni. Ho una teoria: secondo me
vengono tutti da un qualcosa di alieno arrivato sulla Terra
su un meteorite un miliardo di anni fa.
Lui rise. Aracnofobica?
Nah, dissi io. Ho solo paura dei ragni.
Lui attacc a spiegarmi il significato di aracnofobia,
ma poi si rese conto che stavo scherzando. Ah. Era una
battuta, disse. Concetto complicato.
Continu a fare conversazione, tempestandomi di domande:
Qual  la cosa pi straordinaria che tu abbia mai
visto? Per me, l'aurora boreale; per lui, un uragano in arrivo
sulla baia di Chesapeake. Se potessi andare in qualunque
angolo del mondo, dove andresti? Io a Parigi, lui a
New York: Dove si sono conosciuti i miei. Meglio i gatti
o i cani? I cani, per tutti e due. Non gli dissi che i gatti mi
ricordavano troppo mia madre. Finii per parlargli di Jecie
e di quella volta che aveva portato una mucca su per la
scalinata esterna della nostra scuola, e poi avevano dovuto
chiamare una gru per portarla gi, perch le mucche non
sanno scendere le scale. Lui rise di cuore. Mi piace questa
Jecie.
Parlammo per quasi un'ora, tirando fuori uno scatolone
dopo l'altro alla luce di quella lampadina solitaria, per
curiosarci dentro.
Capii quasi subito che non era molto probabile che ci
fosse qualcosa di utile per arrivare ai fantomatici diamanti
del Capitano. Per la maggior parte erano cose interessanti
per me, come quelle scatoline che le mamme conservano
in fondo ai cassetti, con dentro tre dentini e una ciocca di
capelli morbidi: qualcosa di tenero, familiare e allo stesso
tempo anche un po' schifoso. Nelle scatole cerano documenti,
vecchi vestiti, piccoli tesori rotti, giocattoli un tempo
amati... cose che chi abitava ad Amber House non aveva
ritenuto degne di preservare dal lento degrado del tempo.
Da ogni scatola uscivano sbuffi di polvere e marciume che
mi si posava sulla pelle e mi entrava nei polmoni. Dopo
un po' cominci ad angosciarmi. Sembrava la prova, silenziosa
e ineludibile, che anche tutti i pezzi della mia vita
sarebbero finiti cos, un giorno: in una triste, soffice, grigia
disintegrazione.
Mi sono stufata, dissi lottando contro un senso di soffocamento.
Ce ne sono ancora molte?
Cos com'era arrivata, la socievolezza di Jackson svan.
I tratti rilassati del volto si nascosero dietro l'espressione
neutra che mostrava tanto spesso. No, rispose lui. Ho
guardato tutto da qui alla finestra. Vecchie porcellane, lenzuola,
carte e cianfrusaglie.
Allora voglio uscire da qui. Mi mancano solo un paio
di scatole. Peccato non aver portato del nastro adesivo.
Indicai alcuni cartoni che avevo lasciato da parte. Vorrei
richiuderli, per tenere lontani topi e insetti.
Posso fare una corsa gi in cucina a prenderlo dal cassetto,
disse lui.
E lasciarmi sola quass? pensai, con angoscia. Per dissi:
Uh, mi faresti un favore. Grazie.
Non c' problema. E usc.
Trascinai le ultime scatole sotto la luce. Mentre cercavo,
mi girai due volte indietro; una parte di me non poteva
fare a meno di guardarsi alle spalle. Mi domandai perch
Jackson ci stesse mettendo tanto. Anche salendo le scale
lentamente, avrebbe dovuto essere gi tornato.
Finita l'ultima scatola, non volevo pi aspettare. Sarei
tornata su a chiuderle un'altra volta.
Vidi la felpa di Jackson sullo schienale di una sedia rotta
e me la misi sottobraccio per avere le mani libere e portarmi
via una scatola di fotografie. Mi resi conto, troppo
tardi, che avrei dovuto spegnere la lampadina centrale prima
di uscire. Il pensiero di essere inghiottita dalle ombre
della soffitta mi faceva star male. Con un'ultima occhiata
intorno per rassicurarmi, accesi la torcia e tirai la cordicella
per spegnere la lampadina.
Mi infilai la torcia sotto il braccio insieme alla felpa e
mi chinai per prendere la scatola. Ma mentre mi rialzavo,
goffa e carica, la torcia scivol, mi rimbalz sulla gamba
e cadde a terra. Restai immobile, incredula, con le mani
occupate e la guardai rotolare via come al rallentatore. Si
ferm nell'angolo fra il pavimento e il tetto, con la luce intrappolata
tra i cumuli di polvere.
Nel buio che mi circondava, posai la scatola e mi misi
carponi per arrivare fino nell'angolo. Augurandomi con
tutto il cuore che Jackson non se ne fosse andato, con la
sensazione netta che lo spazio fra le spalle fosse nudo ed
esposto, allungai la mano. Le dita toccarono qualcosa di
freddo e metallico che mi fece trasalire.
E la luce si spense.
L'oscurit mi sommerse come un'alluvione. Ebbi la sensazione
di annegare, come se insieme alla luce fosse sparita
l'aria. Indietreggiai e mi alzai con le braccia alzate, cercando
a tastoni la cordicella della lampadina. Urtai qualcosa
con il piede, barcollai e mi fermai.
Il silenzio mi risuonava nelle orecchie: quasi un ronzio,
un mormorio, un sospiro. Un rapido pulsare dell'aria che
divenne un ansimare.
Huh-eh-huh-eh-huh-eh-huh-eh-huh-eh-huh-eh-huh.
Il suono era davanti a me, all'angolo opposto della soffitta.
Ero agghiacciata, immobilizzata dal rumore di quel respiro.
Tutti i miei sensi paralizzati.
Ora riuscivo a vedere qualcosa: i mucchi di cianfrusaglie
color carbone nell'ombra, una lama sottile di luce
lunare che proveniva dall'unica finestra della stanza. Mi
sforzai di penetrare il buio al di l. Forse vidi una sagoma
pallida. Forse era accovacciata l, appena oltre la luce. Forse
mi stava guardando.
Il respiro si ferm. Il silenzio crebbe, angosciante. Mi
sforzai di ascoltare, di vedere. Aspettai di sentire un movimento
in fondo alla soffitta.
E sentii dei passi alle mie spalle, sulle scale.
Jackson.
Travolta dal sollievo, mi voltai. Ma vidi, percepii che
la porta della soffitta era chiusa. Jackson l'aveva lasciata
aperta; sapevo che Jackson l'aveva lasciata aperta. Sentivo,
sapevo che chiunque avesse salito le scale ora era dietro
quella porta chiusa. Fermo, immobile. Senza parlare, senza
aiutarmi.
Alle mie spalle, il rumore di una catena trascinata sul
legno.
Avevo freddo, mi sentivo oppressa, riuscivo a malapena
a respirare. Una lacrima mi spunt all'angolo dell'occhio,
come una goccia di sangue.
Mi costrinsi a voltarmi, a guardare.
Nella lama di luce lunare c'era una donna. Il viso completamente
al buio, con la luce della finestra alle spalle.
Vidi una massa di riccioli neri, due braccia forti, una veste
informe e trasparente. Immobile. Avrebbe potuto trattarsi
di Persefone, scolpita nella pietra. Un ragno corse gi, lungo
uno dei suoi riccioli, e mi sfugg un'esclamazione soffocata.
Volevo ficcarmi il pugno in bocca per soffocare l'urlo
che mi si stava formando in gola.
E lei parl. La voce roca, spezzata, un sibilo lieve.
Mi stai ascoltando? Puoi sentirmi?
S, pensai. S, s, s, ti sento. S.
Tu sai che non puoi intrappolarmi qui. Lo sai che posso
andarmene quando voglio. Sai che non puoi fermarmi.
Richard aveva detto che la casa era stregata. Richard aveva
detto che tenevano Deirdre chiusa da qualche parte. Deirdre,
morta di pazzia. Oh Dio mio!
Lei chin la testa di lato. Alz la voce, fin quasi a urlare.
Credi di essere al sicuro? Credi che non possa farti niente?
Invece posso. Posso venire a prenderti nei tuoi sogni.
Oltre l'eco di quel grido sentii un piccolo gemito monotono
che usciva dalla mia gola.
Non dormire, sussurr lei, come se parlasse a una
bambina. "No, no. Non dormire mai. Perch io vivo l, ora.
Poi si mosse, si avvicin. Un rumore di catene, un fruscio
di stoffa. E l'urlo che avevo trattenuto con i denti finalmente
usc.
Sarah? grid Jackson dalle scale. Sarah? Che c'?
Cos' successo?
Mi voltai e corsi verso la porta. Dal basso proveniva la
luce della torcia di Jackson. Mi accorsi troppo tardi che la
porta era ancora aperta. Sbattei la fronte contro lo spigolo.
Vidi le stelle e mi accasciai.
Jackson mi afferr al volo. Si abbass, mi circond le
spalle con un braccio e mi fece poggiare la testa sul suo petto.
Sentivo un dolore acuto alla fronte. Ci passai sopra una
mano tremante. Stava gi spuntando un bozzo enorme.
"Era dietro di me, bisbigliai.
Qui non c' nessuno, Sarah.
"Accendi la luce. Accendi la luce! Stavo strillando e non
volevo, ma era pi forte di me.
Lui si alz, trov la cordicella e la luce torn. Tentai di
rialzarmi, ma caddi; avevo la vista offuscata. Jackson mi
afferr di nuovo.
Riposati un po', disse. Dimmi che cosa hai visto.
Mi guardai intorno per assicurarmi che se ne fosse andata.
Mi prenderai per matta, risposi.
Dimmi.
Era un fantasma, dissi con gli occhi bassi.
No... disse lui, quasi lottando con le parole, quello
che hai visto non era... un fantasma, disse.
Tu non lo sai. Io l'ho vista! L'ho vista! Stavo di nuovo
alzando la voce.
Shh, disse lui, cercando di calmarmi. "Non  un fantasma.
... scuoteva la testa, quasi come se non avesse
voluto dire le parole che stavano per uscire dalla sua bocca.
"... la casa.  Amber House.
Lo fissai. All'improvviso il dolore alla testa si era fatto
intollerabile. Cosa stai dicendo? C'era una donna. L'ho vista.
Voleva farmi del male.
No," disse lui. No. Anche Ida vedeva delle cose. Le
chiamava echi. Quando toccava certi oggetti, piccoli pezzi
di passato tornavano a vivere. Diceva che erano la memoria
della casa.
Echi? La memoria della casa? Cosa? E poi... Perch
non me l'hai detto, se lo sapevi? Perch non mi hai avvertita?
Lui abbass gli occhi, un po' smarrito. Non ero sicuro
che le avresti viste anche tu. Non sapevo se fosse tutto vero,
perch Ida era un po'...
Svitata? finii silenziosamente per lui, che prosegu.
"E poi hai detto che Nanga voleva parlarti. E ho pensato...
scroll appena le spalle, "... che fosse una cosa fra te
e Nanga. Fece una pausa. Ida diceva che non fanno niente
di male.  solo il passato. Come delle piccole finestre sul
passato, e tu puoi vedere attraverso.  un dono speciale
che hanno solo certe donne della tua famiglia.
Quelle pazze, pensai. Mi passai la mano sul viso. Mi resi
conto che stavo barcollando, come faccio quando sono
sconvolta. Mi costrinsi a fermarmi. Non possono farmi
niente?
No. Almeno  quello che diceva Ida.
E Nanga ne sa qualcosa?
"Se qualcuno ne sa qualcosa, quella  lei."
"Chi  Nanga?
... una mia parente. Credo che possa aiutarti. Ida diceva
sempre che Nanga voleva aiutarla. Credo che abbia
un piano.
Mi voltai a guardare gli angoli della soffitta. "Se non
parlava con me, con chi stava parlando? Chi c'era dietro la
porta?
Non lo so.
Mi alzai tremando, con l'aiuto di Jackson.
"Stai bene? chiese lui.
"Non lo so.
Lui ritrov la torcia, ancora accesa, e me la restitu. Si
era spenta, gli dissi in tono testardo, come una bambina
piccola.
No, disse lui, "probabilmente nella visione era buio.
Quello era il buio del passato. La torcia non si  mai spenta.
La tenevano rinchiusa al buio, pensai. Poi ricordai la
torcia di Sammy che si era spenta nella serra, la prima
sera. Ero forse scivolata in un'eco senza accorgermene? E
come ne ero uscita?
Ce la fai a scendere le scale?" chiese. Io annuii.
Si mise la scatola sotto il braccio e spense la luce. Lo
seguii fino al secondo piano. Lui sollev la scatola. Dove
vuoi che la metta?
Andai in camera mia e accesi la piccola lampada sul
comodino. Indicai il letto. Puoi metterla l sotto?
La scatola spar sotto il letto. Lui si avvi alla porta, ma
sulla soglia si volt. Fece per dire qualcosa, s'interruppe e
ricominci. Se racconti questa storia a tua madre, lei se ne
andr. Tu non tornerai pi.
Magari  quello che voglio.
Magari no, ribatt lui. Aveva uno sguardo implorante.
Com' possibile che quei diamanti siano tanto importanti
per lui? pensai.
"Non lo so, ripetei.
Prima di decidere, disse lui, fammi un favore.
Quale?
Parla con Nanga. Torna a casa sua, se puoi, e parla con
lei. Per favore. Si volt e usc.
Se posso? pensai, ascoltando i suoi passi che si allontanavano.
Poi mi accorsi del mormorio della TV, al piano di sotto.
Sperai che mamma non ci avesse sentito trafficare. Forse si
era addormentata con la TV accesa.
Mi lavai i denti e andai a letto, senza pensare a niente.
Mi tornarono in mente le parole di Deirdre. Non dormire,
aveva detto. Avrei voluto non farlo. Rimasi in silenzio,
immobile, ad ascoltare le voci che si alzavano nel buio.
Sarah.
Mi svegliai dai frammenti di un sogno in cui avrei voluto
tornare. Cercai di rimettere insieme i pezzi (il volto
sorridente di una donna, un senso di pace, di familiarit),
ma quelli svanirono come fumo.
La luce della luna che filtrava tra le tendine di pizzo
creava strani motivi sul letto. Mi sembrava di aver appena
chiuso gli occhi, ma l'orologio sul comodino mi disse che
erano passate molte ore.
Nella stanza faceva freddo.
Sarah?
Conoscevo quella voce. Era Sammy. Era nella mia stanza,
ma anche se era una follia, avevo paura di rispondergli.
Sarah? ripet la voce, piatta innaturale. Dov' la
mia scatola?
Allungai un braccio verso la lampada. Come si accende?
mi chiesi un po' in ansia. Trovai l'interruttore e lo girai.
Sammy era l, con gli occhi aperti. Ma non era sveglio.
Era sonnambulo: gli era gi successo molte volte, da quando
aveva tre anni. Sam?" dissi e scesi dal letto.
Dov' la mia scatola, Sarah?
Lo presi per un braccio. Lui si lasci guidare senza opporre
resistenza, placido, tranquillo. Un tempo era pap a
occuparsene. Ora toccava a me, probabilmente. Lo condussi
fino al suo letto, lo feci sedere e gli sollevai le gambe. Lo
spinsi gi per le spalle finch non pos la testa sul cuscino.
Dov' la mia scatola?
Shh, shh, sussurrai, rimboccandogli le coperte. "La
troviamo domani mattina. Ora dormi.
Chiuse gli occhi, apr appena quelle labbra dolci e si
mise a russare leggermente. Cedetti all'impulso irresistibile
di dargli un bacio sulla fronte.
Poi tornai a dormire.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Quando riaprii gli occhi, la mattina dopo, cominciai ad
analizzare con cautela la cosa assurda che mi era capitata
la sera prima. Cos'era stato? Un'allucinazione? Un fantasma?
Ripensandoci, non sembrava che stesse parlando con
me. Era pi come la scena di un film che si ripeteva. Un
dj vu di duecento anni fa. La vita in un loop infinito.
Chiss se lei se nera resa conto.
Quando mi alzai a sedere, la testa cominci a pulsare. Mi
toccai con cautela la fronte e trovai un bozzo grosso quanto
mezzo uovo. Splendido. Cosa avrei detto a mia madre?
Specialmente con l'allegra giornata di commissioni a Baltimora
che ci aspettava. Per non parlare dell'emozionante
incontro con i colleghi di mio padre. Cosa avrei raccontato?
Trovai del fondotinta e ce lo spalmai sopra delicatamente,
poi cercai di nasconderlo con i capelli. Guardai l'effetto
allo specchio.
Facevo proprio schifo.
Stavo facendo colazione con una scodella di cereali
quando mia madre entr in cucina. Sarah, vorrei che tu...
S'interruppe, incredula. Oh mio Dio, cosa diavolo ti sei
fatta sul viso?
Sono inciampata nella valigia al buio e ho sbattuto contro
la sponda del letto, risposi, sperando che se la bevesse.
Lei sospir e scosse la testa. Visto, Sarah? C' un motivo
per cui le persone civili tengono la loro stanza in ordine.
Favoloso. Con quella spiegazione ero una maldestra e
anche una sciattona. Per il resto del mondo avrei dovuto
inventare qualcosa di meglio.
Sam entr in quel momento, sgran appena gli occhi
quando mi vide, ma non disse una parola. Si ferm davanti
a me, mi mise le manine sulle guance e attir il mio viso
verso il suo. Poi mi dette un bacio dolcissimo sul bozzo.
Ahia, Sarah.
Come si faceva a non volergli bene?
Mamma vide Sammy con l'Orso Peso al seguito e stava
per dire qualcosa, ma io feci no con la testa, forte della mia
autorit nuova di zecca. Lei strinse appena le labbra, ma
decise di lasciare che io e Sam facessimo a modo nostro.
Salite in macchina.
In macchina mi voltai verso il finestrino e cercai di isolarmi.
Non volevo fare conversazione con mia madre, volevo
riflettere. Sapevo che se avessi voluto dire qualcosa su
quello che avevo visto avrei dovuto farlo ora, prima che lei
cominciasse a spendere soldi per la mia festa di compleanno.
Ma sapevo anche che se avessi detto qualcosa non avrei
mai pi messo piede ad Amber House. E non ero sicura
che fosse ci che volevo. Non ne ero affatto sicura.
Questa cosa che riuscivo a fare ad Amber House era...
incredibile. Forse anche un po' spaventosa. Ma Jackson
aveva detto che non potevano farmi del male, che erano
solo echi, echi solo per me: persone che avevano contribuito
a formare quel puzzle che ero io. Dovevo ammettere che
la cosa mi affascinava. E poi, comunque, due settimane
dopo ce ne saremmo andati.
Pensai che magari sarei rimasta, per vedere cosa succedeva.
Arrivammo a Baltimora in meno di un'ora. Mamma girava
per le strade con la sicurezza di chi ci aveva gi abitato.
Aveva studiato qui, al college femminile di Notre-Dame.
Aveva conosciuto pap a un ballo al quale erano invitati i
giovani rampolli maschi delle universit vicine. Pap veniva
dal Connecticut e studiava alla Johns Hopkins: arriv
alla festa con un cugino che era guardiamarina all'Accademia
navale di Annapolis. Il resto, come si dice,  storia.
Avevo pensato che saremmo andati direttamente in
ospedale, ma mia madre aveva in mente altre mete turistiche.
La prima fermata fu da McCauley, il pi antico
cartolaio di Baltimora, ci spieg mamma. Il negozio era
buio e pieno di ogni prodotto cartaceo immaginabile. Ci
dirigemmo verso un bancone, in fondo al negozio, dove un
uomo anziano alz gli occhi dal suo lavoro.
Sul viso di mia madre comparve un sorriso raggiante.
Signor Perkins!
Signorina... McGuinness?
"Santo cielo, che memoria!
"Non si dimentica una ragazza bella come lei.
Alla mia et questo tipo di lusinghe fa bene alla salute.
Gli sfior il dorso della mano.
Stava flirtando con il vecchio. Bleah.
Come possiamo aiutarla, oggi?
Spero proprio che possiate, perch sono quasi disperata,
cominci mia madre, e poi gli spiattell tutta la storia:
che eravamo arrivati all'improvviso per via della morte di
sua madre, che voleva dare una vera festa per il mio debutto
in societ, che il senatore Hathaway le aveva promesso
di aiutarla. Un colpo di fortuna incredibile, disse, ma
aveva molta fretta, era per il prossimo fine settimana. Non
poteva fare qualcosa?
Mmmh, disse Perkins, pensieroso: Che cosa ha in
mente, con precisione?
Un biglietto in cartoncino pesante con RSVP in chiusura.
Sarebbe perfetto in blu notte con caratteri dorati, a
rilievo. Diciamo duecentocinquanta?
Due-cento-cinquanta? ripetei fra me e me.
Ha gi il testo?
Mamma gli mostr una pagina del suo taccuino in pelle.
Molto carino, comment lui. Strinse le labbra, pensando.
Mia madre aspettava, in apnea. Va bene, disse lui.
Per lei e per il senatore.
Oh, santo cielo, grazie! Per quando pu riuscire a farli?
Perkins telefon in magazzino. Il cartoncino lo abbiamo,
indaco scuro. Con qualche spostamento ce la dovremmo
fare. Posso consegnarglieli anche stasera. Poi aggiunse,
in tono di scusa: Ovviamente ce un sovrapprezzo.
"Ovviamente, disse mia madre, deliziata. Lei  un
santo, signor Perkins.
Quando uscimmo, mia madre strinse il pugno in segno
di vittoria, ma a me venne il mal di stomaco. Quel numero
continuava a rimbalzarmi in testa. Duecentocinquanta invitati
alla festa per i sedici anni di Sarah Parsons. In cosa
diavolo mi aveva trascinata?
L'ospedale non fu nemmeno la fermata successiva. Andammo
nel lussuoso quartiere commerciale attorno a Mt
Vernon Square, dove mia madre lasci l'auto nel parcheggio
custodito di uno stretto edificio di mattoni, che scoprii
essere una boutique. Sammy cominci a canticchiare a
bocca chiusa.
Mamma, dissi, non credo che Sam possa sopportare
altri giri per negozi. Non ci puoi lasciare direttamente in
ospedale?
Lei distese le lunghe gambe fuori dall'auto, scese, porse
le chiavi al parcheggiatore e apr la portiera di Sammy. Si
accucci davanti a lui.  l'ultima fermata, tesoro, poi ti
porto a prendere un cappuccino in un posto fantastico che
conosco. Ce la fai a resistere ancora un po'?
Lui smise di canticchiare. Ne possiamo prendere uno
anche per l'Orso Peso?
Vidi che stava per dire di no. Voleva dire di no, si capiva,
ma si trattenne. Certo, tesoro. Ne prendiamo uno anche
per l'Orso Peso, ma mi devi promettere che tu e lui vi comporterete
bene nel negozio. Promesso?
S-s, fece lui.
Auguri, pensai.
Nel negozio andammo dritti in una stanza separata dal
resto da una piccola rampa di scale e da due enormi vasi di
pietra traboccanti di fiori costosi. Al centro della stanza era
collocato un abito da sposa.
Le cose si mettevano male.
Una bella donna, vestita in modo impeccabile, ci venne
subito incontro. Buongiorno, io sono Marie, mormor a
mia madre. Come posso aiutarla, Madame?
Mi servono due abiti lunghi, uno per ciascuna. Per me
qualcosa di classico, ma non troppo, direi. E per mia figlia
un abito pi stravagante. Compie sedici anni.
Benissimo, Madame. Ci guid ad alcuni divanetti di
pelle, affiancati da tavolini di cristallo abbelliti da vasi di
gigli. Gradisce qualcosa? Champagne? Cioccolata calda
per il giovanotto?
Lo champagne mi sembra perfetto. Sam, vuoi una
cioccolata calda?
Lui annu. Due. Una per l'Orso Peso.
Mamma rivolse uno sguardo esasperato a Marie, poi si
chin a parlare seriamente con Sam. Tesoro, secondo me
tu e l'Orso Peso potete dividervi...
DUE! grid lui.
Mia madre arross, ma Marie intervenne in tono soave.
Ma certo che anche l'Orso Peso pu avere la sua cioccolata.
L'assistente di Marie corse a prendere le bevande, mentre
lei cominciava a riempire un appendiabiti a rotelle.
Guardavo i vestiti con ansia crescente: gi solo l'idea di
provarli tutti mi faceva star male. Ma l'appendiabiti spar
in una stanza, e poco dopo il primo vestito torn addosso
a una delle commesse (che evidentemente venivano assunte
pi in base alle qualit di modelle che alla pratica con
un registratore di cassa) alla quale stava molto aderente. A
quanto pareva le clienti importanti non dovevano disturbarsi
a provare gli abiti. In particolare quando stavano
molto meglio indosso alle modelle.
Perci me ne rimasi seduta a dividere con l'Orso Peso la
sua cioccolata calda, a guardare Sam alle prese con un album
da colorare che l'assistente di Marie aveva tirato fuori
magicamente, mentre mia madre scuoteva la testa, un abito
dopo l'altro. Dopo circa otto vestiti mostrai un debole
interesse per un abitino nero, davanti al quale mia madre
si limit ad aggrottare la fronte. Marie si era accorta che il
mio contributo non era particolarmente richiesto n gradito,
e rivolgeva tutta la sua attenzione a mia madre.
Dopo circa quindici vestiti, un abitino rosa con un corpetto
di pizzo attir un forse" di mia madre. Per lei, spero,
pensai facendo gli occhiacci. A parte questo, i vestiti
si susseguirono in un flusso ininterrotto, con le stesse due
modelle che si alternavano in una variet infinita di colori
e stili. Marie era ormai in crisi, quando apparve un abito
verde scuro, un classico modello alla greca in organza di
seta che restava aderente e allo stesso tempo si gonfiava
leggera a ogni passo della modella. Mia madre s'illumin.
Marie se ne accorse e disse: Ho pensato che questo fosse
molto adatto a lei, Madame, al suo personale.
Evidentemente anche mamma la pensava cos. Uno di
meno. Ma l'appendiabiti era vuoto e per me non c'era nulla.
Non ancora, pensai preoccupata.
Mi dispiace, non siamo riuscite a trovare qualcosa per
la signorina, disse Marie in tono di scusa.
Non riesco a togliermi l'idea di qualcosa di color oro
scuro, per lei, disse mia madre. Farebbe risaltare la carnagione,
la farebbe risplendere. Per quello color crema,
con le balze ricamate... quello ti piaceva, tesoro?
Oh, parlava con me. Qualcuno voleva il mio parere,
ora? Me lo ricordavo? S, molto. Era bellissimo, mentii.
Se non potevo avere qualcosa sul genere del tubino nero
che mi piaceva, non me ne importava niente.
Per quando serve l'abito? chiese Marie, rinfrancata
dalla prospettiva di un altro ordine. Se vuole, posso verificare
con la stilista. Forse glielo pu fare in color oro.
Sarebbe perfetto.
Marie fece la telefonata. Mi presero le misure. L'abito
sarebbe stato pronto ad Arlington, tra una settimana a partire
da venerd. Al ritiro ci avrebbe pensato mia madre.
Non avevo idea di quanto avesse appena speso, ma doveva
essere una bella cifra, a giudicare dal sorriso dipinto
sul viso di Marie.
Poi ci fermammo al Dell, in una zona un po' meno lussuosa
di Baltimora. Sam ebbe il cappuccino promesso, pi
il suo solito panino con tacchino e lattuga. Poi, finalmente,
andammo in ospedale.
Pap ci aspettava all'ingresso principale. Esclam:
Ges, tesoro, che ti  successo? mentre si chinava e mi
puntava negli occhi una di quelle torce minuscole che i
medici hanno sempre con s. Immaginai di aver superato
l'esame, perch lui pass all'evento successivo in programma:
il VIP Tour del pap. Consisteva nel salire tutte le
scale della vecchia rotonda dell'ospedale, passando davanti
a tutti i cartelli Vietato l'accesso fino alla cupola.
Mentre pap ci raccontava del fondatore dell'ospedale,
il signor Johns Hopkins, io contavo i gradini. Gli Hopkins
erano quaccheri che liberarono tutti i loro schiavi
ottant'anni prima del resto del paese, costringendo Hopkins
a lasciare la scuola e a lavorare nei campi al loro posto.
Al centesimo gradino, Sammy e io sapevamo tutto su
come Hopkins avesse fatto fortuna. Ma poi gli era capitata
un'altra sfiga: Si innamor di sua cugina Elizabeth, ci
comunic pap. Non molto furbo, pensai, sempre contando
(137, 138, ...),  meglio non innamorarsi dei cugini.
Nessuno dei due componenti di questa tragica coppia
si spos mai, prosegu pap, e cos Hopkins si ritrov con
un mare di soldi e nessuno a cui lasciarli. Perci gli venne
quest'idea geniale di aprire un ospedale collegato a una facolt
di medicina. 169, 170, ... Mi mancava il fiato e cominciava
a farmi male il fianco.
Quell'unione tra universit e ospedale, disse mio padre,
ansimando un pochino anche lui, fece nascere una
prospettiva di studio della medicina che ha prodotto alcune
delle pi grandi scoperte del ventesimo secolo.
Arrivati alla scala a chiocciola che saliva a spirale nella
cupola, non aveva pi fiato nemmeno lui, perch non disse
pi nulla. Salimmo su un'altra piattaforma attraverso una
botola e affrontammo gli ultimi sessantasei gradini, cos
stretti da dover mettere i piedi di traverso. Ancora una botola
(231, 232, ...) e all'improvviso tutta Baltimora era ai
nostri piedi. Mi sentivo le gambe di legno, ma il panorama
valeva la scalata. Scattai qualche foto da mandare a Jecie.
Pap riprese fiato. Pensate, disse, a conclusione della
sua storia, se Hopkins avesse potuto finire gli studi o
se avesse sposato sua cugina, o se si fosse innamorato di
qualcun altro, probabilmente non avrebbe fondato l'ospedale
e l'universit. E le migliaia di persone curate qui, e
i milioni di pazienti che hanno beneficiato delle ricerche
della Hopkins forse sarebbero morti. Tutta la storia  cos:
costruita su un numero infinito di eventi quasi casuali che
concorrono a spingere le cose in un verso o nell'altro. Se
un dettaglio fosse stato diverso, allora... Pap si strinse
nelle spalle.
Terminai la frase fra me e me. Tutto il mondo sarebbe
diverso.
Cenammo con pap e poi raggiungemmo mamma. Il
viaggio di ritorno fu tranquillo. Sammy sonnecchiava,
mamma era concentrata sulla strada e sui suoi pensieri. Intuivo
che fosse soddisfatta dei progressi nell'organizzazione
dell'esibizione pubblica che aveva in mente. Aveva ritirato
il suo abito e gli inviti, che erano al sicuro nel bagagliaio.
Quando arrivammo, la casa era al buio, a parte la luce
esterna. Sammy e io entrammo, mentre mia madre si liberava
le mani in modo da poter spegnere la luce sul portico
e accendere quella dell'ingresso.
"Sarah, mi sussurr Sam. Mi chinai per ascoltare. Lui
alz il dito e indic. "Perch lei  nello specchio?
Cosa? mi voltai a guardare. Le luci si accesero.
Nello specchio non vidi nulla: nessun ritratto riflesso,
nessun decoro sul vetro, nessun volto. Mi voltai verso Sammy.
"Non ho capito...
Ma lui era gi andato via.
Mia madre port gli inviti nello studio al primo piano
dell'ala ovest e si mise al lavoro sull'organizzazione della
festa (a quanto pareva), perci colsi l'occasione per curiosare
nell'ala est. Vieni con me, Sam. Non mi andava di
esplorare la casa da sola. Non ancora.
La camera della nonna era sulla destra, verso il fiume.
Era una stanza grande, con un bagno privato e una nicchia
ottagonale in un angolo, favolosa. Il copriletto, un divanetto
e due sedie erano rivestiti di chintz con un motivo floreale
moderno, e il resto dei mobili era di modernariato,
cosa che mi stup. Ma pensai che forse la nonna non voleva
essere circondata dal passato nella stanza in cui dormiva.
L'unica eccezione al comfort del ventesimo secolo era
una culla antica in un angolo. Chiss se nonna, toccando
quella culla, riusciva ancora a vedere la sua bimba che ci
dormiva dentro.
Di fronte alla camera della nonna c'era la Camera cinese,
piena di oggetti dell'estremo Oriente: vasi, scatole e
opere d'arte, e un elaborato cassettone rifinito in bronzo.
Richiusi la porta senza entrare: sembrava roba che Sammy
poteva rompere facilmente.
L'ultima stanza era ampia quanto l'ala est. Era una
stanza quasi vuota, con un lussuoso pavimento di parquet:
immaginai che fosse un salone da ballo. A un'estremit c'era
una piccola zona delimitata da una ringhiera, per tenere
i musicisti al riparo dalle piroette dei ballerini. La parete in
fondo era tutta a portefinestre, che davano su un portico di
mattoni e una rampa di scale.
Ascoltando gli echi della stanza mi domandai se avessi
potuto decidere di vedere qualcosa del passato: se avessi potuto
evocare le visioni a comando. Mentre Sammy girava
su se stesso al centro della stanza con l'evidente intenzione
di farsi girare la testa, andai a toccare la ringhiera dell'angolo
dell'orchestra. Chinai la testa e mi concentrai. Strinsi
forte il legno fino a imprimermi l'intaglio nella mano, e
vidi, sentii...
Niente. Alla fine mollai la presa, sentendomi un po' ridicola.
Come fanno i sensitivi? mi domandai. Non era un
granch come dono, se non potevo neanche controllarlo
quando capitava... Sempre se fosse mai capitato di nuovo.
Scrollai le spalle e feci una piroetta in direzione di Sammy,
ricordando un passo dal secondo anno di danza e immaginando
la musica di un valzer. Premetti l'interruttore e
feci per afferrare la maniglia...
E dietro di me ci fu un lampo di luce dorata. Una vera
musica sostitu quella immaginaria, insieme al rumore di
piedi che strisciavano sul pavimento, alle voci di decine di
persone. Mi ritrovai nel bel mezzo di un ballo, con una fila
di donne dalle gonne enormi che eseguivano esattamente
gli stessi passi di fronte a una fila di uomini in frac. Un'eco,
pensai, piacevolmente sorpresa: ne ho trovata una.
Il mio sguardo fu attratto da una bella ragazza con un
abito rosa pallido, la pelle d'avorio e capelli quasi neri. Aveva
un'aria... familiare. Una parente? Doveva essere una bisavola.
Questa faccenda di vedere il passato non  cos male,
pensai, non  cos spaventosa. In effetti aveva una sua magia,
era come stare dentro un film e cos rimasi a guardare,
incantata, finch non sentii la voce di mio fratello.
Svegliati, Sarah. Voglio andare via.
La visione dei ballerini color pastello spar come se
qualcuno avesse spento la televisione e la stanza ripiomb
nel buio. Ci rimasi un po' male: rivolevo quella scena. La
cosa mi fece sorridere. Quando gli echi non prevedevano
una donna fuori di testa che mi urlava contro in una soffitta
buia, non erano niente male. Interessante.
Va bene, Sam, andiamo.
Mentre lo seguivo in corridoio, canticchiavo fra me un
motivo che non avevo mai sentito prima, musica che da secoli non veniva suonata fra quelle mura.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
La ragazza nello specchio aveva un viso grazioso, incorniciato
da riccioli di un castano molto scuro. Lei... io... sistemai
con una forcina una ciocca di capelli e annuii soddisfatta
davanti alla mia immagine. Uscii dalla stanza e bussai
alla porta accanto.
Entra, Sarah-Louise. 
Il ragazzo era seduto a un tavolo pieno di attrezzi e pezzi
di legno. Stava spalmando con un pennello della colla su un
bordo a coda di rondine, che poi incastr su un pezzo adatto.
Aveva il viso scavato e pallido. Era mio fratello Matty.
Gioia mia, '' dissi, non dovresti lavorare. 
La parte faticosa  gi finita, Sarah,  disse lui. Ora devo
solo incollare e incastrare. 
Fallo domani, o la settimana prossima, quando ti sentirai
di nuovo in forze. 
Lui sorrise e scosse la testa. Tu e io non dobbiamo fingere,
fra noi. Dobbiamo sempre dirci la verit. 
Gli occhi mi si riempirono di lacrime, che asciugai con
rabbia. Perdonami. 
Siediti, aiutami. Voglio concludere questa cosa. Voglio
che la gente la veda tra cent'anni e dica: Che ragazzo ingegnoso
doveva essere". La terrai tu, ci terrai dentro le tue cose
pi preziose e penserai sempre a me. 
D'accordo,dissi in tono brusco, poi io... lei... si sedette
ad aiutare il fratello.
Lui sorrise e le tocc la mano. Sarah. 
"Sarah.
Sentivo la voce di Sammy in lontananza, ma non avevo
voglia di rispondere. Qui nella camera del ragazzo era sicuro,
tutto intorno cerano ombre gelide, ai margini del mio
campo visivo. Non volevo andarmene.
Sarah. Svegliati, Sarah.
La manina paffuta di Sammy stava battendo sulla mia.
Mi alzai a sedere nella luce allegra del mattino, con il sogno
ancora nella testa. Avevo l'impressione di conoscere quelle
facce. Le avevo viste in uno dei dipinti sulle pareti.
Che sogno strano. Cos triste, cos reale. Forse sentivo
degli echi anche durante il sonno? mi chiesi. Ma allora perch
mi sembrava di non essere solo una spettatrice, ma di
partecipare alla scena?
Chi mai avrebbe potuto saperlo? Misi da parte quella
domanda; non avevo tempo di pensarci. Avevo davanti a
me una grande giornata: dovevo andare in barca con Richard,
il figlio del senatore.
Che programmi hai, Samvise? chiesi.
Niente programmi, Sarah, voglio solo fare colazione.
Vieni con me. Mi tir per la mano.
Va bene, dissi con un sorriso.
Quella mattina cerano toast alla francese, fritti alla
perfezione. Un'altra offerta irresistibile di Rose, che stava
ancora aiutando mamma e riversava ancora la sua compassione
gastronomica su Sammy; e a quanto pareva, in
seconda battuta, anche su di me.
Quando finimmo di mangiare, parcheggiai Sammy
davanti a un cartone animato nella camera della nonna e
mi feci una doccia nel bagno accanto alla cucina, che era
molto pi caldo e confortevole di quello piastrellato al piano
di sopra. Mentre andavo nella stanza di mia madre per
chiederle l'asciugacapelli, feci una deviazione all'ingresso,
perch qualcuno buss alla porta. La aprii e mi trovai davanti
una donna di mezza et che, per fortuna, non sembrava
particolarmente colpita dall'asciugamano che avevo
in testa.
Desidera? domandai.
Sono la calligrafa, disse lei con una certa impazienza.
"Come, scusi?
"Sono la calligrafa. Guard un pezzetto di carta che
aveva in mano. "Mi ha chiamata Anne Parsons per degli
inviti. Dovetti sembrarle ancora confusa, perch aggiunse:
Scrivo a mano gli indirizzi.
"Oddio, davvero? dissi facendola entrare. Forse mi giudic
maleducata, perch mi guard male. Ma davvero esistevano
persone che campavano facendo quel lavoro?
L'accompagnai nello studio e tornai di corsa nel bagno
della nonna: i capelli si stavano asciugando in una massa
scomposta. Mezz'ora dopo li avevo lisciati e fonati, con un
accenno di onda sulle punte. Avevo fatto del mio meglio
per nascondere il bozzo sulla fronte, ed ero perfino riuscita
a darmi un tocco di manicure. Una goccia di profumo agli
agrumi, un po' di eye-liner e di lucidalabbra e mi sembr di
non essere poi tanto male. Considerato che avevo un livido
enorme. Sospirai.
Optai per un top bianco senza maniche sotto una maglietta
a righe bianche e blu, insieme alla mia giacca preferita,
un paio di braccialetti e una collanina di perle. Mi
guardai allo specchio. Okay, lasciamo stare le perle. Non
volevo che pensasse che ci stavo provando.
Per... qualcosa non andava. La giacca era un po' troppo
sformata. Poi faceva una strana gobba se non la tiravo
gi in continuazione, cosa che probabilmente avrei dimenticato
di fare.
Dio mio. Tornai di sopra, alla mia valigia. Maniche lunghe?
Troppo pesante. Pantaloni alla pescatora? Forse, se
avessi avuto le gambe abbronzate. Strinsi i denti per contenere
il panico crescente.
Dopo dieci minuti di cambi frenetici, tornai in cucina
con gli stessi abiti che avevo all'inizio, con la collana, ma
senza orecchini e braccialetti.
Rose mi squadr da capo a piedi. "Pronta per l'appuntamento?
Cosa? Ma no. Sentii che stavo arrossendo. Non  un
appuntamento, Rose, andiamo solo in barca.
Mmmh. Mi porse un pacchetto avvolto nella plastica.
Ti ho fatto dei brownie da portare. Non puoi presentarti a
mani vuote.
Ahia. Io non ci avevo nemmeno pensato. Grazie, Rose,
sei stata veramente premurosa. Grazie ancora.
"Tieni d'occhio quel ragazzo. Spero che si comporti meglio
di suo padre quando aveva la sua et.
Non ti preoccupare per me, non sono pi una bambina.
"Esattamente, sbuff lei, hai quasi sedici anni. Serve
dell'aspirina? Fa ancora male?"
Cosa? Ah, il bernoccolo. Il trucco non stava funzionando,
a quanto pareva. Grazie, Rose, so dov'. Lei si volt
per uscire. Ehm, la fermai, Jackson  qui in giro?"
Sta lavorando in giardino, dietro l'ala est.
Grazie, dissi, e corsi lungo la galleria per uscire dalle
portefinestre. Imboccai un vialetto di pietra che portava
sulla sinistra, deviava lungo un muro di siepi e diventava
una rampa di scale fra le aiuole all'italiana. Jackson era
chino su una di quelle, con una paletta in mano. Notai che,
nonostante la giornata calda, per lavorare portava una maglietta
con le maniche lunghe. Quando mi vide si sedette
sul basso muretto dell'aiuola.
"Pianti qualcosa, dissi, o scavi?
Pianto, rispose lui indicando un mucchio di bulbi.
Ida mi aveva chiesto di piantarli un mese fa. Ho pensato
di farle quest'ultimo favore. L'autunno  il momento migliore
per piantare le giunchiglie. Poi spieg, a beneficio
dei negati per la botanica (cio me): I narcisi.
Ah.
Cambi argomento: Stai molto bene. Pensai a quanto
suonasse educato e formale. Dov'era finito il ragazzo che
aveva chiacchierato con me in soffitta? Certo, visto com'era
andata a finire la serata, forse...
Grazie, dissi. Vado in barca.
Con Richard Hathaway.
Lo sa? Come lo sa? Come se fossero affari suoi, poi. Repressi
il fastidio. Sono contenta di poter uscire un po' in
barca. Mi piace molto.
Puoi prendere la Liquid Amber quando vuoi. Te l'ho
preparata.
Per me? chiesi un po' stupidamente. Certo, genio. Per
chi, altrimenti? Sei stato gentile. Tu la sai portare?
Ida me la faceva portare. Diceva che una barca che
non naviga regolarmente perde le ali. La Amber  vecchia,
ma scommetto che  pi veloce di quella di Richard Hathaway.
Aspett. Cercai di trovare le parole. Senti, dissi, su
quella faccenda degli echi...
S?"
Forse mi sta bene cos. Per ora. Insomma,  inquietante,
ma voglio continuare a cercare, se a te va bene.
Di nuovo, nei suoi occhi sfil una serie di pensieri ed
emozioni, mentre il resto del viso restava impassibile. Mi
chiesi cosa succedesse l dentro, cosa nascondesse con tanta
attenzione.
Stanotte? disse.
S. Stesso posto, stessa ora?
Va bene.
Visto che ormai l'avevo incastrato, decisi di rischiare
con tutte le domande in sospeso. "Come mai hai chiamato
mio fratello 'Samvise' l'altro giorno?
 solo un nomignolo. Mi  sembrato che gli stesse
bene.
 il modo in cui lo chiamo io.
Davvero? Si strinse nelle spalle. Ecco perch mi ha
risposto.
Ti piace Tolkien? chiesi. Ovviamente il soprannome
veniva da l, dal mio hobbit preferito: Samvise Gamgee.
Non tanto, disse lui con un sorriso tirato. "Una mia
amica va matta per Il Signore degli Anelli. L'ho letto a causa sua.
Doveva piacerle veramente tanto, pensai, per fargli ingoiare
milleduecento pagine di fantasy che non gli piacevano.
" uno dei miei preferiti.
Lui annu. Restammo in silenzio e mi accorsi che mi
stava osservando di nuovo, come per giudicarmi. "Be'," dissi
tagliando corto, devo andare.
Mi rispose senza tradire emozioni. Divertiti. Non farti
ammazzare da Hathaway.
Ci prover, gli risposi e girai sui tacchi. Tornai in cucina
a prendere i brownie di Rose e passai nello studio dell'ala
ovest per dire a mia madre che uscivo.
Stava lavorando accanto alla calligrafa, chiudeva buste e
spuntava i nomi da una lista che il senatore aveva mandato.
Ci vediamo dopo, dissi.
Lei alz la testa e il viso le si addolc in un sorriso di
approvazione. Il mio abbigliamento aveva passato il test.
Divertiti.
Il sollievo sul suo viso mi offese. Insomma, sapevo che
secondo lei avrei dovuto avere un ragazzo gi da tempo,
o quantomeno avrei dovuto trovarmi con qualcuno, ammesso
che ci significasse qualcosa. Non aveva mai detto
niente. Non direttamente. Solo quei piccoli commenti a
margine che ti fanno andare in bestia, tipo: Ah, Jecie va al
ballo della scuola? Probabilmente era contenta che facessi
qualcosa con qualcuno. Ma chi se ne importa, pensai.
"Grazie, dissi, e uscii dalla parte della veranda.
Richard mi aspettava quando arrivai in fondo alle scale
di pietra. La Swallow era pi grande della Amber, e molto
pi nuova. Uno splendore.
Bella barca, dissi con ammirazione.
Bella collana, replic lui con lo stesso tono. Cos'
successo?
Confusa, tastai le perle. No, rise lui, dicevo alla testa.
Ah, giusto. Splendido. Niente,  che ieri sera mi  venuta
un'idea geniale...
Ah-ha-ha, disse lui fingendo di ridere, con un sorriso.
Silenzio. Evidentemente toccava ancora a me. Leggermente
nel panico, gli porsi i brownie e dissi: "Provviste. In
caso finissimo alla deriva". Mi pentii all'istante. Non era
una cosa buffa, non era una cosa carina, era solo...
Ottimo, disse Richard con un sorriso, salvandomi.
Prese il sacchetto e lo soppes pensierosamente, come se
fosse stato un affare da una tonnellata. Hai portato qualcosa
anche per te, Parsons?
Ecco, questa era una cosa carina.
Gli sorrisi, presi la mano che mi tendeva e salii a bordo.
Lui mise i dolcetti in cima a un traboccante cestino da
picnic, salt sul molo, sciolse l'ormeggio e dette una spinta
alla barca. Salt agilmente a bordo appena quella scivol
via dal molo. Tu stai al timone, va bene?"
Benissimo, dissi. Lui faceva i lavori faticosi e io tenevo
la barra.
Mio padre mi aveva insegnato a navigare quando ero
piccola. Le acque del Puget Sound erano fredde e difficili,
perci era importante imparare certe cose in fretta. Io
ero l'equipaggio di pap, e ultimamente Sammy era il mio.
Quando si comincia cos piccoli, ti entra nel sangue.
La corrente ci port al centro del fiume, dove la brezza
gonfi la vela. Cominciava la magia.
 come una danza tra la barca e il vento. Devi tenere
la vela spiegata per intrappolare il vento, per andare nella
direzione che vuoi. Se ti capita di avere il vento alle spalle
allora corri col vento, che  pi o meno come volare.
Sul Severn non avevamo il vento in poppa: soffiava da
sud, dalla baia di Chesapeake. Perci, mentre io ero al timone,
Richard manovrava la vela in modo da intercettare
il vento. Prendemmo velocit poggiando verso nord-est,
poi orzammo a sud-est sfruttando lo slancio e la corrente
del fiume.
Dico fiume perch cos lo chiamano le mappe, ma il Severn
da Amber House verso est era pi che altro l'estuario
della baia. La Chesapeake stendeva le sue grasse dita nel
letto di tutti i corsi d'acqua che la alimentavano. L'acqua
era pulita, ma le correnti erano profonde e il percorso era
faticoso.
Visto che ero al timone, ebbi un po' di tempo per guardare
il paesaggio: cerano alcune case modeste, ma perlopi
si trattava di enormi dimore su prati di velluto. Davanti
a molte case c'era un molo. A met strada verso la baia il
fiume si divideva a formare un'isola, in un punto in cui il
letto si allargava e piegava verso nord. Acquistammo velocit
nella curva. Le case lungo la riva a sud si fecero sempre
pi fitte, fino a formare la citt di Annapolis. Una massa
di moli, affollati di navi e barche di tutte le dimensioni, si
apriva davanti a un complesso di edifici di granito grigio
pallido: l'Accademia navale degli Stati Uniti. Passando a
sud, all'imbocco di un fiume pi piccolo, vidi il centro coloniale
della citt, pieno di leziosi edifici con il tetto spiovente.
Poi puntammo a nord-est, allontanandoci dalla riva.
La baia si apr davanti a noi, increspata da piccole
onde. Un'enorme nave d'acciaio pass nel canale pi profondo,
diretta a nord, rallentando mentre si avvicinava a
Baltimora.
Richard mi sorrise perfido e disse: Vira e poggia.
Spinsi la barra. La vela si gonfi e la Swallow balz verso
nord-ovest a tutta velocit.
Volammo sulle onde, rollando appena. I capelli mi svolazzavano
intorno alla testa. Ridevo e non ricordavo neppure
di aver cominciato. Raggiungemmo il gigante d'acciaio
e salutai con la mano i marinai sul ponte, che assistevano
alla nostra corsa. Li superammo, sempre volando.
Quando fummo un po' pi avanti, Richard mi disse di
strambare.
Voleva che tagliassimo la strada alla nave cisterna: una
manovra che non solo era illegale, ma anche totalmente folle.
Aprii bocca per gridare Non farlo, ma Richard aveva
gi lascato le vele, che sbattevano violentemente. Se avessi
esitato avrei rallentato la corsa in modo fatale. Perci tirai
la barra con tutta la forza, mettendo la Swallow controvento.
Perdemmo subito velocit. La nave alle nostre spalle
procedeva indifferente, ancora lontana, ma sempre pi simile
a un grattacielo pronto a venirci addosso.
Continua a virare, grid Richard. Orient il fiocco a
sinistra per prendere un po' di vento.
Non va bene, pensai. Avevamo virato, ma ora la scia anteriore
della nave ci spingeva di lato, mentre puntavamo
a tagliarle la strada. Non vedevo pi nessuno sul ponte: le
fiancate d'acciaio salivano fino al cielo. La nave suon la
sirena, che mi invest come qualcosa di materiale.
Ma poi la Swallow cominci a sfruttare la scia della nave
come un surfista su un'onda. Eravamo riusciti a passare e
prendevamo velocit dall'enorme massa d'acqua spostata
dalla nave-cisterna.
Richard rideva a crepapelle. Yah-huuu! grid. Poi disse:
A mezza nave, mentre cazzava la randa degli ultimi
pochi centimetri per tenere la vela tesa. Mantieni la rotta
a sud-est finch non lasciamo la poppa, poi girale intorno.
Quando la nave pass eravamo decisamente lontani
dalla sua scia. Virai di nuovo e poggiai verso la foce del
Severn. Superammo a una buona velocit le lagune a sud
della foce del fiume. Nelle vicinanze di Annapolis, la barca
e il mio cuore, finalmente, rallentarono.
Risalimmo il fiume fino all'isola. Quando fummo vicini,
Richard ammain la vela e gett l'ancora. Aveva ancora
quel sorriso grande e perfido. Piaciuto il giretto? chiese.
"Un bel giretto, dissi, riuscendo a sorridere. Con un
pizzico di adrenalina.
Lui rise, godendosela. Poi si tuff nel cestino da picnic.
"Prosciutto o tonno?
Mi domandai se avessi ancora appetito. Prosciutto,
risposi. Scartai il panino e scoprii che ne avevo, eccome. A
quanto pareva la paura mi rendeva famelica. Mangiammo
due panini a testa, una fetta di crostata e un brownie.
Navighi come un uomo e mangi come un uomo," osserv
Richard. Altri punti, Parsons.
Stava ancora tenendo il punteggio. Mi resi conto che ci
tenevo a essere brava.
Il viaggio di ritorno ad Amber House fu pi tranquillo.
Richard impost le vele e prese il timone, in modo che potessi
rilassarmi. E guardare con calma il pilota. Lui ripet il
numero della guida turistica e mi raccont di come i coloni
cattolici portati dall'Europa da Lord Baltimore dispersero
la trib dei Piscataway su entrambe le rive del Severn.
Un'epidemia di vaiolo ne uccise la maggior parte. Erano
imparentati con la trib di Pocahontas, ma erano un gruppo
a parte.
Indic una grande villa rettangolare di mattoni, dove
abitavano lui e il senatore. Non  antica come Amber House,
disse, ma in effetti non c' niente che lo sia, qui intorno.
Man mano che il canale si restringeva, gli argini si facevano
pi alti. Gli alberi su entrambi i lati aggiungevano
le loro ombre a quelle del pomeriggio man mano che ci
avvicinavamo ad Amber House. All'imbocco dell'estuario
Richard rallent sapientemente la barca finch non ci ritrovammo
perfettamente paralleli al molo. Ormeggi la
Swallow in una sola manovra. Impeccabile.
Mi tese la mano. La presi e saltai accanto a lui; non
atterrai con la sua stessa grazia felina, ma quasi. Ero in
cerca di altri punti. Lui sorrise, come se mi avesse letto nel pensiero.
Domani sera diamo una festa, con degli amici, disse.
Ti unisci a noi?
Ti unisci a noi non era un appuntamento, notai con tristezza. Un invito, ma non un appuntamento. Volentieri, dissi. Come ci arrivo?
Ti vengo a prendere io.  sulla riva sud del fiume, vicino
a Herald Island. Passo proprio davanti a casa tua. Se mi dai il tuo numero ti mando un messaggio.
Ehm... non posso. Ho lasciato a casa il caricabatterie.
Lui rise. Va bene. Allora facciamo... alle nove?
Perfetto. Grazie. Mi ricordai delle parole di Rose a
proposito delle brutte figure. "Posso portare qualcosa, che ne dici?
Lui annu, solenne. Non metti piede nella mia macchina senza un altro sacchetto di quei brownie.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Quando rientrai, Sammy era in cucina a mangiare un
ghiacciolo alla frutta e aveva la bocca color fragola.
Che cosa hai fatto oggi, Schizzetto?
Ho giocato a nascondino.
"Ah, s? E con chi?
Con nessuno.
Sorrisi, paziente.  un po' difficile giocare a nascondino
da soli, no?
No. Io devo solo fare quello che cerca. Ma sono bravo
a cercare. Come te, Sarah.
Dove hai preso il ghiacciolo?
Me l'ha fatto Rose. C' anche per te, se vuoi.
Ne presi uno dal congelatore, lo tirai fuori dallo stampo
sotto l'acqua corrente e assaggiai.  buonissimo.
Prego, disse Sammy.
Sospirai. S. Grazie.
Io so qualcosa che tu non sai. Per devi dire per favore.
Annuii. Per favore, Sam, mi dici quello che sai?
Lui fece un sorriso alla fragola. Viene pap.
A cena?
Rimane a dormire.
"Stai scherzando. Rimane fino a domani?
"Fino a domani e dopodomani. Mamma ha detto che
poteva restare.
Wow, pensai. E subito dopo: Nooo: con pap a casa, i
miei progetti di esplorazione notturna sarebbero stati pi
difficili da realizzare. Forse dovrei rimandare, pensai. Forse
dovrei chiamare Jackson.
"Lui lo sa gi."
"Cosa? Chi?
Ma Sam aveva gi infilato la porta.
Incrociai Rose mentre andava via.
"Richard Hathaway mi ha invitata a una festa domani
sera e ha detto che dovrei portare un altro po' dei tuoi
brownie. Speravo che potessi darmi la ricetta.
Lei mi guard scettica, ma and a pescare un foglietto
da un libro di cucina su uno scaffale e me lo porse. " la
ricetta di tua nonna. Sai come fare?
"Certo. Seguo le istruzioni. Che ci sar di difficile? Cominciai
a leggere.
"Io non ci sar domenica e luned, perci...
"Ehm... Rose? mi accorsi subito di essere stata sgarbata.
"Scusa, ti ho interrotto.
"Che c'?
"Dove trovo la pentola per il bagnomaria?
" qui dentro. Si volt e prese un paio di pentole impilabili.
Io le fissai.
"L'acqua va in quella di sotto, disse lei in tono sospettoso.
"Bene, dissi. Forse nonna aveva una scatola di preparato
per brownie da qualche parte.
Secondo me ti servir aiuto. Evidentemente aveva capito
che avevo le stesse doti culinarie di mia madre.
"Ma no, posso farcela.
"Non voglio che bruci le pentole o dia fuoco alla casa.
Fatti trovare qui domani mattina alle dieci, ti daremo una
mano.
Grazie, Rose. E scusami per il disturbo."
Per me non  un disturbo, disse lei, togliendomi di
mano il foglietto per rimetterlo nel libro di cucina. Promettimi
che Sam far una colazione decente mentre sono via."
"Prometto, dissi. Dove vai?"
Ad Alexandria, a trovare mia mamma.
Tua mamma? ripetei, confusa. Ma pensavo che Nanga
fosse tua madre..."
Lei mi guard un tantino esasperata. "Nanga? Mia madre
si chiama Sylvia.
In quel momento entr mia madre. Sarah," disse, "puoi
preparare il letto per tuo padre nella camera cinese? L'armadio
con le lenzuola  accanto alla camera della nonna.
Certo, mamma, dissi.
Pap arriv con un'altra cena da asporto, stavolta italiana.
Mangiammo tutti e quattro insieme con una certa allegria.
Forse contribu il fatto che non nominai mai Richard,
n la festa. Non che ce ne fosse stata la possibilit: mia
madre si lanci in un resoconto lungo e noioso sui dipinti
di un suo cliente. Pap per non sembrava trovarlo noioso,
per niente: continuava a farle domande e a ridere nei
momenti giusti. Mia madre rideva e gesticolava, pi bella
e aggraziata che mai. Sembrava giovane, non indurita.
Vulnerabile. Mi fece capire, appena un po', come dovevano
essere stati i miei genitori all'inizio, quando erano ancora
innamorati.
Dopo cena mia madre and a guardare la TV, ma non
prima di avermi chiesto com'era andata la mia giornata
in barca. "Bene, le dissi, senza alcuna enfasi, la qual cosa
mi dava un piacere perverso. Lei si accigli appena, moriva
dalla voglia di farmi altre domande, ma pens bene di
evitare.
Chiesi se potevo andare alla festa con Richard, la sera
dopo.
"Ma certo che puoi, disse lei nel suo tono noncurante.
Il senatore voleva farti conoscere un po' di ragazzi della tua
et. Probabilmente  per quello che Richard ti ha invitata.
E cos, come se niente fosse, mi resi conto che probabilmente
a Richard non importava nulla di me e che mi portava
in giro solo per fare un favore al suo vecchio. Grazie,
mormorai.
Rimasi seduta l, ad augurarmi davvero che mia madre
si iscrivesse a un corso introduttivo di tatto, quando lei mi
guard con una faccia strana e chiese: Hai detto qualcosa?
Ho detto Grazie.
E dopo?
Nulla.
Non avevo detto nulla, giusto? Non avevo imprecato a
voce alta? Guardai mio padre per controllare, ma lui era
occupato con Sammy.
Va bene, disse lei. Buonanotte, allora.
Pap, Sammy e io parlammo per un po' del pi e del
meno. Pap mi chiese cosa ne pensavo del figlio del senatore,
e io rimasi sul vago. La cosa sembr confortarlo.
Poi chiese a Sam se aveva conosciuto qualcuno e lui disse:
Nessuno. Breve, conciso ed efficace: una classica risposta
alla Sammy. Pap e io ridemmo.
Poi mio padre dichiar che era ora di andare a nanna.
Gli dissi che avrei pensato io a mettere Sam a letto e lui se
ne and nella sua stanza. Sam, io e l'Orso Peso andammo
di sopra.
Erano quasi le dieci e avevo fretta di mettere Sam a
letto prima che Jackson arrivasse per la nostra esplorazione.
Speravo anche di avere qualche minuto per chiamare
Jecie. Volevo un po' di solidariet dopo la delusione per
l'invito di Richard.
Sfortunatamente Sam non aveva tutta questa voglia di
collaborare. Hai visto, Sarah? era davanti alla casa delle
bambole, nella mia stanza.
S, me l'hai gi fatta vedere... si illumina.
"No, Sarah. Slacci la fibbia sulla facciata della casa e
la apr. La met anteriore della casa si divise in due e gir
sui due lati, formando una U con le stanze in mostra.
Guarda, disse lui.  Amber House.
Era vero! Era la riproduzione della casa prima che aggiungessero
le due ali e altri dettagli architettonici. Se ci
facevi caso, era ovvio. La scrivania nell'atrio, il tavolo su
cavalletti, la scala principale, la stanza nautica. Aveva perfino
minuscoli ritratti a olio alle pareti. Ma che aveva questa
gente? Era ossessionata dalla casa?
Tutte le stanze erano copie perfette di quelle della casa
ai tempi in cui (immaginavo) era stato costruito il modello,
probabilmente nel Settecento. Quindi non cerano bagni e
nel lavello della cucina c'era una pompa. Nessun aggiornamento,
a parte le microlampadine che Sam aveva gi individuato
in tutti i lampadari e le luci.
C'era anche la famiglia: bambole di porcellana alte dieci
centimetri di una mamma dai capelli neri e tre bambini
vestiti di raso, pi una bambolina afroamericana con semplici
abiti di cotone. Ero affascinata. Vagai per le stanze,
aprendo le credenze, togliendo i libri dagli scaffali; apparecchiai
la tavola con piatti decorati a rose, grandi quanto
una monetina. Era stupendo.
Guarda, Sarah. Sam stava indicando il caminetto nel
soggiorno. Mi chinai e vidi cos'era.
Un paio di minuscoli stivali pendeva dalla canna fumaria.
Ne afferrai uno, tirai e apparve la bambolina del
pap, vestito con un'uniforme militare. "Uh, dissi.
Sammy lo guard con solennit. Forse dovresti rimetterlo
a posto, Sarah.
Ho un'idea migliore, dissi raccogliendo le bambole:
 ora di dormire. Mettiamoli tutti a nanna. Misi le bambole
in quelli che, secondo me, erano i loro posti: il bambino
nella stanza nautica, le due bambine in una stanza
bianca nell'angolo a sud-ovest, la mamma nella stanza di
Deirdre e l'uomo nella camera con le spade. E ora anche
tu. A letto, sono stanca.
Non sembri stanca.
Invece s," sbottai. E tu devi andare a letto.
Sam dovette accorgersi della mia agitazione, perch mi
squadr con un'espressione magnanima. Leggimi una storia,
mi chiese.
Magari ero una che si lasciava convincere facilmente,
ma stupida no. Ti leggo una storia se... contai le condizioni
sulle dita, "... ti lavi i denti, bevi un bicchiere d'acqua,
ti metti il pigiama e poi vai sotto le coperte, gli dissi.
Va bene, disse lui, un po' troppo in fretta. Dovevo aver
dimenticato qualcosa di importante.
E, aggiunsi, se prometti di restare a letto fino a domani
mattina.
Lui si afflosci: era la dimenticanza su cui aveva contato.
Va bene, disse, meno convinto. Forse ce l'avevo fatta.
Sammy si prepar per andare a letto, mentre io andai
a prendere nel suo zaino il libro di favole che stavamo leggendo.
Sul pavimento, accanto allo zaino, vidi una pesante
cornice voltata contro il muro. Pensai che fosse un ritratto,
perch a Sammy non piacevano i quadri che lo guardavano
e li voltava sempre verso il muro quando era da solo
nella stanza. Lo inclinai per guardare, ma era uno specchio.
Quando torn dal bagno gli chiesi: Sam, come ci  arrivato
questo qui?
"Sono stato io.
Non devi togliere le cose dalle pareti. Perch l'hai tirato
gi?"
Perch non voglio che nessuno mi guarda.
Perch non voglio che nessuno mi guardi, lo corressi.
Sam mi osserv, un po' confuso e impaziente. Nessuno
nello specchio, dico. "
Sollevai lo specchio e lo voltai. Esatto. Non c' nessuno.
Sam non era soddisfatto e io cominciavo a essere
stanca. Vuoi che lo rimetta dov'era?
Lui annu e io lo poggiai di nuovo al muro.
Sam si mise nella cuccetta e io mi stesi accanto a lui
perch potesse vedere le figure e seguire mentre leggevo.
Attraverso gli obl della nostra piccola stanza-nella-stanza
vidi le nuvole che passavano davanti a una mezza luna. Sul
vetro cominciarono a cadere gocce di pioggia.
Lessi a Sam la storia di un certo Jack e mentre leggevo
mi venne in mente che si chiamava sempre Jack il tipo
semplice, disprezzato dai fratelli pi scaltri, ma che riesce
sempre a trovare il modo di seguire la principessa nel suo
regno incantato e a riportare a casa lei e le sue sorelle. Poi
sposa la principessa, ottiene met del regno e tutti vivono
per sempre felici e contenti.
Sammy, quasi addormentato quando finii di leggere,
mormor: "Jack l'ha trovata. Come fai tu con me, Sarah.
Sorrisi. Vuoi dire che non sono io la bellissima principessa
della favola? Ma lui si era gi addormentato.
Erano quasi le undici quando finii con Sam. Andai a
prendere la torcia dal suo zaino, ma non la trovai; mi ricordai
di averla lasciata in cucina. Sospirai, strinsi i denti
e uscii in corridoio.
Era buio pesto. Procedetti a tentoni, seguendo i muri e
le scale. Il grande spazio vuoto mi attirava, quasi come un
abisso. Mi afferrai al corrimano.
Le suole delle scarpe da ginnastica cigolarono e il rumore
si amplific nello spazio vuoto sopra e sotto di me.
Feci un altro passo e l'eco mi rimbalz addosso. Mi sentivo
piccola e goffa, temevo che il rumore avrebbe svegliato...
chiunque avrebbe fatto meglio a continuare a dormire.
Scesi in fretta gli ultimi gradini e attraversai l'atrio quasi
di corsa, cercando di non fare rumore, di non respirare
nemmeno, di vincere la sensazione di avere qualcuno alle
spalle, qualcuno da cui fuggire.
In cucina accesi la piccola luce sopra i fornelli. Il mondo
torn a posto. Sorrisi della mia fervida immaginazione
e mi sedetti ad aspettare, guardando l'orologio sopra la
porta.
Alle undici e mezza in punto Jackson apparve dietro la
finestra della cucina. Entr, bagnato fradicio. L'acqua gli
scorreva sul viso e sgocciolava sul petto. Non avevo idea
che piovesse, scusa, disse, indicando le pozze che si allargavano
sul pavimento.
"Sei venuto per aiutare me... sono io a dovermi scusare.
Ci sono degli asciugamani qui?
Lui fece per andare verso i pensili.
Fermo l, ordinai, li prendo io. Arginiamo l'allagamento.
Nel cassetto di sotto, disse, indicandolo. Asciugapiatti.
Ne spiegai due e glieli porsi. Lui cominci ad asciugarsi
i capelli.
Dammi il giubbotto.
Non ti preoccupare, ci penso io.
"Dammi qui. Lui se lo tolse e io lo appesi a un gancio,
con altri strofinacci sotto per raccogliere le gocce.
Mentre lui si sedeva ad asciugarsi le scarpe con i tovaglioli
di carta, io feci lo stesso con il pavimento.
"Non sei molto bravo a prevedere il futuro, eh?
Lui trasal. Perch dici cos?
Dov' l'ombrello?
Ah, disse con un mezzo sorriso. Non far mai le previsioni
del tempo, mi sa. Dove andiamo stasera?
A quanto pareva non avrei avuto una replica del ragazzo
disinvolto dell'altra sera. Jackson era di nuovo sulle sue ed
era leggermente a disagio. Forse si sentiva in colpa per non
avermi avvertito a proposito degli echi. E forse avrebbe dovuto.
Anche se, onestamente, perch avrei dovuto credergli?
Voglio tornare al terzo piano, dissi. Voglio dare
un'occhiata ai libri in quella vetrina.
Il terzo piano? Sei sicura?
Non andr nella stanza grande e tu non mi lascerai
sola. Va bene?
Va bene.
Tutto a posto, allora, dissi. Andiamo.
Nella piccola stanza con la libreria non c'era elettricit:
la lampada sulla scrivania era a olio. Jackson la prese.
Sembra che dentro ci sia ancora qualcosa. Vediamo se si
accende?
Mentre io reggevo la torcia, lui tolse il globo e il tubo di
vetro e accost un accendino allo stoppino. Prese subito,
una fiamma dorata e ferma. Non puzzava di kerosene.
Ricordavo vagamente che nel diciannovesimo secolo
le lampade andavano a olio di balena. Forse stavamo bruciando
le ultime gocce di Moby Dick.
Jackson ricompose la lampada e la mise sul tavolo;
emanava una luce calda che per non andava molto al di
l del tavolo. Mi dette l'impressione di un tuffo nel passato,
una sensazione a cui forse mi stavo abituando.
Sedetti sul pavimento davanti alla vetrina aperta e Jackson
prese la sedia. Scoprimmo che i libri nella vetrina
non erano affatto libri, bens una grande raccolta di diari
rilegati in pelle. All'interno, pagine e pagine di note, tutte
datate e scritte dalla stessa mano elegante.
Sembrano tutti diari, disse Jackson.
Quello che avevo in mano aveva dei numeri stampati
sulla copertina: 1850-60. Ne presi un altro che diceva
1900-10; un altro ancora era datato 1770-80.
Duecentocinquant'anni di diari? E tutti scritti da una
sola persona? dissi. Sai cosa sono, secondo me? Gli appunti
della mia bisnonna per il suo libro su Amber House.
Deve averli scritti qui, a questo tavolo. Passai la mano
sulla superficie e la immaginai seduta l, giorno dopo giorno,
mese dopo mese, a riempire con la sua grafia attenta
tutti quei volumi. Era difficile conciliarla con l'immagine
della ragazza festaiola descritta da quella vecchia signora
al funerale.
Voglio sfogliarne qualcuno, dissi. Forse c' qualche
indizio sui diamanti. Ne presi alcuni a caso e li impilai.
"Bene, dissi, direi che possiamo andarcene.
Mi alzai per andare alla porta, ma lui mi trattenne per
il gomito: "Aspetta un secondo. And all'angolo posteriore
della stanza. "Qui c' una maniglia. A tentoni cerc e trov
i contorni di una porta nascosta fra i pannelli. Che ne
dici? La apriamo?
Avevo voglia di dirgli di no. Diffidavo un po' delle cose
in agguato dietro le porte chiuse di Amber House, ma alla
fine dissi: Vai.
La porta si apr su un grande spazio, che doveva sormontare
l'intera ala ovest della casa. Tutta la parete tra la
parte principale della casa e questa soffitta recava ancora
il rivestimento originale a pannelli della vecchia casa: non
si erano presi la briga di cambiarlo per questo locale di
servizio.
Jackson port la lampada a olio di Fiona nella soffitta,
con me alle calcagna.
Nel nudo soffitto di legno spiovente si aprivano dei lucernari,
e ai due capi della stanza si vedevano i mattoni di
tre camini. Lo spazio nel mezzo era punteggiato di pile di
scatole.
Ancora a caccia? mi chiese.
Credi che l dentro troveremo i diamanti del Capitano?
No, disse lui. Ma forse qualche altro tesoro. Non sei
curiosa di vedere cosa c' dentro?
Feci cenno di no, ma aggiunsi, riluttante: Va bene,
sono curiosa.
Jackson spolver una vecchia sedia mezza sfondata, sistem
la lampada di Fiona su un tavolo danneggiato dall'umidit,
mi chiese di sedermi e cominci a mettermi davanti
le scatole perch le esaminassi.
Per la maggior parte le scatole erano piene di documenti,
rendiconti finanziari di vario genere. In una scatola c'era
della biancheria mangiata dalle tarme. In altre cerano decorazioni
natalizie e utensili vari. Una scatola lunga conteneva
scampoli di carta da parati. Due scatole di vestiti da
beb che sembravano venire dagli anni sessanta: probabilmente
abiti che aveva indossato mia madre. Una scatola di
giocattoli della stessa epoca.
Non riuscii a resistere, dovevo guardare. Presi un piccolo circo dipinto a colori vivaci, lo aprii e tirai fuori i pupazzetti
di animali e pagliacci.
Come se qualcuno avesse fatto scattare un interruttore,
la luce illumin il leone sorridente che tenevo in mano. L'aria
cambi e le voci si fecero pi nitide, finch non riuscii
a distinguere le parole. Poi vidi una bambina piccola, con
i capelli ramati e gli occhi di mia madre che rimetteva il
leone nella gabbia.
Mia nonna, giovane, con i capelli a caschetto, era inginocchiata
accanto a lei. Esatto, passerotto, stava dicendo,
il leone va nella gabbia. La bambina imit un leone,
anche Ida rugg e scoppiarono a ridere insieme.
C' stato un tempo, ormai dimenticato da tutti, in cui
mia nonna era felice, pensai.
Riposi il circo nella scatola e la luce si affievol di nuovo.
Tutto torn normale. Scambiai la scatola dei giocattoli
con un'altra che Jackson mi aveva portato.
Conteneva barattoli per conserve vuoti. Poi c'erano scatole
di piatti. Uno stereopticon con file e file di diapositive.
Una cassa di cibo in scatola degli anni quaranta.
Jackson pos davanti a me un baule. Era pieno di tele,
in piedi una accostata all'altra. Ne tirai fuori una. Macchie
di colore davano vita a un tralcio di glicine carico di fiori,
che correva lungo le colonne del portico fuori dalla porta
della cucina di Amber House. Dovetti sollevare la lampada
per leggere la firma.
Uh, dissi.
Che c'?
"L'autrice: Annie McGuinness.
"Ma non ...
Mia madre, terminai per lui, annuendo.
Wow, disse lui.  molto bello.
Ne tirai fuori un altro. Il colore stavolta aveva catturato
per sempre l'immagine di una ragazza carina, dai capelli
ramati, sorridente. Somigliava molto a mia madre, ma con
i tratti morbidi di un viso infantile. Controllai la firma. Annie
McGuinness.
Guardai le altre tele: una barca a vela sulla Chesapeake
in tempesta; il sole che illuminava i campi verdi primaverili
tutto attorno a una minuscola Amber House; un
altro autoritratto di mia madre da ragazzina, seduta su una
panchina circondata dalle foglie; il ritratto di un bambino
piccolo vestito con abiti vittoriani, che stringeva a s l'Orso
Peso. Quadri pieni di luce, che riflettevano lo sguardo di
una persona sinceramente affascinata da ci che vedeva.
Controllai le firme. Erano tutti di Annie McGuinness.
Non avevo la minima idea che mia madre sapesse dipingere.
In un certo senso mi sentivo tradita: come se si
fosse nascosta insieme a quei quadri decenni fa e mi avesse
lasciato con una sostituta, una sosia, che somigliava soltanto
alla persona che un tempo era stata Annie McGuinness.
Mentre rimettevo a posto le tele, vidi un blocco da disegno
infilato di traverso in fondo, al baule, piccolo e facile
da nascondere. Era la mia occasione per dare un'occhiata
alla mente di mia madre prima che diventasse la persona
dura che era. Lo tirai fuori, poi mi costrinsi a chiudere il
coperchio del baule.
Alzai la testa e vidi che Jackson mi stava guardando.
L'espressione era gentile, ma io non volevo la sua compassione.
Non era successo niente, in fondo. Strinsi i denti e
scrollai le spalle. C' altro?
Anche lui fece lo stesso gesto vago, riprendendo l'espressione
imperscrutabile che usava cos spesso. Spinse
verso di me due scatole di documenti, identiche. Queste
sono le ultime.
Tagliai il nastro adesivo sulla prima. Era piena di foto di
famiglia. Le pi recenti erano mie foto di quand'ero molto
piccola. Da l risalivano all'indietro, attraverso i decenni,
fino all'infanzia di mia nonna, con un cappottino di lana
chiaro e gli stivaletti neri, e ancora pi indietro, fino a un
soldato della Grande guerra e una famiglia in una carrozza
a cavalli.
Queste voglio portarle via, dissi a Jackson. "Vorrei
trovarle altrove, in modo da portarle a mia madre senza
doverle dare troppe spiegazioni.
Ce la fai a portarne una gi per le scale?
Provai a sollevarla. Credo di s.
"Io prendo l'altra, disse lui, mettendosela sotto il braccio
sinistro e afferrando la lampada con la destra. Uscimmo.
Con la scatola in equilibrio su una gamba sollevata,
richiusi la porta sul passato della mia famiglia.
Infilammo le scatole sotto un letto nell'ala ovest, poi
Jackson usc dalla parte del giardino d'inverno. Quando
tornai in camera mia, la luce di Sammy era ancora accesa.
Mi affacciai e lo trovai che sussurrava qualcosa al suo orso.
Alz la testa quando mi vide, sbattendo le palpebre.
"Sam, che stai facendo? A quest'ora dovresti dormire.
Va bene, Sarah. Ora mi rimetto a dormire.
Perch ti sei svegliato?  stato un brutto sogno?
Lui torn a sdraiarsi, e io entrai a rimboccargli le coperte.
Lui disse: La vuoi sentire la mia canzone, Sarah?
Parla di un ragno.
Mi sedetti accanto a lui ad ascoltare. Pensavo che volesse
cantarmi Itsy-Bitsy, che anch'io avevo imparato alla sua
et. Dai, dissi.
Lui sorrise e tir fuori le mani da sotto le coperte. Cominci
a cantilenare, con voce spettrale: Attenti alla brava
madre, state molto attenti! Pieg le dita a mo' di artigli:
Striscia in soffitta sotto le scale... Cammin con le dita
sul mio braccio, a tempo con le parole: Perci attenti se
ficcate il naso.Fece una pausa drammatica, per sfruttare
al massimo l'effetto sinistro: Perch lei ti MORDE... Le
sue dita mi saltarono al collo per mordermi, "... se entri
nella sua tana, termin, scoppiando a ridere. Ti ho morso,
Sarah.
S, mi hai morso, dissi, dandogli dei morsi di ragno nei
punti in cui soffriva di pi il solletico. Poi lo sgridai con uno
Shh, shh e sorrisi. Meno male che c'era lui. Qualsiasi cosa
il mondo avesse in serbo per me, avevo sempre Sammy.
'Notte, Sarah, disse lui, con un sorriso.
Spensi la luce. "Notte, amico Sam.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
Odio doverti lasciare qui. Addio, Cait. Che Dio ti benedica
e ti protegga. 
In una piccola stanza buia occupata da due culle, io...
lei stava abbracciando una ragazza di circa sedici anni. La
ragazza indossava una camicia da notte e stava piangendo.
Io avevo una gonna lunga e un mantello. Riuscivo a vedere
il mio respiro nell'aria.
La baciai sulla guancia, mi misi la borsa sulla spalla e
uscii nel corridoio. Un uomo grasso dal viso paonazzo usc
da un'altra porta.
Rimani finch non trovo un 'altra ragazza per sostituirti.
Ti pagher bene. 
Il mio mandato scadeva a mezzanotte. Non rimarr un
altro minuto sotto questo tetto. 
Non ti lascer andare,  disse, e allung una grossa mano
per toccarmi il seno. La allontanai con forza e lo colpii con
la mano aperta.
La sua faccia da paonazza divent viola di rabbia, ma
si vedeva ancora l'impronta bianca e rossa del mio schiaffo.
Sollev il braccio per colpirmi, ma fu bloccato a mezz'aria
da un ragazzo alto che era arrivato alle sue spalle. Il ragazzo
gli dette un pugno nello stomaco che lo fece piegare in due.
Poi lo colp sul viso e sentii lo scricchiolio di un osso che si
frantumava. Con il sangue che gli usciva copioso dal naso,
l'uomo grasso cadde all'indietro come un albero abbattuto, e
non si mosse pi. Io aggirai il corpo e mi gettai fra le braccia
del ragazzo, baciandolo con passione.
Poi ce ne andammo.
Eravamo su una barca a vela, fianco a fianco a prua. Vidi
l'estuario di un fiume accanto a un canneto. Indicai con la
mano. L.
Gli argini del fiume si restrinsero e si fecero pi alti. Il
pilota della barca fece manovra per attraccare. Quass non
ci sono altri bianchi,  disse. Il vaiolo si  portato via parecchi
selvaggi, ma ce ne sono ancora molti. Restate vicino al
fiume. 
Sorcha, aspettiamo che la pioggia si calmi,  disse il ragazzo.
Ma io non potevo aspettare. Corsi nel bosco scivoloso per
la pioggia. La terra umida mi rallentava, i rami mi frustavano
le gambe. Incespicai e caddi, ma non mi fermai. L'ultimo
tratto lo feci carponi, resistendo al fango che mi tratteneva.
Gli alberi si diradarono. Mi aggrappai a un arbusto per
alzarmi. Avanzai nella radura che dava sulla scogliera. In
mezzo c'era un unico albero alto.
Sopra di me le nubi s'illuminarono, e un fulmine cadde dal
cielo sui rami dell'albero. Il boato mi travolse, le orecchie mi
ronzavano; sentivo la pelle che mi formicolava da tanto ero vicina
al fulmine. Met dell'albero si stacc e cadde, in fiamme.
Vidi qualcosa cadere dal cuore dell'albero. Liam mi aveva
raggiunta e mi prese per un braccio, ma mi divincolai e
avanzai decisa. Mi inginocchiai ai piedi dell'albero ed eccola
l: una goccia limpida, di un giallo intenso, con una macchia
scura al centro.
La sollevai. Non dimentichiamoli mai. "
Chiusi la mano sulla pietra.
Mi svegliai e rimasi a letto a ripensare al sogno. Sapendo
bene che era stato qualcosa di pi di un sogno. Forse
quei due erano Sorcha e Liam, come erano veramente stati.
I miei bis-bis-chiss-quante-volte-bisnonni.
Il sogno mi aveva messo di cattivo umore, ma per fortuna
non c'era nessuno in cucina quando scesi. Mentre finivo
le ultime cucchiaiate di cereali che mi ero preparata
da sola, in piedi, mamma fece l'errore di chiamarmi invece
di entrare di soppiatto in cucina. Immaginai che fosse occupata
con qualcosa che riguardava la festa, e la cosa non
mi interessava.
Misi la scodella nell'acquaio e sgattaiolai dalla porta
esterna. Corsi gi per il vialetto e svoltai l'angolo della casa,
sperando che non mi avesse vista dalla finestra. Se fossi
riuscita a nascondermi fino alle dieci, poi Rose sarebbe venuta
ad aiutarmi con i dolci, e avrei potuto evitare del tutto
mia madre.
La siepe si estendeva alla mia destra; una decina di metri
pi avanti formava un arco. Sembrava un buon posto
per starmene fuori dai piedi. Ci andai di corsa. La siepe si
apriva su un lungo corridoio verde pavimentato d'erba e
lastre di pietra.
In fondo c'era una bambina, avr avuto sei o sette anni,
con un'aureola di capelli scuri, vestita di un leggero abito
bianco.
E io pensai:  bellissima.
Lei guard verso di me, si volt e spar a sinistra, dietro
la siepe.
Senza fermarmi a riflettere, senza nemmeno chiedermi
chi fosse o da dove fosse venuta, le corsi dietro.
Alla fine del corridoio, la galleria proseguiva a destra e
a sinistra. Presi a sinistra e arrivai fino a un'altra svolta a
sinistra. Fu allora che mi resi conto di trovarmi in un labirinto
di siepi.
A met del corridoio successivo c'era un incrocio: a destra
vidi un riflesso chiaro. Corsi da quella parte e mi ritrovai
a un altro incrocio. Una svolta a sinistra mi port in un
vicolo cieco.
L'avevo persa. Provai una fitta indefinibile, qualcosa di
simile alla tristezza.
Tornai indietro, prendendo a destra alla prima svolta.
Vidi tre vicoli ciechi in tutte le direzioni. E capii di essermi
persa. Ero sicura di dover girare a destra e poi a sinistra.
Immaginai di aver mancato una svolta. Cercai di tornare
indietro, andai a sinistra, di nuovo a sinistra e mi ritrovai
in un altro vicolo cieco.
Mi venne in mente che sarei arrivata in ritardo alla lezione
di pasticceria con Rose. Forse molto in ritardo.
Decisi che era meglio procedere con metodo. Cominciai
a mettermi in tasca tutti i sassi che vedevo, per segnare le
svolte che prendevo. Il labirinto non era infinito. Alla fine
avrei trovato l'uscita.
Dieci minuti dopo ero in un altro vicolo cieco, cos cominciai
a tornare sui miei passi, seguendo le pietre per non
ripassare dai corridoi gi visitati, e pensando a quanto ero
stata furba. All'incrocio successivo, uno dei corridoi era gi
marcato: stavo per svoltare nella direzione opposta, quando
un sasso attir la mia attenzione. Era il sassolino verde
che Richard aveva trovato nella stanza di Deirdre. L'avevo
lasciato nella tasca dei jeans che indossavo. D'impulso, mi
chinai a raccoglierlo: per marcare quel sentiero sarebbe
bastato un sasso qualsiasi. Poi all'angolo successivo scoprii,
seduta su una panchina, una persona che non avrei
mai pensato di vedere. Lei trasal, guard verso di me stringendo
gli occhi e sul suo viso si disegn un ampio sorriso.
Sarah, eccoci qua, ragazza.
Nanga! Meno male che l'ho incontrata, esclamai sollevata.
Lei rise. Ti sei un po' persa, eh?
Risi anch'io. Completamente persa.
La siepe alle sue spalle era pi bassa di tutte le altre, e
mostrava il crepaccio verso il fiume. Ero arrivata alla fine
del labirinto senza nemmeno accorgermene.
Non ti preoccupare, sei solo a pochi passi dall'ingresso.
Ti indicher io la strada. ''
Mi elenc le svolte. Io le ripetei due volte.
Grazie per l'aiuto, dissi, mi stavo un po' preoccupando.
 grande, questo labirinto. Ho visto una bambina poco
fa... avr bisogno d'aiuto?
Non preoccuparti per lei. Sa come entrare e come
uscire.
Vive da queste parti?
"S.  una mia piccola amica. A volte viene a trovarmi
per alleggerirmi il cuore.
Mi sembrava strano che vagasse per i giardini di Amber
House. A meno che non fosse un'abitudine per lei, da quando
era viva la nonna.
Come se mi avesse letto nel pensiero disse: A Ida non
dispiaceva che passassi di qui. Spero che non dispiaccia
nemmeno a te. Sorrise. "Siediti un minuto, per favore.
La donna non sembrava cos... sconcertante... come la
prima volta che l'avevo vista. Forse perch mi aveva appena
salvato. Vista da vicino, sembrava, stranamente, anche
pi giovane.
"Che cos'hai in mano? chiese mentre mi sedevo. Io abbassai
gli occhi, notando con sorpresa di avere ancora in
mano il sassolino verde. Lei lo guard come se avesse voluto
toccarlo.  un... Ma poi s'interruppe.  verdite. Un
tipo di pietra che si trova soltanto in Africa, vicino al luogo
da cui proviene la mia gente. Tienila. Ti porter fortuna.
Me la rimisi in tasca. Jackson ha detto che dovevo tornare
a parlare con lei. Che cosa voleva dirmi prima?
Prima? Nella tua stanza?
No. Come? No. Fuori da casa sua.
Ti ho promesso una chiacchierata...
Per come lo disse, sembrava quasi una domanda. S.
Ha detto che c'erano delle cose che doveva dirmi...
Sammy sta bene?
S, sta bene, risposi, chiedendomi il perch di quella
domanda.
Vedi, disse, "sono qui da talmente tanto tempo che
conosco praticamente ogni segreto di Amber House. Mi
fece un cenno con la testa, come per invitarmi a parlare.
Mmm. Non ero molto in vena di confessioni, ma lei
continuava a guardarmi in modo incoraggiante. "E quindi,
lei sa del... dono? Dirlo ad alta voce mi metteva in imbarazzo.
Lei annu di nuovo. Provai una sorta di sollievo. Qualcun
altro, oltre a Jackson, mi stava dicendo che quella cosa
era vera. Non era solo nella mia testa. Che cos'? chiesi.
Che cosa succede?
"Ecco, tua nonna li chiamava echi, ma non  esatto.
Hai presente quando lasci una traccia fisica su una cosa,
come un graffio o una scheggiatura? Secondo me i pensieri
e le emozioni possono lasciare altri tipi di segni sulle cose
che abbiamo toccato, usato e amato. Oppure odiato. E le
donne di questa famiglia, quelle con il dono, riescono a
vedere questi segni, specialmente quando sono in sintonia
con loro. Capisci cosa intendo?
Direi di s. Pi o meno. Quindi non sono fantasmi?
Lei scosse la testa. Non ci sono fantasmi ad Amber
House.
Niente fantasmi, ripetei fra me, sentendomi un po' meglio.
"Che cosa significa in sintonia?
Come un'affinit elettiva. La necessit attira le risposte.
Vuol dire che i miei pensieri possono suscitare una visione?
"Pi che altro le emozioni. O le preoccupazioni, i problemi.
A volte mi sembra quasi che la casa cerchi di aiutare.
Era una cosa difficile da accettare. Lei riesce a vederli?
No, ragazza mia. Io non vedo il passato.
Ma questo dono, da dove viene?
"Da molto lontano. Fiona disse che sua nonna, la prima
a venire qui, ce l'aveva. Riusciva a trovare oggetti perduti e
sapeva tutto delle persone anche solo toccando le loro cose.
Dovette andarsene perch pensavano che lanciasse il malocchio.
Si vendette come schiava a contratto per pagarsi
il viaggio.
Sorcha, dissi.
L'hai vista," disse Nanga. Allora forse sai che c'era
qualcosa che la attirava in questo posto. Qualcosa che rafforzava
il suo dono. Pu darsi che questo sia sempre stato
un luogo pieno di potere. O forse il potere  qui perch
tante donne con quel dono sono state qui, come causa ed
effetto, passato e presente. Non ha importanza, in realt.
Perch solo le donne? domandai.
Non lo so. Le donne sono molto diverse dagli uomini.
Sono come i ragni, che tessono continuamente connessioni
tra s e gli altri, sempre a curare la tela. Ascoltano in
modo diverso dagli uomini.
Annuii, anche se non avevo capito tutto. E non mi piaceva
essere paragonata a un ragno.
"Sarah, se dovessi aver bisogno di aiuto, puoi fidarti di
Jackson.  un bravo ragazzo e farebbe qualsiasi cosa per
te." Mi guard, inclinando la testa. "Lo sai che siete parenti?
Molto lontani nell'albero genealogico.
Davvero? Questa s che era una notizia inquietante,
sotto tutti i punti di vista. Richard aveva detto che il Capitano
era coinvolto nel commercio degli schiavi, ma non
avevo mai pensato che la mia famiglia ne avesse. Non so
perch. Probabilmente non avevo mai voluto pensarci. E
se Nanga diceva che Jackson e io avevamo un antenato in
comune, voleva dire che uno dei miei avi maschi aveva...
cosa? Non riuscivo a tollerare il pensiero. Aveva violentato
una delle antenate di Jackson. Mi sentii abominevole.
So cosa stai pensando, ragazza mia. Lo sguardo si
fece distante. Fu una cosa terribile. Imperdonabile e incancellabile.
Ma da quel gesto malvagio sono venuti tanti
bravi uomini e brave donne. Quella donna ebbe giustizia...
allora come alla fine. Annu, lo sguardo di nuovo presente.
"Spesso mi sembra che il tempo sia capace di curare se
stesso, qui ad Amber House."
Gesto malvagio, ripetei fra me. Sperai che quella donna
avesse davvero avuto giustizia. Sperai che si fosse vendicata,
ma non l'avrei mai saputo, probabilmente. Dovevo
rifletterci ancora. Bene, mi alzai. Devo sbrigarmi. Rose
probabilmente mi stava gi aspettando. Grazie ancora, di
tutto.
Lei sorrise e liquid le mie scuse con un gesto della
mano.
Arrivederci," dissi, incamminandomi.
Nanga alz un po' la voce alle mie spalle. Ancora una
cosa. Quasi me ne dimenticavo. Se durante le visioni ti senti
confusa, uno specchio ti dir sempre la verit.
Ero molto presa dal ripetere le svolte fra me, dal pensiero
di quella schiava, l'antenata di Jackson, violentata crudelmente
da un maledetto schiavista... un mio avo. Riflettevo
sul mio legame con questo posto e con la sua gente...
perci mi trovai quasi fuori dal labirinto prima ancora di
rendermi conto di quell'ultima frase.
Trovai il lungo corridoio verde che conduceva fuori.
Quando uscii, vidi Jackson seduto su un muretto di pietra.
"Ciao, dissi, che cosa ci fai qui?
Sammy... mi ha detto di averti vista entrare. Volevo
essere sicuro che uscissi.
Annuii e risi debolmente. Grazie, cugino. Lo sapevi
che siamo cugini?
Lui annu, sorpreso. S, lo so. Ida mi ha raccontato
della mia bis-bis-avola, sette generazioni fa. Doveva essere
una donna incredibile.
Io non lo sapevo. Nonna mi aveva raccontato della sua
bisnonna, l'abolizionista. Ma non ha mai pensato di parlarmi
dei miei avi schiavisti.
Come mai ne parli adesso?
Ho incontrato Nanga l dentro.  stata lei a dirmi come
uscire.
Nanga?
"S. ... gentile. Un po' strana. Per simpatica.
Nanga... mi ricordo che Ida diceva che Nanga avrebbe
fatto qualsiasi cosa per i suoi amici, ma che non bisogna
farla arrabbiare. Non dimentica e non perdona.
Lo osservai perplessa. Non so se la sua memoria sia
tanto buona... Non sembrava ricordare il nostro primo incontro.
Immagino che possa capitare, a quell'et.
Lui annu, divertito. S, in effetti ha un bel po' di anni.
Sai che ore sono? Credo che dovrei essere gi in cucina.
Tua nonna si  offerta di aiutarmi a fare i brownie.
Lo so, disse lui. L'aiuto sono io.
Ah. Davvero? Li fai tu?
Be', non gratis. Raddoppiamo le dosi e ne porto met
a casa.
Ma li sai fare? Dovetti sembrargli incredula.
Lui sbuff. Sono solo brownie.
Sapeva esattamente dove trovare tutto: pentole, cacao,
noci, farina e zucchero. Mi pass un panetto di burro e mi
disse di ungere gli stampi.
Ungerli?"
Mi tolse il burro dalle mani con un sospiro, ne tagli
un pezzetto e lo mise nello stampo. Spalmalo bene con le
dita dappertutto, specie negli angoli, cos l'impasto non si
attacca. Non hai mai fatto una torta?
Per questo esistono le pasticcerie, dissi. Devo farlo
con le dita?
S. Ma prima lavale, disse lui, arrotolandosi le maniche
e prendendo il sapone. Cercai con tutte le mie forze di
non guardare le cicatrici, sempre pi spesse, che gli risalivano
lungo le braccia. Lui se ne accorse comunque.
Un incidente d'auto quando avevo tre anni, disse in
tono rassegnato. "Mi sono ustionato tutta la parte sinistra,
in modo piuttosto grave.
Non sapevo cosa dire e bofonchiai un: Mi dispiace.
"In realt non ricordo nulla, disse, tranne a volte in
sogno. Nonna dice che sarei morto se non fossi stato sbalzato
dal seggiolino. L'esplosione mi ha scagliato lontano.
Mi sono rotto la testa e qualche costola, ma sono sopravvissuto.
I miei no.
Te li ricordi?
Non come erano.
Non come erano?
Dovette rendersi conto della stranezza della frase: Ho...
sentito parlare molto di loro da mia nonna, ovviamente, e
mi sono fatto un'idea di come dovevano essere, di come
saremmo potuti essere... La voce si spense.
Se le cose fossero andate diversamente, finii fra me e me.
Pensai che se mai avessimo trovato i diamanti, ne avrei
dati met a lui. Ne aveva diritto quanto me. E meritava
qualcosa di pi di quanto la vita gli avesse dato finora.
Lui si riscosse. Sbrighiamoci, disse, i brownie devono
raffreddarsi, altrimenti non si possono tagliare.
Dopo quella faccenda untuosa, mi mostr come infarinare
gli stampi. Poi mi spieg passo dopo passo la ricetta.
Un "pizzico erano circa cinque grammi; il cioccolato andava
sciolto a bagnomaria; non si toglievano i frammenti di
guscio d'uovo dal mixer con le mani, mentre era acceso...
Mi afferr il polso mentre facevo per prendere il pezzetto
di guscio bianco: Vuoi perdere la mano?
... E se per caso il guscio finiva nell'impasto, si buttava
tutto nel lavello e si ricominciava da capo.
A quel punto prese lui il controllo, pes di nuovo con
precisione gli ingredienti secchi, mescol il burro e il cioccolato,
gratt, mischi, vers la vaniglia senza nemmeno
dosarla, schiacci le noci con le mani. Ci sapeva fare, decisamente.
Peccato che tu voglia fare il medico, dissi. Saresti un
grande chef.
Non far il medico. Mi dedicher alla ricerca.
Ricerca? ripetei, sorpresa. Avevo pensato... perch
vuoi seppellirti in un laboratorio? Sei cos a tuo agio con
gli altri. Piaci perfino a Sammy, e di solito lui non va d'accordo
con nessuno.
Sammy  un bambino fantastico, disse lui senza
smettere di livellare l'impasto negli stampi, che era gi perfettamente
livellato. Intuii di aver detto qualcosa di sbagliato,
ma chiss cos'era. Quando alz lo sguardo, la sua
espressione era gentile. E impassibile. Di nuovo. Cambi
argomento. Mettiamoli in forno.
Mentre lui preparava la glassa io cominciai a ripulire.
Quando il timer suon, lui mi mostr come controllare la
cottura e dichiar che erano pronti.
Ora siediti, ordinai. Finisco io di pulire. Quello lo so
fare.
"Se insisti, disse lui. Si srotol le maniche e si sedette
come la prima volta che l'avevo visto, con le gambe allungate
che occupavano mezza cucina.
"Quando possiamo mettere la glassa?
Lasciamo sciogliere il cioccolato ancora qualche minuto.
Si chiama ganache, per. Cioccolato e panna mescolati
insieme.
Va bene, dissi. Ora te la stai tirando.
Un sorriso sincero, caldo e rilassato, come quello della
soffitta. Chi, io? disse. Mai.
Risi, e in quel momento entr mia madre. Aveva le labbra
serrate, era irritata. Sarah, ti ho vista, prima, che scappavi...
Si interruppe e mi si avvicin. Diamine, come hai
fatto a riempirti cos di farina?
"Cercavi Sammy? chiesi speranzosa.
No, cercavo te. Sam  andato ad Annapolis stamattina
con tuo padre.
Stamattina? ripetei, confusa. Ma non avevi detto...?
Mi voltai verso Jackson, ma lui stava gi uscendo.
Torno pi tardi per la glassa, Sarah, disse, e se ne
and.
Mi rivolsi a mia madre. Perch non mi hanno aspettato?
Mi serviva il tuo aiuto, oggi.
Che cosa dobbiamo fare? chiesi con cautela.
Avevamo appuntamento con la planner, con il catering
e con il pasticcere per la torta. Ma se ne sono andati
mezz'ora fa.
Mi dispiace tanto, mamma, dissi, sforzandomi di
sembrare contrita e non compiaciuta.
S, lo immagino. Non importa. Devi prepararti per andare
subito ad Annapolis. Cambiati, pettinati. E magari
mettiti un po' di lucidalabbra e mascara, per favore. Stiamo
cercando di dare una buona impressione.
Mi sentii subito inadeguata e mi chiesi, per la milionesima
volta, se mia madre si rendesse conto di dire certe
cose o se le venivano cos. Se ne and, ignara di tutto.
Insomma, era chiaro che per lei ero una delusione. Non
sarei potuta essere pi... diversa da lei. Non ero bella. Non
ero elegante. Non ero intelligente. Per almeno ci provavo,
a essere simpatica.
Al contrario di lei.
Forse semplicemente non capiva che la gente aveva anche
dei sentimenti. Al contrario di lei.
Mi trascinai di sopra, cercando di immaginare com'era
possibile che la ragazza che aveva dipinto quei bellissimi
quadri nella soffitta si fosse trasformata in mia madre.
Aprii la porta della mia camera e mi fermai. Il letto era
fatto. I miei vestiti non erano buttati sulla sedia. E c'era
qualcos'altro di diverso...
Le pareti. Erano dipinte a fiori, ma solo per met.
Sentii qualcuno che canticchiava.
Una parte di me voleva solo girare sui tacchi e scappare,
ma non lo feci. Dovevo vedere la persona nascosta dietro
il letto.
Seduta sul pavimento a gambe incrociate c'era una
bambina con lunghi capelli ramati. Nella mano sinistra
aveva una tavolozza di colori. Con il pennello nella destra
stava facendo nascere sul muro foglie e boccioli di alcea.
Andai ai piedi del letto, per vedere in viso la bambina.
Mia madre. A circa undici anni.
La guardai per qualche istante. Concentrata. Serena.
Di tanto in tanto canticchiava una melodia familiare. Un
po' in disordine, sporca di colore sulle mani, sui jeans e
sul viso. Sembrava una ragazzina con cui avrei potuto fare
amicizia. Sembrava... felice.
Avrei voluto viaggiare nel tempo per parlarle. Avrei voluto
poterla proteggere da qualsiasi cosa le avesse tolto
quella felicit.
Dissi senza pensare: Ti voglio bene, mamma.
La ragazzina smise di canticchiare e inclin la testa,
come per ascoltarmi. Aveva l'aria perplessa. Poi intinse il
pennello nel colore e torn al suo lavoro.
Uscii di corsa. Non volevo sapere niente del passato.
Non lo volevo quel dono. Non cambiava niente e mi faceva
solo stare peggio.
Quando guardai di nuovo la mia stanza, tutto il casino
che avevo lasciato era di nuovo l. E il giardino sulla parete
era completo.
Il paradiso terrestre di mia madre. Con un melo ricamato
sulla coperta.
Mi vestii in fretta, finii di truccarmi e scesi. "Scusa se
non ti ho aiutato con la festa, mormorai.
Mia madre fece un mezzo sorriso e si strinse nelle spalle.
"Non fa proprio per te, eh? Non importa.  quasi tutto
organizzato. Sar una festa favolosa, se per te questa cosa
ha senso.
"Ne sono sicura.
Ora che sapevo cosa cercare, riuscivo ancora a vedere
in lei la ragazzina del piano di sopra. Negli occhi, soprattutto.
La testa, ancora inclinata. Ancora in ascolto.
Sentii la mia voce che ripeteva: Ti voglio bene, mamma.
Lei fece una faccia stranissima. Poi disse: Anch'io, tesoro.
Si volt immediatamente e and verso la sua stanza.
Tra dieci minuti sono pronta, disse sopra la spalla, con
voce un po' troppo acuta. Ci vediamo in macchina?
D'accordo, dissi.
Volevo uscire di casa. Andai alla macchina e mi sedetti
davanti ad aspettarla, con il finestrino abbassato.
Ad Annapolis, mia madre parcheggi davanti a un negozio
di abbigliamento.
Un'altra imboscata. Ehi, obiettai, credevo che dovessimo
incontrare pap e Sammy.
Io non l'ho mai detto. Domani andiamo in chiesa e tu
hai bisogno di qualcosa da metterti.
In chiesa? Da quando in qua mia madre era diventata
religiosa?
Robert ci ha invitati. Dopo andremo al circolo nautico
per il brunch e per la regata annuale dei Chesapeake
Clubs.
Ah. Il senatore. Stava diventando una di quelle buone
notizie che ne nascondevano una cattiva. Andavo matta
per le regate e probabilmente avrei rivisto Richard. Ma una
giornata con Robert in chiesa e al circolo? La mia faccia
dovette tradire il mio scarso entusiasmo.
Senti, Sarah,  importante prendere contatto con pi
persone possibile prima della festa. In chiesa ci saranno
molti miei vecchi amici e ancora di pi alla regata. Partecipano
i cinque pi grandi circoli nautici della Chesapeake.
Perci andremo tutti e quattro, sorrideremo, saremo gentili
e ci divertiremo. Va bene?"
"Fantastico, dissi senza entusiasmo. Come avrei dovuto
trattare Richard? Non mi andava proprio di rifare la
scena estasiata davanti ai miei. Mia madre and a rovistare
tra i vestiti, mentre io trovavo una sedia. A met di un
entusiasmante articolo su Dieci modi piccanti di farlo d'estate!
in un numero di Cosmo di due anni prima, mamma
arriv con le braccia cariche di vestiti.
Niente modelle, qui.
Cerc di convincermi a provare qualcosa di rosa, ma io
scelsi un prendisole di seta dipinto con dei papaveri rossi e
arancio, stretto in vita con un grosso nastro nero. Nel timore
che non fosse adatto alla stagione, mia madre pesc un
maglioncino di cachemire per coprirmi le braccia.
La commessa propose un paio di ballerine in tinta.
Cos'hai fatto alla testa, poverina? chiese, fingendosi esageratamente
premurosa.
Avevo voglia di dirle che era solo un enorme brufolo.
Mi hanno colpito con una mazza da croquet, dissi con un
sorriso dolce.
Ha sbattuto contro la testata del letto, corresse mia
madre.
La commessa cerc di nascondere una risatina.
Ora cerchiamo qualcosa per la festa di stasera... prosegu
bruscamente mia madre.
Adesso era troppo. Se non posso andarci in jeans, non
ci vado proprio.
Non hai la minima idea di cosa metteranno le altre,
giusto? mi accus lei.
A meno che non siamo entrati in un tunnel spazio-temporale
quando siamo arrivati qui, sar meglio che mettano
i jeans. E se non li metteranno, allora sar l'unica a non
sembrare una perfetta sfigata.
Ci detto, cominciai a pregare che fossero tutti in jeans.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
La spedizione ad Annapolis (naturalmente) mi lasci
senza il tempo necessario per prepararmi per la festa, e la
sessione di trucco (naturalmente) dur un po' di pi quella
sera: cercai invano di stendere uno strato sottilissimo, ma
perfettamente opaco, di fondotinta sulla mia fronte livida.
Alla fine coprii tutto con i capelli.
Richard arriv e suon il clacson perfettamente in orario.
Corsi gi all'ingresso, finendo di sistemarmi i vestiti e
sperando di potermi dare un'ultima occhiata nello specchio
accanto alla porta, ma era gi occupato da mia madre
che si stava ritoccando il rossetto.
"Esci con pap? domandai sorpresa.
Vado a cena con... alcuni vecchi amici. Credo che tuo
padre preferisca far compagnia a Sammy, rispose lei freddamente.
"Ma gliel'hai chiesto?
Non c' un ragazzo fuori che ti aspetta?
Mi d solo un passaggio, dissi, prendendo il sacchetto
di brownie che avevo lasciato sul tavolo.
Non devo preoccuparmi per te, vero, Sarah? Sai come
possono essere le feste dei ragazzi ricchi.
No, mamma, non ti preoccupare per me. Sono ancora
libera dal peccato al cento per cento.
Brava ragazza.
La guardai esasperata. Ci vediamo.
Divertiti.
Anche tu, pensai fra me. Ma non lo dissi. E non lo pensavo
sul serio.
"Scusa se ti ho fatto aspettare, dissi mentre salivo sulla
piccola BMW decappottabile nera di Richard.
Non ce problema, disse lui allegramente.
Percorremmo la stessa strada verso Annapolis che avevo
gi fatto con mia madre la mattina, solo molto pi veloci.
A Richard piaceva guidare proprio come andava in
barca. Io mi stampai un sorriso sul viso, infilai le mani sotto
le gambe per non reggermi convulsamente al cruscotto,
e affidai la mia vita a tutti i dispositivi di sicurezza che la
BMW poteva offrirmi.
Richard svolt bruscamente nel vialetto di una di quelle
ville anonime, una specie di stile Tudor piena di stucchi e
con la facciata di pietra. Rallentammo lungo file di altre
auto di lusso parcheggiate tra le aiuole di violette, fino a un
posto che qualcuno ci aveva lasciato nel garage. Scendemmo
dalla macchina tra le note del basso della musica che
proveniva dalla casa.
Seguii Richard all'ingresso. L'interno era tutto marmi,
tappeti color crema, legno sbiancato e divani in pelle. In
teoria avrebbe dovuto far colpo su di me, ma ormai Amber
House mi aveva viziata. Ai miei occhi era solo una casa da
rivista di mobili: tanti soldi e niente stile.
Richard cerc la padrona di casa, l'abbracci e mi present.
A quanto pareva i miei jeans non c'entravano proprio
niente. Kathryn era in bikini.
Sorrisi, infelice. "Richard non mi ha detto che era una
festa in piscina.
Dickie  cos distratto, disse Kathryn in tono possessivo.
"Ma puoi prendere uno dei miei."
Che schifo, pensai. "Grazie, dissi. Le porsi i dolci. "Un
contributo, spiegai, rimpiangendo di non aver ignorato l'idea
di portarli.
Oh Dio, disse lei con un certo entusiasmo, "c' qualcosa
dentro?
Noci, dissi io.
Richard si mise a ridere. Forte. Mi maledissi fra me.
Kathryn dette una gomitata nelle costole a Richard. Poi
si sporse ad abbracciarmi. "Sei stata molto carina, disse,
"scommetto che piaceranno a tutti.
Mi port in cucina, dove i ripiani di marmo erano completamente
occupati da cibi confezionati e bevande assortite.
Aggiungemmo i dolci al banchetto.
La cucina dava direttamente sul salone, attrezzato con
ogni possibile tecnologia per l'intrattenimento. Il soffitto
altissimo si apriva sul secondo piano, a cui si accedeva con
una scala a chiocciola. Kathryn cominci a salire i gradini
rivestiti di moquette, con il sedere quasi nudo esattamente
davanti ai miei occhi, a soli due gradini di distanza. Niente
cellulite, notai.
"Non vedo l'ora di venire alla tua festa, disse da sopra
la spalla. Ho ricevuto l'invito stamattina, ma lo so gi da
mercoled. Richard ha chiamato e mi ha detto di dirlo in
giro, cosa che naturalmente ho fatto. Sar favoloso.
Mercoled. Il giorno che era venuto a trovarci con suo
padre. Non aveva perso tempo a fare gli inviti.
Grazie mille per l'aiuto, dissi.
Pfft, mi liquid lei, agitando una mano. Un mese
fa ho visto un vestito fantastico da Neiman, ho chiesto a
pap di comprarmelo, ma lui ha detto di no, a meno che
non avessi avuto un'occasione per metterlo. E ora ce l'ho!
Non vedo l'ora di fartelo vedere.  tutto rosa, aderente e
mi ci far attaccare delle ali sulla schiena. E il tuo costume
com'?
... dorato, credo. Lei si volt, inclinando appena la
testa di lato in attesa di altri dettagli rilevanti. Purtroppo
non ricordavo altro. Ha dei ricami.  bello, aggiunsi.
Lei mi sorrise come se avessi avuto quattro anni. Ne
sono sicura, disse e prosegu su per le scale.
La sua camera era occupata da un enorme letto a baldacchino
con le tende di seta grezza color magenta, pieno
di cuscini eccentrici, una TV a cristalli liquidi, un divanetto
di velluto, un computer da tremila dollari e un lampadario
di cristallo. Il letto e il pavimento erano tutti cosparsi di
vestiti... vestiti costosi. Trovai positiva quella mancanza di
organizzazione.
Su uno scaffale sopra la scrivania c'era una ventina di
foto autografate di Kathryn in compagnia di varie celebrit.
"Tu conosci tutta questa gente?"
"Mio padre fa il produttore musicale. Mi manda a prendere
tutti gli anni quando comincia la stagione dei premi.
In quasi tutte quelle foto sono con uno dei suoi clienti."
Attravers la stanza e apr una doppia porta, che dava su
una cabina armadio pi grande della mia camera. Il bikini
che mi porse aveva pi laccetti che tessuto.
"Uhm, dissi, cercando il modo giusto per chiederle il
costume intero che temevo non avesse. Lei annu, come se
fosse d'accordo con me.
S, anche secondo me il rosa non  il tuo colore. Questo?
Mi porse un costume quasi identico, tutto a cuoricini
bianchi. Per aveva le culottes, perci mi ci tuffai. Che
carino. Grazie.
Dal fiume spirava una fresca brezza. La maggior parte
degli ospiti era nella piscina riscaldata, ma nella vasca
calda si era ammassato un numero francamente eccessivo
di persone. Kathryn dovette far spostare qualcuno perch
potessimo sederci.
Era scomodo, per non parlare del disagio: tutti appiccicati,
con gambe, braccia e piedi che si toccavano. Una bella
bruna alla mia sinistra si chin sopra di me per parlare con
un tizio dai tratti marcati e la pelle scura, come una star di
Hollywood, seduto dall'altro lato di Kathryn.
Indovina un po', Chad, disse strascicando leggermente
le parole: Una volta ho leccato il mercurio. Ho rotto un
termometro,  uscita fuori quella roba e l'ho leccata.
Kathryn sospir, esasperata. Mi bisbigli all'orecchio:
Quella  Olivia. Mi dispiace, non so nemmeno perch sia
qui. Io non l'ho invitata.
Spostati, Kath. Mi voltai. Richard s'infil tra me e Kathryn.
Kath ti ha gi presentato? chiese.
"Stavo per... disse Kathryn.
Richard la zitt con un gesto della mano. Sarah, fece,
e mi circond le spalle con il braccio libero e mi attir a s
mentre diceva al resto del gruppo: Ti presento tutti. Gente,
questa  Sarah Parsons.
Tu sei la ragazza che d la festa alla casa stregata,
disse Chad.
Non  stregata, protestai debolmente, chiedendomi
subito che cosa sapesse, o che cosa avesse sentito dire.
"Mia nonna dice che una volta ci  andata, quando
aveva la nostra et... disse Olivia con entusiasmo morboso,
"... e si  messa a piangere, senza sapere nemmeno
il perch.
C' anche un cimitero vicino alla casa, intervenne un
ragazzo dietro di me. Ci seppellivano anche gli schiavi.
Magari qualcuno se l' legata al dito.
Ho sentito che l ci hanno ammazzato qualcuno, aggiunse
Chad. L'hanno trovato morto nella vasca da bagno,
una cosa alla Stephen King.
Mio padre dice che un sacco di gente  impazzita, in
quella casa, disse la ragazza di fronte a me, e una ragazza
ritardata  stata ammazzata sul prato davanti alla casa,
quando lui era piccolo.
Ci riprovai: "Non  stre...
"Oh, ma certo che  stregata, mi interruppe Richard.
Io ci sono stato.  una cosa che si sente. Ma  una festa di
Halloween, giusto? Deve far paura, no?
"Giusto, dissi debolmente, con l'idea cupa che forse i
fantasmi e io saremmo stati gli unici a partecipare. Spero
che veniate tutti.
"Verranno, disse Richard con sicurezza, bevendo un
altro sorso di quello che aveva nel bicchiere. Suoneranno
gli Ataxia. Devono un favore a mio padre.
Oddio, squitt una ragazza con l'apparecchio ai denti.
Gli Ataxia?"
Per poco non mi misi a squittire anch'io. Gli Ataxia alla
mia festa? Sta scherzando? Sentirono tutti, nel raggio di
dieci metri. Vidi spargersi la notizia che la migliore band
punk-rock del paese veniva a suonare al mio compleanno.
Perfetto. All'improvviso mi sentii pi rilassata che mai negli
ultimi giorni. Stregata o meno, forse la gente sarebbe venuta
lo stesso. E magari si sarebbe anche divertita.
Olivia si chin di nuovo verso di me, stavolta per parlarmi.
Ehi, Richard non ti ha portata in barca? Il tono era
infelice, accusatorio.
Sei andata in barca con Dickie? mi chiese un tizio
biondo, sorridendo. Ha fatto anche con te il trucco della
scia della nave?
Esattamente, dissi.
Tutti i maschi scoppiarono a ridere. Il tipo biondo disse:
Secondo me Richard conosce a memoria tutti gli orari
delle partenze dal porto di Baltimora.
Non avr bisogno di onde artificiali per batterti domani,
Morgan, disse Richard.
Parlate della regata? chiesi.
Richard e Chad hanno vinto nella nostra classe negli
ultimi due anni, spieg il biondo, cio Morgan, ma
quest'anno la Backdraft si porter a casa il premio.
Vogliamo puntarci su qualcosa? lo tent Richard.
Di cosa stiamo parlando, Dickie? Cinquecento?
Spiccioli, disse lui con un sorriso. Facciamo mille
tondi.
Morgan non pareva molto contento, ma accett la
scommessa.
Pu partecipare chiunque? chiesi.
Ehi. Mi sa che interessa anche a lei. Morgan sorrise
condiscendente, ma scosse la testa: "Mi dispiace.  solo per
i membri del circolo.
Non volevo dire...
Vuoi far fare la regata anche alla tua vecchietta, Parsons?
disse Richard, divertito. Non credo che ci sia una
classe per le barche d'epoca, ma probabilmente posso infilarti
nella nostra prova, fece una smorfia indifferente, se
ti va.
Non volevo affatto dire quello, ma ebbi una specie di
reazione al suo sarcasmo sprezzante. "Certo, Hathaway,
mi sentii dire. Fantastico. Iscrivimi pure.
Richard ne fu sorpreso. Kathryn rise.
Cento dollari di tassa d'iscrizione, disse Richard. "Va
in beneficenza.
"Me la posso permettere.
E chi ti far da equipaggio? Il tuo fratellino?
"Be', Sammy potrebbe prendere te, risposi con un sorriso.
A Richard non piacque che lo prendessi in giro. Ti va
anche di scommettere?
Un conto  dare i soldi in beneficenza, Hathaway; ma
non sono cos stupida da aiutarti a pagare la BMW.
La cosa sembr placarlo. Riusc a sorridere, un po'
meno teso.
Durante l'ora successiva la folla nella vasca calda diminu.
Richard era da qualche parte... ne avevo deliberatamente
perso le tracce. Fingevo con tutte le mie forze di
stare ancora bene nell'acqua calda. Eravamo rimasti io, un
tizio che russava in un angolo, una coppia che pomiciava
di fronte a me e due ragazze che ignoravano la mia presenza.
Chiss, forse mio padre sarebbe venuto a prendermi,
se solo fossi riuscita a trovare un telefono. Ma non avrei
saputo nemmeno quale indirizzo dargli.
Sarah.
Alzai gli occhi e mi trovai davanti Kathryn.
Stai diventando una prugna secca. Vieni a darmi una
mano.
Oh Signore, grazie, dammi qualcosa da fare.
Cos finii in cucina a mettere frutta congelata e gelato
nel frullatore. Kath stava facendo dei frullati. Tra un giro e
l'altro di frullatore, parlammo.
 da molto che conosci Richard? chiesi, sperando di
non sembrarle gelosa.
Siamo compagni di scuola da quando avevamo quattro
anni.  praticamente un fratello.
Un fratello. La cosa suonava promettente. Quindi dovevi
conoscere sua madre.
Ah, certo. Non mancava mai alle feste della scuola.
Era simpatica?
A Kath and di traverso l'assaggio di frullato. "Boh, s.
Non saprei dirti, ero talmente piccola. Mi sembrava solo
un po'... matta. Hai presente? Perdeva la testa facilmente.
E odiava tua madre. Per lei era quasi un ossessione.
Mia madre? Come mai la madre di Richard conosceva
la mia? Mamma se nera andata per studiare e non era
pi tornata... o forse frequentavano lo stesso liceo?
Mi ricordo che una volta, a scuola, siamo passati davanti
a un trofeo con il nome di tua madre sopra e la signora
Hathaway ha attaccato una tirata sul fatto che tua
madre non se lo meritava. Un'altra volta, quando siamo
passati in macchina davanti a casa tua, ci ha detto che nella
tua famiglia erano tutti adoratori del diavolo. Ridacchi.
Ma ti pare...
Sgran appena gli occhi, e parl con voce un po' pi
acuta. Allora non so se mettere la maschera o no. Tu che
cosa hai deciso? Dobbiamo metterla?
Cosa? dissi, del tutto confusa.
Sentii una mano sulla spalla: Parsons!
Era Richard. Prese un frullato fragola e pesca, mi prese
per il gomito e mi port via. Buono, disse, assaggiandolo.
L'hai fatto tu, Parsons?
In realt no, risposi, eseguivo solo degli ordini.
"Kath pu essere un po' prepotente, disse lui. Come
ti sembra?
Non volevo dire... Ci riprovai: "A me sembra...
... profonda come una pozzanghera, eh? Suo padre ha
pi soldi di Dio." Si mise di fronte a me e tir uno degli
occhielli delle mie culottes. Ti va di andare in un posto un
po' pi tranquillo?
Avrei dovuto aspettarmelo; dovevo essere preparata.
Ma non ero nemmeno sicura di aver capito cosa mi stesse
chiedendo. Cos' che si faceva nei posti pi tranquilli? La
verit era che non ero mai stata baciata. E questo tizio era
evidentemente abituato a vedersi cadere le ragazze ai piedi.
Era difficile ammetterlo, anche a me stessa, ma avevo
paura di lui.
"Devo proprio andare a casa, dissi, in un fiotto di parole
che mi uscirono di bocca a raffica, come se avessero vita
propria. "Mi devo alzare presto. Andiamo in chiesa con tuo
padre. Chiamo casa per farmi venire a prendere?"
Lui la prese meglio di quanto mi aspettassi. Scosse appena
la testa per farmi capire che sfigata che ero, ma disse
che mi avrebbe accompagnato lui. Anch'io devo alzarmi
presto per la chiesa, giusto?
Andai di sopra a rivestirmi, poi rintracciai Kathryn per
salutarla. Lei mi abbracci forte, come se fossimo amiche
da sempre: "Ci vediamo domani," disse.
Infatti. Alla regata a cui io, da perfetta idiota, avevo chiesto
di partecipare. Dannazione, Parsons, ma che ti prende?
Uscii a testa china, per raggiungere Richard che mi
aspettava in macchina. Ma mentre me ne andavo, notai
con una certa soddisfazione che i miei brownie erano finiti.
Richard fren all'ultimo istante davanti al vialetto di
Amber House. Le gomme stridettero e la parte posteriore
dell'auto sband. Io mi tenevo disperatamente aggrappata
al bracciolo. Ci fermammo davanti alla porta d'ingresso.
Grazie, Richard.  stato bello conoscere tutte quelle
persone. Di' a tuo padre che lo ringrazio tantissimo per gli
Ataxia.
Non c' di che, Parsons. E fece balenare uno dei suoi
sorrisi sghembi.
Bene, dissi, buonanotte. Aprii la portiera, ma poi mi
afferr per il braccio. Non ebbi nemmeno il tempo di preoccuparmi
della mia inesperienza. Lui mi attir a s e mi
baci.
Labbra morbide. Un accenno di barba. Fragole. Il profumo
della colonia. La punta della lingua che sfiorava appena
le mie labbra. La mano ancora stretta intorno al braccio.
La leva del cambio infilata nelle costole.
Non quello che avevo immaginato, con infinite varianti,
negli ultimi cinque anni; ma comunque molto interessante.
Le mie labbra non erano mai state cos vive prima d'ora.
Mi lasci andare e io tornai al mio posto. Ero stata appena
baciata per la prima volta dal ragazzo ideale, e non
sapevo cosa pensare. Voleva dire che non ero una sfigata
senza speranza? Voleva dire... che gli piacevo?
'Notte, Parsons.
'Notte, Hathaway, dissi, con un tentativo di tono frivolo.
Solo che il risultato fu un filo troppo acuto. Per provoc
un sorriso soddisfatto.
Chiusi la portiera e mi costrinsi a camminare. Non mi
voltai.
Richard innest la retromarcia, facendo schizzare la
ghiaia. Poi si allontan in velocit sul vialetto.
E Jackson usc dall'ombra davanti a me.
Oddio! esclamai, prima spaventata, poi in imbarazzo.
"Mi hai messo paura.
Scusa.
Ehm. Quella... feci un gesto vago, "... non  stata una
mia idea. Ma perch diavolo mi stavo giustificando con
lui?  tardi. Non pensavo di trovarti qui."
Lui si strinse nelle spalle, poi accenn a una pila elettrica
che aveva lasciato sui gradini. Pensavo che avremmo
potuto curiosare ancora un po' in giro.
Feci una smorfia tra me e me. Ero tornata tardi da una
serata estenuante a una festa in cui non conoscevo nessuno
e avevo appena ricevuto il mio primo bacio da un tizio che
mi faceva balbettare; a dire il vero in quel momento non
avevo nessuna voglia di aprire un altro scatolone pieno di
pesciolini d'argento.
La mia riluttanza doveva essere evidente. Jackson si
rabbui. Lascia perdere.
"Scusami.  che sono stanca. Non credo di poter sopportare
altri echi stanotte.
Non c' problema. Sar per un'altra volta. Si tolse un
laccetto di cuoio che aveva al collo. Lo sollev. Dal laccetto
pendeva una pietra a goccia, liscia, color giallo bruciato,
che cattur la luce del portico.
Ho gi visto pietre simili. Che cos'?"
 ambra, disse lui. "Ida una volta mi ha detto che 
benedetta, o qualcosa del genere. Io so solo che quando la
porto mi sento molto pi sicuro che le cose andranno come
devono andare." Me la porse.
La pietra era calda. Cera qualcosa di scuro dentro...
Oddio! Mi vennero i brividi. La macchia nell'ambra era un
ragno, con le zampe ancora distese nella posa che doveva
aver avuto quando la resina l'aveva intrappolato, millenni
prima. Grazioso e letale. Orrido e bellissimo.
Io... credo che debba tenerlo tu, disse Jackson.
Non posso togliertelo, replicai, e glielo restituii.
Lui lo prese, mi gir intorno e sollev il pendente per
mettermelo al collo. Fece il nodo con attenzione, poi liber
i capelli, sfiorandomi con la punta delle dita. Mi fece rimanere
senza fiato.
Che succede? chiese.
Niente... un brivido, dissi, ravviandomi i capelli dietro
l'orecchio con un gesto lezioso.
Ruot l'ambra, in modo che il ragno mi poggiasse sul
cuore.  tardi, disse. "Magari proviamo un'altra sera.
Magari, dissi io. Ho un sacco di cose da fare domani.
A proposito...
S.
Tentai la sorte. Tu conosci la Liquid Amber meglio di
chiunque altro. Che ne dici di farmi da equipaggio alla
regata?
Al Circolo? chiese, poi scosse la testa. Devi essere socio.
Richard ha detto che mi far entrare. Lo guardai negli
occhi. "Voglio batterlo. Non posso farcela senza di te.
Lui inarc un sopracciglio. "Battere Richard Hathaway
sarebbe divertente, ammise, ma forse non  una buona idea.
Magari aveva ragione. Per...
Se gareggio, insistetti,  per vincere.
Lui sorrise, un grande sorriso che gli fece brillare i denti nel buio. Tu e io, cugina.
Mi tese la mano (grande, calda, forte, massiccia) e gliela strinsi.
Affare fatto.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Erano anni che non entravo in chiesa. A mia madre la
religione piaceva quanto qualsiasi altra cosa soprannaturale.
Ma il giorno dopo la seguii su per i gradini della chiesa.
Era un edificio di mattoni e pietra, con un arco acuto
sopra l'entrata principale occupata da una vetrata colorata.
All'interno, l'arco ogivale si ripeteva in una miriade di delicate
nervature di pietra rivolte verso il cielo. Cinque guglie
dorate coronavano l'altare. Le panche erano profonde, ma
lo spazio era limitato. Quel tanto che bastava a ospitare
la gente giusta: la vecchia borghesia di questa parte del
Maryland.
Noi eravamo chiaramente fuori posto, e ricevemmo
molte occhiate interrogative mentre attraversavamo la navata
fino alle panche anteriori. Il senatore ci aveva riservato
dei posti dietro di lui. Era tutto sorrisi finch non vide
mio padre con noi, che teneva per mano Sammy. La sua
espressione non cambi, anche se era molto meno smagliante.
Diciamo da cento watt a quaranta.
Richard mi fece balenare il suo sorriso abbagliante, che
io ricambiai, cercando di nascondere l'imbarazzo che mi
faceva venir voglia di guardare il pavimento. Non sapevo
bene come comportarmi con un tipo che mi aveva baciato
la sera prima.
Mamma e il senatore si mescolarono alla folla dopo la
messa. Richard mi prese a braccetto e mi present ad altri
futuri ospiti della mia festa. Cercai di memorizzare i nomi,
ma non riuscivo a concentrarmi. Mia madre continuava a
squittire in sottofondo: Joe, ma da quanti anni!, Liza, oh
mio Dio, non sei cambiata di una virgola!
Pap e Sammy sedevano in silenzio su una panca, in
attesa che gli abbracci finissero. Dopo un'eternit salimmo
tutti sulla macchina di mia madre e seguimmo il senatore
per il brunch al circolo.
Mangiai con Sam e pap. Non credo che mia madre si
sedette mai a mangiare un solo boccone. Con un cocktail
allo champagne in mano, girava per la sala dispensando
saluti. Sembrava che conoscesse tutti, a sud di Baltimora.
La sua non-presenza nella nostra piccola riunione di
famiglia mi dette l'occasione di fare a pap la domanda
che mi bruciava sulla punta della lingua. "Nonna una volta
mi ha detto che mamma dipingeva," mentii, "ed era molto
brava. Tu lo sapevi?"
S, lo sapevo.
"Perch ha smesso?
Lui riflett. Non ero sicura che avrebbe risposto alla domanda,
ma lo fece, con cautela. Credo che per lei fosse
diventata un'ossessione. Temeva che fosse la pittura a controllare
lei, e non il contrario.
Quella gi mi pareva un'ossessione. "Perch?
Una volta stava dipingendo invece di fare qualcos'altro
che avrebbe dovuto e... ripens a come finire la frase, ci
furono delle conseguenze spiacevoli. Perci smise.
Che genere di...?
"Non posso dirti altro, cambiamo argomento.
Accidenti. Va bene. Trovai il pi presto possibile una
scusa e uscii.
Passeggiai lungo il molo, guardando le barche. Non c'erano
solo graziose corvette come la Amber (anche se ce n'erano
molte versioni ultramoderne), ma anche yacht a pi
ponti, a motore o con due alberi (per i puristi della vela).
Barche con cui si sarebbe potuto arrivare fino in Grecia.
Il circolo aveva sistemato una piccola tribuna per gli
spettatori della regata. Mi sedetti a guardare la baia, pensando
che forse sarebbe stato meglio se non avessi trovato
Richard in tempo per iscrivermi alla gara.
In quel caso, probabilmente avrei dovuto trovarmi un
posto un po' meno in vista.
Richard arriv e si sedette accanto a me, disinvolto e a
suo agio. Ti ho vista uscire. Stai cercando di seminarmi,
Parsons?
Seminarti? Nemmeno per sogno, Hathaway. Mi poggiai
allo schienale, cercando di imitare la sua disinvoltura.
Lui mi rigir col dito una ciocca di capelli.
Involontariamente mi ritrassi. Lui sorrise e lasci cadere
la ciocca.
Ti devo delle scuse, disse, per ieri sera.
No, per niente, replicai.
S, invece. I nostri genitori sono amici. Non avrei dovuto
farlo. Spero che tu non labbia detto a tua madre.
No, figurati, dissi, cercando di far finta che non fosse
niente di speciale, ma in realt pensavo all'ironia del fatto
che fosse stata proprio mia madre a escludere quella possibilit.
Di cosa si trattasse, non avevo idea. Per non volevo
che tutto finisse cos.
Lui si strinse appena nelle spalle: Comunque, pensavo
di dovermi scusare.
Non c' problema, dissi, rimpiangendo di non essere
abbastanza temeraria da aggiungere: Mi  piaciuto. Ma
non ci andavo nemmeno vicino, a quel genere di coraggio.
Poi lui sorrise e disse in tono canzonatorio e sicuro di s:
"Che ne dici, Parsons? Fece un cenno verso il circolo nautico:
Devo andare a iscriverti o ti sei messa paura e hai
deciso di fare solo il tifo per me?
Andiamo, dissi.
"Non ti arrendi, rispose lui divertito.
Be', risposi, chiamando a raccolta tutto il mio coraggio,
"non voglio perdere punti.
Era un flirt quasi fuori dalla portata dei radar, ma lui
lo colse. Sorrise e, mentre tornavamo indietro, mi mise il
braccio intorno alle spalle. Era una strana sensazione. Da
un lato mi sentivo a disagio, come se non lo conoscessi abbastanza
bene da tenere il suo braccio sulle spalle. Dall'altro,
c'era una piccola parte di me che era contentissima di
fargli da bracciolo.
Insomma, era la fantasia di ogni ragazza, no? Decisi di
rilassarmi e di godermela.
Ci volle un po' per trovare qualcuno che potesse iscrivermi:
ci mandarono da una persona all'altra. Alla fine trovammo
un vecchio signore con lo stemma del circolo cucito
sulla giacca.
Parve riluttante all'idea di inserirmi fra i concorrenti.
Ecco, disse, esitando, lei non  socia. Di chi  la barca
che partecipa?
"Era di mia nonna. L Liquid Amber.
La Amber? disse lui. Lei  la nipote di Mark e Ida?
Esatto.
Be', allora, disse lui, improvvisamente cordiale, deve
assolutamente partecipare. I suoi trisavoli furono tra i fondatori
di questo circolo. Lei praticamente  un membro
onorario. Tir fuori una cartellina con un modulo di adesione.
 sicura di volermeli dare? disse prendendo le mie
banconote spiegazzate. I pronostici sono a favore del suo
ragazzo, disse, battendo sulla schiena di Richard.
Il mio ragazzo? pensai, aspettandomi che Richard lo
correggesse. Ma lui si limit a sorridere. Dissi: " per beneficenza,
giusto?"
"S, infatti. Richard, credo che lei ti dar del filo da torcere.
Fece un largo sorriso: "La Amber ha gi portato a casa
il trofeo, mi disse. "Sono passati parecchi anni, ma mi ricordo
quando i suoi nonni hanno gareggiato con lei, diverse
volte." Sperai che dicesse qualcosa di pi, ma aveva gi cambiato
argomento. " sempre stata una barca veloce, quella
ragazza, termin lui. Fatta apposta per queste acque.
Il vecchio signore mi consegn una carta con il percorso
e indic le zone in cui si trovavano le boe. Poi mi strinse
la mano: "Buona fortuna a lei e alla Amber".
Richard e io tornammo verso la sala da pranzo. "Non
so, Parsons," disse lui. "Forse dovrei cominciare a preoccuparmi.
Dopotutto, la Amber ha gi vinto... quando? Settantanni
fa?" Rise di cuore alla sua stessa battuta.
Risi anch'io: Guardati le spalle, Hathaway, perch ci
sar io dietro di te.
Oooh," fece lui, fingendo terrore.
Lui torn al suo tavolo e io dalla mia famiglia. Pap e
Sammy stavano ripulendo i piatti del dessert. Mamma finalmente
si era seduta accanto a loro e sbocconcellava una
fetta di pane tostato. Chiesi a pap le chiavi della macchina.
"A cosa ti servono? chiese mia madre con aria sospettosa.
"Devo cambiarmi.
"Perch?"
"Partecipo alla regata, preferirei non farlo con indosso
un vestitino."
Che cosa? disse mia madre.
Ehi,  fantastico, tesoro, intervenne pap.
"Richard ti ha chiesto di fargli da equipaggio? chiese
mamma, incredula.
No, dissi io, mi sono iscritta. Regato con la Amber
La Amber? Non  affatto una buona idea, tesoro...
 tutto sistemato. Ho pagato la tassa d'iscrizione eccetera."
Mia madre strinse le labbra. "Vorrei che chiedessi a me
prima di fare cose del genere. Potresti rovinare tutto. Mi
fece cenno col dito di avvicinarmi e mi bisbigli all'orecchio:
Sar meglio che tu non vinca.
Mi infilai dei pantaloni alla pescatora e un pullover,
misi in macchina il vestito e tornai al molo municipale. Era
mezzogiorno. Jackson stava ormeggiando la Amber.
Tirai fuori la mappa che mi aveva dato il vecchio.
Salpiamo e controlliamo il percorso, sugger Jackson.
Stavo pensando la stessa cosa, convenni. Issammo le
vele. Avremmo fatto un giro per individuare le boe ed entrare
in sintonia tra di noi.
La linea di partenza era a Spa Creek, appena oltre l'imboccatura
del vecchio porto. Il percorso entrava a nord-est
nella baia del Severn, girava intorno a una boa in una cala
che entrava nei terreni a nord dell'Accademia navale, poi
piegava a est nella Chesapeake fino a una seconda boa; da
l si andava verso sud fino a Howard's Point e si circumnavigava
l'isola rocciosa che ospitava il faro, a breve distanza
dalla riva. Questa sarebbe stata la parte pi difficile,
dal momento che cerano alcune secche rocciose, come mi
disse Jackson. Ma per fortuna a quel punto la flotta non
sarebbe pi stata compatta, perci non sarebbero state necessarie
troppe manovre. Poi il percorso tornava verso la
foce del Severn, intorno alla boa nella cala, e poi a sud-ovest
verso Spa Creek. Vinceva la prima barca che superava
il vecchio porto.
La partenza era alle tre, subito dopo la regata, molto
pi breve, degli equipaggi fino a quattordici anni. Nella
categoria tra i quattordici e i diciotto anni cerano undici
concorrenti. Le barche erano in attesa nello Spa Creek. La
Swallow di Richard era davanti, insieme alla nuova barca
di Morgan. Jackson e io eravamo nel gruppo di coda.
Quando mia madre mi vide a bordo con Jackson, anche
a distanza riuscii a percepire la sua disapprovazione. Ma
Sammy salt su e grid: Forza, Sarah! Forza, Jackson!
Trovai entrambe le reazioni molto gratificanti.
Il vento soffiava da nord-ovest nella nostra piccola foresta
di alberi, facendo sbattere le vele e rollare le barche. Insieme
alla corrente del fiume, la direzione del vento avrebbe
assicurato una partenza veloce, visto che la prima parte
del percorso era tutta verso nord-est fino alla boa.
Gli equipaggi erano pronti. Le due barche in testa facevano
del loro meglio per non superare la linea di partenza
e non perdere la posizione.
La bandierina di partenza si abbass, la sirena suon
e Jackson cazz la vela, mentre io tenevo il timone leggermente
a sinistra. La vela schiocc in una curva perfetta e la
Amber schizz in avanti. Mi gettai con il peso a dritta per
tenere lo scafo piatto e prendere pi velocit.
Man mano che la foce del fiume si allargava, il gruppo si
dirad. Virammo di bordo davanti al naso dei nostri vicini e
li superammo. La Amber aveva poco pescaggio, ma era ben
bilanciata e veloce. Come tutti gli altri, inseguivamo la Swallow,
che era in testa, seguita come un'ombra dalla Backdraft.
Non feci molto altro che puntare la prua nella direzione
della prima boa. Jackson stava alle vele: teneva l'assetto,
regolando il fiocco, per ottenere il massimo dell'andatura.
Quando arrivammo alla cala dell'accademia, met del
gruppo era in coda. Barche pi lente, equipaggi meno
esperti. Vedevo Richard ancora in testa, con Morgan e altre
due barche all'inseguimento. Avevano superato la prima
boa e andavano a sud-est, quasi col vento in poppa, e si
vedeva che l'equipaggio di Morgan aveva qualche difficolt
nella strambata. La Backdraft pass cos al terzo posto, poi
al quarto, mentre noi guadagnavamo acqua.
Le barche in testa puntarono a nord-est, molto vicino al
promontorio, mentre Jackson prefer seguire una rotta pi
ampia. Un giro pi lungo, ma ottimale: per prima cosa acquistammo
velocit grazie all'ultima corrente del fiume, poi
sentii che la Amber trovava una nuova corrente, sott'acqua.
"La marea, grid Jackson.  cambiata poco fa.
Le altre barche, passando pi vicine alla costa, non ricevettero
la stessa spinta da quelle due mani invisibili. La
Amber guadagn acqua. Raggiungemmo e superammo la
barca di Morgan e poi le due che aveva davanti. All'improvviso
eravamo secondi.
Eravamo attaccati a Richard quando si avvicin la
boa successiva. Richard manovr le vele e Chad cominci
a poggiare. Visto che Jackson aveva gi orientato le vele,
spinsi il timone.
No, aspetta! grid Jackson.
Confusa, cercai di rimediare, ma era troppo tardi. Non
avevo visto che all'ultimo secondo Chad aveva raddrizzato
la Swallow, perci la mia curva era iniziata prima della
sua. Perfino da quella distanza vidi il sorriso di Richard.
"Penalit, Parsons! grid.
Mi aveva fregato. Secondo il regolamento, una barca
inseguitrice non poteva girare intorno a una boa infilandosi
tra questa e la barca in testa. La penalit era una virata
e una strambata in sequenza prima di riprendere la rotta.
Jackson e io eseguimmo la penalit e scendemmo al quinto
posto.
Incrociai il suo sguardo e dissi: "Scusa.
Lui si strinse nelle spalle, sorrise e mi grid: Li riprendiamo.
Con il vento che soffiava verso la baia, il tratto successivo
fino al faro era una tortura per gli equipaggi poco esperti.
Jackson, per fortuna, era un genio con le vele. E, non so
come, riusc a fare l'ultima, lunga strambata verso ovest
alla massima velocit possibile per farci girare direttamente
intorno al faro.
Io volevo rallentare. Vedevo le rocce vicino alla costa;
non volevo tenermi troppo larga e finire sugli scogli.
"Orziamo, gridai, implorandolo di rallentare la Amber.
Lui scosse la testa.
Ce la facciamo, grid lui, fidati.
Spostai il timone tutto a dritta, trattenendo il respiro
e maledicendolo fra me. Se sfascia la Amber per questo
scherzetto...
Vidi la Amber andare a sud, poi a sud-ovest, poi sempre
pi a ovest. Toccammo uno scoglio: sentii un leggero colpo
nello scafo, mentre sfioravamo qualcosa sott'acqua. Ma poi
fummo liberi e, con le vele spiegate, puntammo verso est-
nord-est. Arrivammo a quella virata con una spinta incredibile.
Mentre le barche in testa si sforzavano di riprendere
velocit, superammo tutti tranne, Richard e Chad.
Anche le loro vele erano tese come le nostre, entrambi
in corsa verso nord-ovest ora, risalendo il vento. Quando ci
avvicinammo alla cala a nord, Richard cazz la vela, rallentando
per girare il pi vicino possibile intorno alla boa,
in senso antiorario, pronto a fregarmi una seconda volta.
Gridai a Jackson: Sessanta gradi a ovest.
Lui cap, sorrise e orient la vela. Virammo davanti alla
boa e la aggirammo nel senso opposto, lontani da Richard
e Chad; perdemmo acqua, ma mantenemmo la velocit. E
quando completammo il giro, eravamo di traverso al vento,
mentre Richard e Chad si trovarono quasi controvento e
dovettero virare.
Non ne ero certa, ma forse eravamo testa a testa.
Ottanta a sinistra, grid Jackson; poggiai e mi inclinai
all'indietro mentre lui faceva passare la randa. Tagliammo
il vento e strambammo di nuovo verso ovest. Richard e
Chad erano su una rotta opposta, verso est e verso di noi.
Strambammo entrambi di nuovo: loro verso ovest e noi
verso est, separandoci. Ormai sentivo la folla che esultava.
Eravamo vicini. Le barche strambarono di nuovo, con le
prue che si guardavano, mentre entravamo nella foce dello Spa Creek. Richard cambi bordo e proseguimmo affiancati.
La Swallow era in testa, ma con la nostra ultima
manovra avevamo guadagnato pi spinta. La linea del traguardo
era vicina.
Passammo in mezzo alle boe e io non capii chi avesse
vinto. Guardai Jackson e lui si strinse nelle spalle: non l'aveva
capito nemmeno lui.
Sembrava che avesse vinto Richard. Ne ero sicura.
Finch non lo sentii imprecare.
Jackson ormeggi la Amber con un sorriso a trentadue
denti, ma non si un a me per la cerimonia di premiazione:
Non sono socio, spieg. Capii che si sentiva un po' a disagio,
perch era esattamente come mi sentivo io quando
ci andai da sola, dandogli del codardo tra me e me. Pap e
Sammy applaudirono con entusiasmo, ma mia madre non
c'era.
Raggiunsi pap fra la folla per dirgli che andavo via.
Come torni a casa?
Jackson ha detto che mi d un passaggio con la Amber."
Tua madre non ne sar contenta. Prima vinci e poi te
la fili.
Be', e quando mai  contenta? gli risposi.
Mentre tornavo alla Amber da Jackson vidi di nuovo Richard.
Era seduto in fondo a un molo e guardava le acque
increspate della baia. Accanto a lui c'era il trofeo per il secondo
classificato. Pensai di dirgli che era stata una gara
pazzesca, che avevo pensato che avesse vinto lui. Ma non
lo feci. Passai oltre. Rimpiansi di non aver dato ascolto a mia madre.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
Jackson orient le vele perch prendessero il vento da
nord e prese il timone per risalire il fiume. Il silenzio cal
intorno a noi come un sipario.
Sei un buon marinaio, disse.
Sembri sorpreso, commentai, fingendo perplessit.
"Tu non ti stupisci mai di quello che faccio.
Davvero?
"S, ora che ci penso. Davvero. Come mai?
Non riuscivo quasi pi a vedere il suo viso, ma capivo
dalla voce che era divertito.
"Perch mi stupisco? O perch non mi stupisco?
"Entrambi. No. Cominciamo dal perch non ti stupisci.
Certe cose non mi stupiscono, credo, perch vai bene
cos come sei. O forse Ida mi ha detto qualcosa in proposito.
Nonna deve aver parlato molto di me, dissi. Dev'essere
stata una bella rottura.
"Credi che ti conosca cos bene?
A volte ho la sensazione di s.
Lui rise. Forse sei solo prevedibile.
Forse, dissi, offesa ma divertita. "Mi sa che sono io
quella noiosa.
"Per niente, rise lui con garbo. Pensa solo al povero Richard
Hathaway... Lui s che ha avuto una bella sorpresa.
Tornati a casa, lasciammo la Amber in ordine e salimmo
le scale di pietra. Jackson mi dette la buonanotte e stava
per andarsene, ma lo fermai.
Ehi, dissi, tendendo la mano. Congratulazioni: una
gara fantastica.
Mi prese la mano e la tenne in una stretta forte e calda.
Mi guard negli occhi e sorrise. Una squadra vincente.
"S, dissi, passando a una stretta di mano vera. Lui me
la lasci. Ti va di fare un po' di caccia al tesoro? Mamma,
pap e Sammy sarebbero tornati un paio d'ore dopo,
al termine dei fuochi d'artificio al circolo. E io non volevo
restare da sola in casa.
Certo.
In cucina prendemmo nastro adesivo, forbici e torce.
Dove andiamo? chiese lui.
"Che ne dici di provare a salire le scale da qui?
Lui rispose, perplesso: Non ci sono scale in cucina.
"Nella casa delle bambole s, perci pensavo...
La sua espressione, da pensosa che era, s'illumin. Con
improvvisa sicurezza and alla parete sulla destra dell'enorme
camino. C'era la porta stretta di un armadio a muro
e un pensile appeso piuttosto in basso sopra tre larghi cassetti
in cui mia nonna teneva rotoli d'alluminio e matterelli.
Jackson apr l'armadio a muro, che era quasi vuoto, a
parte dei detersivi e l'asse da stiro. Buss sulla parete di
sinistra, come avrebbe fatto con un cocomero: due colpi
sordi e un tunk sonoro.  vuoto qui, disse. Ma come ci
arriviamo?
Chin la testa di lato, riflettendo; poi and alle ante
doppie della credenza a sinistra dell'armadio. Celavano
una fila di cassetti pi piccoli, ciascuno chiuso con un piccolo
chiavistello. Ci guardai dentro: contenevano vari pezzi
d'argenteria in alloggiamenti rivestiti di stoffa. Li chiusi
tutti con cura, con i chiavistelli. A quanto pareva le vecchie
scale della cucina erano state rimosse molto tempo prima.
Vedi questi? disse Jackson, indicando qualcosa.
Appena visibili alla base della cassettiera cerano due
strisce orizzontali di metallo scuro.
Cardini dicemmo all'unisono.
Jackson si mise di nuovo a pensare e gli venne un'altra
idea. Tast con le dita il telaio superiore della cassettiera.
Sulla destra, un pezzettino di legno di meno di dieci centimetri
rientr con un clic. La parte superiore del pannello
venne in avanti, di poco.
Rimasi a bocca aperta. Tutta la cassettiera superiore
poteva essere estratta e abbassata, sopra i cassetti inferiori,
pi larghi. Ora capivo il perch dei chiavistelli: cos il contenuto
non sarebbe uscito, rovesciando i cassetti.
Jackson mi sorrise, poi tir la maniglia del cassetto superiore.
La parte superiore della cassettiera si inclin in avanti,
frenata nella caduta da due bracci meccanici. Il retro della
cassettiera era una corta rampa di scale che conduceva a
una rampa pi lunga nello spazio appena scoperto.
Una scala segreta.
"Forte, comment Jackson. Chiss se Ida lo sapeva.
Puntai la torcia nell'apertura. La scala era buia, stretta
e a chiocciola. Proviamo? chiesi, dubbiosa.
Per tutta risposta lui prese la sua torcia e cominci a
salire. Io spensi la luce della cucina e lo seguii. Lui mi tese
la mano per aiutarmi e io la presi, pi per farmi coraggio
che altro. Dovetti chinarmi per passare attraverso la piccola
apertura; quando entrai, Jackson spinse una leva di
legno a un'estremit dell'apertura, rilasciando un peso che
richiuse la porta. I gradini tornarono a posto. Indietreggiai.
Le scale, erano coperte da uno spesso strato di polvere
e gli angoli erano pieni di ragnatele. Cercai di non pensare
alle cose che vivevano nel buio, tipo millepiedi, scarafaggi
e vedove nere. Le scale salivano a spirale, con una serie di
piccoli gradini triangolari. Avrei voluto un corrimano, ma
non avrei avuto il coraggio di toccarlo per nessuna ragione
al mondo.
A un certo punto misi male un piede e persi l'equilibrio,
cadendo contro il muro; cercai di aggrapparmi a qualcosa
e finii con una mano in mezzo a una ragnatela. Strillai. Jackson
mi punt contro la torcia.
Ehi, disse, stai lontana dalle ragnatele."
"Volentieri, dissi, pulendomi la mano sui pantaloni.
No, dico sul serio. Punt la luce contro qualcosa a
pochi passi da me: un ragno arancione che vibrava furiosamente
nella sua tela. "La vedi?
Bleah, confermai.
Si chiama brava madre. Protegge molto bene il suo
nido e morde, se ti avvicini. Ed  molto velenosa. Se il morso
non ti uccide, lascia una ferita che non guarisce pi.
Non so se li avete, sulla West Coast.
Diamine, dissi, girandole al largo. Con cautela. Non
credo di averle mai sentite nominare. A parte la filastrocca
che Sam mi ha recitato l'altro giorno.
La conosco.
Chiss dove l'ha imparata... dissi, tenendo le braccia
accostate ed esaminando con cura tutte le ragnatele alla
luce della torcia.
Jackson continu a salire, oltre un pianerottolo al secondo
piano. Le scale si restringevano ancora di pi lass,
salire era pi difficile e l'aria sapeva di chiuso. Gli ero grata
per essere andato avanti a farsi largo fra le ragnatele, ma
non mi piaceva la sensazione di avere il buio alle spalle, che
si affrettava a rimediare all'intrusione delle nostre torce.
Jackson si ferm all'improvviso. Era arrivato a una massiccia
porta di assi, profilata di ferro e munita di serratura.
Se era mai stata chiusa a chiave, non lo era pi. Jackson
gir la maniglia e spinse con la spalla, forzando l'apertura.
Le luci delle torce rivelarono un solaio lungo, stretto e
vuoto, con il soffitto spiovente e una sola finestra in fondo.
L'aria era gelida (mi aspettavo quasi di vedere il mio respiro)
ed esitavo a entrare. Poi la torcia illumin un baule di
legno, al centro della stanza buia.
Trattenni il fiato. Sentivo davvero il sangue che mi batteva
nelle tempie. Le mie dita avevano trovato il braccio di
Jackson e lo stavano stringendo come in una morsa. Oh
mio Dio, eccoli, pensai. Abbiamo trovato i diamanti.
Jackson si liber dalla stretta, mi prese per mano e mi
port al baule. Da vicino vedemmo che era posato su un
vecchio tappeto persiano, e chiuso con un grosso lucchetto.
E non cerano chiavi in giro.
Cosa vuoi fare? mi chiese lui.
"Scherzi? Apriamolo. Tu non vuoi?
Lui non rispose. Fammi luce sul lucchetto. Ci batt
sopra con forza con la parte posteriore della torcia. Il rumore
risuonava con forza nelle mie orecchie. Faceva male.
Lui si interruppe. Non so se  una buona idea. Forse
qualcuno voleva che restasse chiuso.
Non potevo crederci. Credo che la parola chiave nella
tua frase sia voleva. Un verbo al passato. A giudicare dalla
polvere nessuno viene quass da molto, molto tempo. Secondo
me ora decidiamo noi. Vai!
Il suo viso, distorto dalle ombre e dalle luci instabili fra
le nostre mani, aveva un'aria famelica...  che... ho una
brutta sensazione. Voglio aprirlo, ma poi sei tu quella che
vede le cose negli angoli bui...
Le visioni non possono farmi del male. Me la caver
benissimo. Aprilo, dai.
Dette ancora un colpo al lucchetto, che cedette. Liber
la cerniera e il coperchio si sollev con un gemito metallico.
Arretr appena, puntando la torcia sul baule e sul suo
contenuto. Evidentemente il privilegio della ricerca spettava a me.
Ero cos emozionata da avere un peso sul petto. Mi inginocchiai
e posai la mano su un mucchietto di perle cadute
tanto tempo fa sul tappeto. Le sollevai alla luce: un rosario d'argento.
Il tempo si apr. La sentii, prima: una donna che piangeva.
Poi entr nel mio campo visivo, inginocchiata accanto
a me, nell'atto di chiudere il baule con il lucchetto che
Jackson aveva appena rotto. Lo tir, per essere certa che fosse chiuso.
La conoscevo: era bella, anche con il trucco nero sbavato
dalle lacrime. Era Fiona Warren. Avevo visto la sua
foto nel libro. Il colore intenso dei suoi capelli mi stup:
la vecchia foto era nei colori seppia di cento anni prima.
Mentre la guardavo, lei cominci a voltarsi verso di me,
e irrazionalmente pensai di dovermene andare da quella
visione prima che mi vedesse. Lasciai cadere il rosario. Lei svan.
"Sicura di volerlo fare?
Che problema hai? chiesi, un po' irritata. La caccia al
tesoro era stata una sua idea. Perch ora si tirava indietro?
Non conosci il vecchio detto... a volte le cose che escono
da una scatola poi non ci rientrano pi?
Ero incredula. Mi concentrai sul contenuto del baule.
C'era di tutto. E se cerano dei diamanti, avrebbero potuto
trovarsi dovunque: in una borsa, in una busta o perfino
nell'orlo di un cappotto.
Vidi la punta di un paio di stivali neri, un frammento
di una piccola scatola di legno, il manico di un frustino da
equitazione, la seta spiegazzata di un vestito. Allungai la
mano verso uno scintillio d'oro: la chiusura di una collana
di corallo, con una grande giada intagliata nel mezzo. La
sollevai, trionfante. Guarda que..., ma le parole mi morirono
sulle labbra, perch improvvisamente mi ritrovai nella
piena luce del giorno. Davanti a me cera una bambina
con i boccoli dorati, vestita di raso rosa, con i cerchi nella
gonna e la stessa collana di corallo. Era china su una vasca
da bagno di legno e giocava con l'acqua.
Sembrava... strano, era come se... nell'acqua ci fosse
qualcosa. Qualcosa che si muoveva. Mi sporsi per guardare...
Oh mio Dio. Due piccoli pugni che si agitavano; una
testolina piena di riccioli scuri sommersa dall'acqua che ribolliva.
Una donna nera arriv di corsa, spinse Ada, la bambina
e tir fuori il beb dalla vasca, asciugandolo dolcemente
mentre lui sputava acqua. Sh-sh-shhh, mormor.  arrivata
mamma,  tutto a posto.
La bambina si alz e si spolver. Disse alla donna, con
calma: Mettimi di nuovo le mani addosso, ragazza, e ti
faccio frustare. Inclin la testa di lato e disse, indifferente:
Non puoi salvarla. La zingara ha detto a pap che deve morire.
L'istinto violento di ricacciare quella bambina nella polvere
mi fece uscire dalla visione, che svan nell'oscurit.
Inorridita, lasciai ricadere la collana di corallo nel baule.
Chi era quella bambina? Dio, fa' che non sia una mia parente.
Jackson mi guardava. Basta cos? chiese.
Sentivo montare una specie di nausea, ma non ero intenzionata
a mollare. "No, risposi. Tornai a pescare nel
baule. C' parecchia roba bella, qui. Presi un tagliacarte
dal manico d'oro tempestato di pietre dure.
La luce delle candele tremolava dolcemente intorno
a me. Riconobbi il salotto del pianterreno. Sarah-Louise
piangeva in silenzio, in piedi accanto a una donna dagli
occhi neri, seduta; alle loro spalle un uomo in uniforme.
Matthew era disteso su una coperta, sul tavolo. Non avevo
mai visto un morto, nemmeno mia nonna, ma il pallore
cinereo di Matthew era inequivocabile.
L'uomo, il Capitano, dette istruzioni a qualcuno che
non vedevo: Lo seppelliremo domani all'alba.
La donna balz in piedi e copr il corpo di Matthew con
il proprio. Non  morto, disse, con l'orrore nella voce.
"Sta dormendo. L'ho visto in sogno, lui viene da me. Non ti permetter di seppellirlo.
Sapevo che doveva essere Deirdre, la madre dei gemelli.
L'avevo gi vista piroettare nel salone da ballo. E in effetti
l'avevo anche gi sentita: in soffitta, che urlava nel buio.
 morto, stupida, ringhi il Capitano, tirandola via per il gomito.
Lei and a sbattere contro la credenza. I candelieri si
rovesciarono, la porcellana fin a terra in pezzi. Lei si afferr
al mobile, poi allung una mano per prendere qualcosa.
No, grid, voltandosi e sferrando un colpo con l'oggetto che aveva in mano.
Lui la vide all'ultimo secondo e si par con l'avambraccio.
Poi imprec, afferrando il manico tempestato di pietre
che improvvisamente gli spuntava dalla spalla.
Tir fuori un fazzoletto per tamponare il sangue che
usciva dalla ferita, ma le sue labbra si piegarono in un sorriso
lugubre. Chiudetela nella camera dei bambini, disse.
Non voglio vederla mai pi.
L'ultima cosa che vidi fu la paura dipinta sul viso di Deirdre.
Lasciai cadere il tagliacarte per scacciare la visione.
Che cosa hai visto? chiese Jackson.
Mi sentivo stordita, scossa. Troppe visioni, e cos in fretta.
E tutte cos... terribili. Aveva ragione lui, ammisi fra me:
sarebbe stato meglio non aprire quella cassa. Non volevo vedere pi nulla.
Tiriamo fuori qualcosa, vediamo cosa c' sotto? Jackson
aveva ammucchiato gli oggetti sul pavimento accanto a s.
"Non ce ne bisogno. I diamanti non sono qui. Questo
baule serviva ad altro. Per favore, rimettila a posto, dissi
a denti stretti. Presi una bracciata di roba da rimettere nel
baule e nel giro di un istante un buio diverso riemp il mio campo visivo.
Dove l'hai nascosta? ringhi una voce maschile. Un
fuoco da qualche parte alle mie spalle gettava luci e ombre
tremolanti su un vialetto di terra battuta davanti alla quercia,
sul prato di Amber House. Un uomo in braghe e camicia
con le maniche arrotolate camminava su e gi, battendo
ritmicamente sullo stivale un frustino da equitazione.
Aveva il volto grondante di sudore e, sotto la superficie
composta, si intuiva una rabbia furente. Era sempre il Capitano,
forse con dieci anni di meno rispetto al giorno del
funerale di suo figlio. Si ferm davanti a una donna, nuda
fino alla vita, legata per i polsi a un ramo basso dell'albero.
"Dov', maledetta strega?
Lei non rispose. Il frustino sibil nell'aria e la colp sulla
schiena nuda, dove profonde ferite sanguinanti attraversavano
le strisce bianche di vecchie cicatrici, su entrambi i
lati della schiena. Gocce scure schizzarono da quel colpo, e
vidi che il cuoio del frustino era scuro e bagnato.
Credetti che la donna fosse morta: il sangue impregnava
il terreno sotto il suo corpo e lei pendeva inerte dalle
corde che le legavano i polsi. Ma ogni colpo di frusta le
strappava un gemito, che si confondeva con i singhiozzi di
una donna dai capelli neri accasciata a terra: Deirdre, con
il volto livido e il sangue che usciva da un taglio sullo zigomo.
Alle sue spalle, quasi nascosta nell'ombra, la ragazzina
con i capelli biondi osservava impassibile.
Lasciai cadere il frustino e mi accasciai a terra, di nuovo
nella fredda oscurit della soffitta. Ora capivo perch tutte
quelle cose erano state rinchiuse l dentro. Forse bisognava
semplicemente bruciarle, ma qui il passato era venerato
come un dio. Nemmeno i ricordi pi terribili venivano distrutti, ad Amber House.
Rimetti tutto a posto," ripetei, e Jackson esegu senza
fare altre domande. Chiuse il baule e rimise a posto il lucchetto
rotto. Poi mi aiut ad alzarmi. Mi sentivo vecchia.
Avrei preferito non vedere.
Mi appoggiai al braccio che mi offriva, sentendo la pelle
indurita dalle cicatrici sotto la manica. Volevo uscire di l e non tornarci mai pi.
Accanto alla porta notai una grande tela incorniciata
nascosta in una nicchia e mi fermai. Per favore, potresti voltare quel quadro?
Jackson lo sollev. Era un ritratto. Era stato tagliato
da un angolo all'altro. Rimise a posto i pezzi, esitando. Un
uomo in piedi davanti alla tenda di velluto, vestito con una
giubba azzurra ornata di bottoni d'oro, e un cappello sotto
il braccio. Aveva gli occhi incassati, il naso lungo leggermente
aquilino e un gran sorriso. Ripensai stupidamente
alle parole della favola: Che denti grandi che hai.
Era il Capitano. L'uomo che avevo appena visto picchiare
quasi a morte una donna.
Ritrassi immediatamente la mano. Mi venne in mente
che se avessi potuto misurare quel quadro, avrei scoperto
che si adattava alla perfezione allo spazio vuoto sulla parete dell'ingresso.
Chi ? chiese Jackson.
Credo, cugino, dissi, che quello sia il nostro tris-tris-trisavolo.
Poi gli chiesi di rimettere il quadro nella sua nicchia buia.
Seguii da vicino Jackson fino al pianerottolo del secondo
piano, dove lui si ferm a illuminare con la torcia
i margini di una parte della parete di legno. Senza esitare,
premette un'invisibile chiusura a scatto. La parete si apr
di qualche centimetro con un gemito metallico, Jackson ci
infil le dita e tir da un lato. Aveva trovato un passaggio
segreto proprio di fronte alla stanza nautica. Saltammo gi
sul tappeto, quasi un metro pi in basso.
Mi voltai a guardare il passaggio. Un pezzo di parete,
circa un metro quadrato, era sparito dietro la parete vicina.
Jackson afferr l'estremit della parete scorrevole e quella
torn al suo posto, con un piccolo scatto. L'apertura era sparita.
Come facevi a saperlo? chiesi.
A sapere cosa?
A sapere come aprirla.
Fece un gesto vago. "Mi sembrava... logico." Poi cambi
argomento. Vuoi che ti tenga compagnia finch i tuoi non tornano?
Feci segno di no. Grazie, ma credo sia meglio che faccia
una doccia per togliermi di dosso un po' di polvere.
Lui annu e mi tocc appena il viso. Vuoi dirmi che cos'hai visto?
Annuii, ma risposi: S, ma non stasera.
Va bene. Lui si volt e si avvi in direzione dell'ala
ovest. Immaginai che volesse di nuovo uscire dal giardino d'inverno.
Mi chiusi nel bagno accanto alla mia stanza e accesi
tutte le luci. La ragazza che vedevo riflessa nello specchio
era un disastro. Le lacrime si erano mischiate alla polvere
sulle guance. Non mi ero nemmeno accorta di piangere.
Dopo una bella doccia bollente mi sentii un po' meglio.
Indossai il pigiama e tornai nella mia stanza, portandomi
dietro gli abiti sporchi. Avrei dovuto trovare il modo di
lavarli da sola: erano ridotti uno schifo e c'era anche un
buco nella manica della maglietta, per colpa di una scheggia
di legno che si era conficcata nel polsino arrotolato.
La tolsi e mi domandai da dove si fosse staccata e cosa dovessi farci.
Sarah.
Sammy era tornato mentre facevo la doccia?
Sarah.
Andai nella stanza di Sammy. Mi sembrava di camminare
controcorrente, in un'aria che rifiutava la mia presenza.
La stessa sensazione che avevo avuto, ora che ci pensavo,
gi altre volte, a cominciare da quella notte nel giardino d'inverno.
Mi costrinsi ad aprire la porta. Il bambino pallido, che
avevo appena visto morto, alz la testa dal tavolo al quale era seduto.
Ho finito, disse, guarda.
Una bambina, Sarah-Louise, fece un passo avanti dalla
soglia dove stavo io e si ferm dietro di lui, posandogli
le mani sulle spalle. Vedevo che si era indebolito. Aveva il
volto scavato e la pelle quasi trasparente. Avrei voluto poterglielo
dire, avvertirli che la morte era vicina. Ma loro lo
sapevano. Non avevano bisogno di avvertimenti.
Sarah-Louise sorrise guardando la scatola di Matthew.
Era finita e lucidata.
" bellissima. Come hai fatto? chiese, passando le dita
sul delicato e complesso intaglio del legno. Sollev il coperchio:
all'interno era rivestita di velluto come l'astuccio di
un gioiello, e nel coperchio c'era uno specchio.
Questa  la parte migliore, disse lui. Spingi qui..., e
tir di un centimetro un'estremit della scatola, poi spingi
tutto il pezzo... La faccia posteriore si spost di poco nel
vuoto lasciato dal pannello. Poi puoi far scorrere anche
questo e quest'altro, aggiunse, e l'estremit inferiore della
faccia venne completamente fuori. Visto? Un cassetto segreto.
Puoi tenerci qualcosa e nessuno lo sapr mai.
Quanto sei ingegnoso, Matty.
L'altra Sarah abbracci forte suo fratello.
Infilai la scheggia di legno che avevo in mano nella modanatura
sopra la mia testa, dove sarebbe stata al sicuro.
Poi uscii dalla stanza e richiusi la porta.
Di sotto, la porta si chiuse di schianto. Sarah! Stavolta
la voce era quella di Sammy. Decisamente. Sarah!
Guarda che cosa ho vinto!
Scesi le scale. Sammy annunci gridando la novit, sottolineandola
con piccoli salti. Abbiamo giocato a bingo,
Sarah, io ce l'avevo! Ho vinto i coltelli!" Mi mostr una scatola
di coltelli da bistecca dal manico di legno.
Proprio quello che serve a un bambino di cinque anni,
pensai con un sorriso.
Mamma gli pos la mano sulle spalle per fermarlo. Vai
di sopra a prepararti per andare a letto, tesoro. Io feci per
andare con lui. Tu no, Sarah." Si schiar la voce. Brutte
notizie. Mi sai dire qual era il senso della tua esibizione di oggi?
Nessun senso, mamma. Era solo una gara.
Ma che cosa avevi in mente? Ti sei fermata a pensare
anche solo per un istante cosa hai rischiato?
Che cosa importa se ho battuto Richard Hathaway?"
Diamine Sarah, io non lo so. Rifletti per un momento.
C' un bel ragazzo gentile che ti porta in giro, che si sta
chiaramente sforzando di farti divertire. E tu come reagisci?
Intromettendoti in qualcosa che non ti riguarda e umiliandolo
davanti a tutti i suoi amici? Sar per questo che
non hai ancora un ragazzo? Perch non hai la minima idea di come si trattano?
Sapevo che avrei semplicemente dovuto lasciarla sbraitare
e darci un taglio il prima possibile, ma non riuscii a
fermarmi. Ero esausta, troppo stanca per tenermi tutto
dentro. Non sapevo che tenessi un punteggio della mia
vita affettiva, mamma, ribattei con un sorriso aspro.
Non il punteggio, tesoro. Semplicemente ti tengo d'occhio.
Non far finta di essere un'imbranata solo per far piacere a un ragazzo.
A parte Richard e il suo ego maschile, mi sembra che ti
sfugga la cosa pi importante. Sto cercando di garantire un
futuro ai miei figli ricavando il massimo dalla vendita dei
beni che mi sono stati lasciati. Hai sabotato i miei sforzi
offendendo il padre di Richard. Te lo ricordi il senatore?
"Era solo una regata, mamma. Le parole mi uscirono
di bocca come proiettili.
Lei fece una pausa, guardandomi perplessa per un
istante. Forse vide la mia stanchezza. Termin il discorso,
ma in tono pi conciliante. Non era solo una regata, lo sai
benissimo. Era una competizione. Quando dovresti essere
competitiva, per esempio a scuola, non lo sei mai abbastanza.
Ma quando lo sei, Dio aiuti chi si trova sulla tua
strada. Poi sospir rassegnata, come dire che ormai il latte
era stato versato. Bella gara.
Grazie, mormorai. E scusa.
Tesoro, il trucco nella vita  riflettere di pi e scusarsi
di meno. Domattina mi servir di nuovo il tuo aiuto. Oggi
mi ha fermata una giornalista del Southern Home. Ha sentito
parlare della festa e conosce Amber House, e secondo
lei potrebbe venir fuori un buon articolo per la rivista. Vuole
venire a fare qualche foto preliminare per proporre l'idea al direttore.
 fantastico, mamma. Io in abito lungo a un ballo di
debuttanti, immortalata per i posteri in mostra in ogni edicola
del Sud. Non ero sicura che ne valesse la pena, per
quanti fossero i soldi.
Infatti lo ," disse mamma. Mi aiuterai, vero?"
Ricacciai il sospiro. Certo, assolutamente.
A domattina, allora. Si volt per andare in camera,
ma si ferm a guardarmi di nuovo. "Ti senti bene, tesoro?
Hai delle occhiaie nere...
S, sto bene.  solo che... voglio andare a casa. Mi manca casa mia.
Anche a me, rispose lei. Per  un bene che tu abbia
avuto la possibilit di conoscere Amber House."
Mentre salivo le scale, continuavo a ripensare alla sua
frase: Conoscere Amber House. A quanto pareva, anche
nella mente di mia madre Amber House era pi una persona che un oggetto.
...
.
...
FINE Parte 1.